Scaricato dai Benetton, Giovanni Castellucci si è dimesso ieri. Prima di andarsene, il padre padrone delle Autostrade per oltre 15 anni ha ottenuto una buonuscita stellare, solo la parte “visibile” supera i 13 milioni di euro, più dei 9,5 concessi a Mauro Moretti, condannato per la strage di Viareggio, quando lasciò Finmeccanica. Ma la cifra finale potrà salire non poco.
Un epilogo scontato da quando venerdì scorso Altantia, la holding controllata dai Benetton che possiede Autostrade, aveva annunciato di “riservarsi ogni ulteriore azione”. La posizione del manager, già nell’occhio del ciclone da un anno dopo il crollo del Ponte Morandi di Genova che ha causato 43 morti (per cui è indagato), è diventata insostenibile agli occhi della famiglia di Ponzano Veneto dopo l’inchiesta genovese sui falsi report emessi da tecnici e dirigenti su alcuni viadotti e quella della procura di Avellino sulla mancata messa in sicurezza delle barriere dei viadotti su tutta la rete autostradale dopo la strage del bus precipitato a luglio 2013 dal viadotto “Acqualonga”.
Lunedì, Edizione, la holding con cui la famiglia controlla l’impero messo in piedi da Castellucci ha deciso di sacrificare il manager per dare un segnale di discontinuità. Ieri il cda di Atlantia, dopo 5 ore in cui Castellucci ha difeso il suo operato, ha accettato le sue dimissioni con un accordo “consensuale”. Il manager marchigiano, che aveva lasciato Autostrade a gennaio dopo la tragedia del Morandi, lascerà la carica di ad e direttore generale di Atlantia e “ogni altra carica nel gruppo”, come quella nel cda di Abertis, il colosso spagnolo delle autostrade di cui il gruppo ha acquistato la maggioranza nel 2018 con un’operazione congiunta con l’Acs di Florentino Perez.
La società ha ringraziato il lavoro svolto da Castellucci in 18 anni di servizio (arrivò in Autostrade nel 2001, diventandone capo nel 2006) che ha “trasformato il gruppo in un leader globale”. Per chiudere la partita gli ha concesso oltre 13 milioni di buonuscita a “titolo di incentivo” – che sarà pagata in 4 rate entro il 2022 – oltre al trattamento di fine rapporto (tfr), che potrebbe portare la cifra finale vicina ai 15 milioni. Il manager conserverà poi il piano di incentivazione “stock grant 2017”, 24 mila azioni di Atlantia a titolo gratuito che alla data di assegnazione valevano 579 mila euro (ai prezzi di Borsa di ieri 518 mila) che potrà ottenere dopo il 2020. Ci sono poi le stock option per acquistare 390 mila azioni a un prezzo di 23,58 euro (esercitabile dal 2020 al 2023). A queste si aggiunge il “piano di incentivazione 2017” deciso dal cda per la chiusura dell’operazione Abertis e assegnato, tra gli altri, anche a Castellucci a ottobre 2018 (due mesi dopo il Morandi): 2,3 milioni di azioni acquistabili tra il 2021 e il 2024 a un prezzo di 22,4 euro. Se per quelle date il titolo avrà superato quei valori, il manager – che oggi possiede ancora 340 mila azioni di Atlantia – avrà l’interesse ad acquistare i titoli per poi rivenderli ottenendo una plusvalenza.
Nell’accordo non c’è solo l’incentivo monetario. Atlantia ha garantito a Castellucci anche una sorta di manleva per eventuali cause civili e la copertura delle spese legali per futuri procedimenti: “Per qualsiasi giudizio civile, penale o amministrativo che dovesse coinvolgere l’ing. Castellucci – recita il comunicato diffuso ieri – anche dopo la cessazione dei rapporti, in relazione all’attività resa in esecuzione dei medesimi ogni onere relativo, anche per indennizzi e risarcimenti, ed anche per spese legali e peritali, sarà a carico della Società, salvo dovessero emergere condotte dolose comprovate ed accertate”.
Castellucci lascia un’eredità pesante. La seconda linea della famiglia, su input di Luciano Benetton (Gilberto, l’artefice dell’espansione finanziaria, e Carlo sono morti nel 2018) si è ricompattata sulla decisione di silurare il manager ma al momento le sue deleghe sono state affidate “in via temporanea” a un comitato composto dal presidente Fabio Cerchiai (anche lui dimessosi da Aspi dopo il Morandi) e dai consiglieri Carlo Bertazzo, Anna Chiara Invernizzi, Gioia Ghezzi e Carlo Malacarne, che ha subito nominato direttore generale Giancarlo Guenzi, fino a ieri responsabile finanziario del gruppo.
L’ipotesi che venisse cooptato il presidente di Edizione, Gianni Mion per ora non si è verificata. Ma è nelle sue mani che i Benetton si sono rimessi. Il manager veneto, per trent’anni plenipotenziario delle attività non tessili della famiglia, se n’era andato nel 2013 per dissidi proprio con Castellucci, che aveva portato alla guida di Autostrade nel 2006.