La Chiesa accoglie con ostentata indifferenza la scissione di Matteo Renzi. Come se fosse – e d’altronde gli indizi non mancano – un’operazione di palazzo per contare nel palazzo.
Avvenire, il quotidiano dei vescovi, relega la notizia su Renzi in un richiamo in prima pagina al fianco dell’inserto Popotus, l’ippopotamo cronista che racconta le notizie ai bambini. Anche i bambini, peraltro, avevano intuito da tempo la strategia renziana che “scioglie la riserva e dice addio al Pd”, è il titolo di pagina 9. Il direttore Marco Tarquinio non ha sottratto mai Avvenire al dibattito politico e sociale, tant’è che il giornale s’è opposto con forza a Matteo Salvini con commenti e inchieste, soprattutto sul tema dei migranti. L’ex ministro dell’Interno ha tentato – chissà se in maniera involontaria – di dividere la Chiesa, i prelati, i fedeli e addirittura il pontificato di Francesco. Sapete com’è finita.
La reazione del Vaticano al senatore semplice di Firenze va ricercata sull’Osservatore Romano, un servizio di poche righe e una puntuale annotazione, quasi una reprimenda: “A nulla sono valsi gli appelli dei democratici all’ex segretario affinché desistesse dai suoi propositi”. Renzi va al centro e al centro – dove si crede al solito sia adagiato il Vaticano – non ci trova la Chiesa. Perché il centro, a cui s’ispira Renzi, crocevia di scelte e di veti, non esiste più.
Il cruccio del Vaticano non riguarda la collocazione o l’estrazione ideologica di un partito, ma la capacità della Chiesa di parlare ai cittadini, di avere un ruolo (e un peso) in Italia e nel mondo. E dunque Avvenire, con perfetta coerenza, rammenta che tra una settimana ci sarà l’udienza pubblica alla Consulta per il “suicidio assistito”. Il tema è diverso: che sia la protezione dei migranti o le norme sulla vita, chi rappresenta le istanze della Chiesa? Il ribaltone d’agosto di Salvini ha rallentato il progetto dei vescovi italiani, non ostacolato da Francesco (che non vuol dire richiesto), di rientrare in politica con un sostegno esterno a un movimento cattolico, sì centrista, che potesse aggrapparsi a figure autorevoli. Mario Draghi, per esempio. Oggi la Chiesa ripone la sua fiducia in Giuseppe Conte, l’ex ragazzo di Villa Nazareth, prestigiosa residenza universitaria, cattedrale del cattolicesimo democratico dei cardinali Domenico Tardini e Achille Silvestrini, di recente scomparso. Silvestrini e il vescovo Celli, ultimo simbolo di Villa Nazareth, furono invitati al matrimonio di Conte.
Dopo il funerale di Silvestrini, in piena crisi di governo, il presidente del Consiglio ha incontrato Papa Francesco che gli ha donato un rosario con una preghiera sottintesa: il Conte I era sporcato da Salvini e ci ha deluso, che il Conte II sappia dialogare con la Chiesa. Al momento, non c’è spazio per Renzi sulla strada che porta a San Pietro.