Non c’è due senza tre: Matteo ha già tradito e lo farà ancora
Comincio a pensare che i militanti della Lega, spero non gli elettori, siano sordi o non ascoltino quello che dice il Capitano. A Pontida ha annunciato: “Basta con gli inciuci e i tradimenti’’. Ma i leghisti non ricordano che lui stesso ha tradito una prima volta Berlusconi e Fratelli d’Italia quando ha fatto il governo con M5S? E che poi ha rinnegato il M5S sfiduciando Conte, nonostante giurasse che il governo sarebbe durato 5 anni? Senza contare il voltafaccia nei confronti dei suoi uomini di governo, che stavano lavorando bene con i grillini. Il gallo deve ancora cantare e ha già tradito due volte: quale sarà la terza prevista nel Vangelo (visto che lui è così “religioso”)? Se dovesse vincere, state certi che tradirà anche il popolo per cui dice di lavorare.
Francesco Degni
Ci manca la vecchia classe politica, quella senza social
Le gesta dei nostri attuali governanti, esperti in selfie, social e vuote promesse, nonché di ridicole e continue apparizioni in tutte le Tv, ci riportano al lontano passato politico. Solo a sentirli nominare, i ministri Scelba, Tambroni, Cossiga, Pella e Fanfani ci facevano tremare. Pur avversari politici, li rispettavamo per le loro capacità, lavoro serio, e per il fattivo impegno istituzionale e politico. E gli attuali governanti – anche se più simpatici dei loro predecessori – ce ne fanno avvertire spesso la loro mancanza. Speriamo che ora le forze politiche si diano un contegno e operino solo nell’interesse dei cittadini.
Mario De Florio
Undici anni per un giudizio: la vergogna è del sistema
Nel 2008 l’ex presidente del Senato Renato Schifani intentò ad Antonio Tabucchi una causa civile con la richiesta di risarcimento di 1 milione e 300 mila euro per un articolo, ritenuto diffamatorio, pubblicato il 20 maggio 208 sull’Unità.
Ora, a distanza di 11 anni, la Cassazione ha dato torto a Schifani, e la vittoria in giudizio di Tabucchi – che, nel frattempo è deceduto – è, finalmente, definitiva. Che io sappia, la notizia è stata ignorata dalla stampa. L’unico accenno, con un trafiletto sopra la testata del giornale, in prima pagina, l’ha dato l’11 settembre scorso, il Fatto Quotidiano, scrivendo che ora (per Schifani) la vergogna è definitiva. Ma la vergogna più grande, a mio modo di vedere, è che ci siano voluti 11 anni per dirimere una questione nella quale il motivo del contendere era già definito nell’articolo incriminato, e indagini ulteriori non servivano. Ma più ancora che sia permesso a chicchessia, ma specie ai “potenti”, di intentare c.d. liti temerarie, nella convinzione che nella maggior parte di casi se la caveranno con la condanna al pagamento delle spese processuali, e, se va male, solo con un risarcimento dei danni (art. 96 cpc). Se la condanna, invece, consistesse nel riconoscimento a favore del convenuto di una somma pari alla richiesta di risarcimento a suo tempo presentata dall’attore, chi fosse intenzionato a intentare una causa civile ci penserebbe due volte prima di promuoverla. Anche Schifani.
Mario Ferrarese
Il sovranismo è un’onda anomala nel Mediterraneo
Camus scrisse: “Ogni volta che una dottrina ha incontrato il bacino mediterraneo, nello choc di idee che ne è derivato è sempre il Mediterraneo che è restato intatto, il paese che ha battuto la dottrina”. Parole chiave per capire il declino di Salvini. La sua dottrina sovranista (a volerla analizzare senza pregiudizi, e, anzi, come risultato di forze comprensibili nella criticità della globalizzazione contemporanea), spinta nei contenuti e nella forma fino alle sue estreme dinamiche, deve aver urtato contro questa culla acquatica che meglio di lui sa cosa sia l’Italia. Una nazione che è il cuore del Mediterraneo. Che non è solo acqua, ma un sistema spirituale millenario. Ecco probabilmente cos’è successo in quell’angolo di mare che è la lena del Papeete: un’onda si è levata, causando il cortocircuito del microcosmo psicologico di un individuo. Facendo sì che da esso non fossero messi in secondo piano proprio gli italiani: per quello che essi sono al di là dei moti ondosi anomali del presente. Quanto al governo che si è costituito non possiamo che augurarci che, più che parlare a vanvera, sappia ascoltare la vera voce del Mediterraneo, seguendo la Costituzione.
Giuseppe Cappello
In Francia trasporti pubblici gratuiti per aiutare l’ambiente
Considerando lo stato di perenne dissesto di molte aziende di trasporto pubblico locale e sulla scia di una maggiore presa di coscienza ambientale: perché non introdurre in via sperimentale la gratuità su qualche linea di bus nei fine settimana? Del resto in Estonia, dopo i vantaggi ambientali riscontrati nella capitale Tallinn, per i residenti sono diventati gratuiti i bus in tutto il Paese. In Francia ci prova Dunkerque, città da 100 mila abitanti al confine col Belgio, il cui caso potrebbe fare da apripista alla rivoluzione per i trasporti d’Oltralpe. Pochi giorni fa anche il sindaco di Parigi, la socialista Anne Hidalgo, ha fatto visita alla cittadina per carpire le modalità e il funzionamento di questo esperimento, e magari estenderlo anche alla Ville Lumière. E da noi, quando arriverà questa piccola grande svolta?
Antonio Bovenzi