Il presidente degli Usa, Donald Trump aveva appena fatto in tempo a gioire su Twitter per il colpaccio incassato dalla Corte suprema al suo mirabolante piano contro l’immigrazione – “Some really big Court wins on the Border lately!” (Una corte davvero grande vince sul confine ultimamente!) ha scritto The Donald – che è dovuto tornare a cinguettare un altro dei suoi anatemi contro i democratici: “We can’t beat him, so lets impeach him!” Democrat Rep. Al Green” (Non possiamo batterlo, quindi mettiamolo sotto accusa). Insomma, un’altra delle tante giornate altalenanti per il tycoon. Se non fosse che la decisione a suo favore che legittima il blocco alla frontiera dei migranti – non entreranno quelli che prima di arrivare sul suolo statunitense abbiano attraversato un altro stato – non è solo l’ennesima rivincita sugli avversari politici, ma riguarda centinaia di migliaia di persone che cercano di arrivare negli Usa scappando da guerra e povertà. Seppure la sentenza non è quella definitiva, infatti, renderà operativo il piano messo a punto da Trump a luglio appositamente per fermare i migranti centramericani che con le caravanas viaggiano verso nord attraversando il Messico per entrare negli Usa. E, nonostante le rassicurazioni del presidente Usa sulla telefonata intercorsa tra lui e l’omonimo messicano Lopez Obrador, quest’ultimo si è detto contrario alla sentenza: prevede che chi passa per il territorio messicano debba chiedere asilo lì e solo in caso di rifiuto reiterare la richiesta agli Stati Uniti.
Si parla di 810 mila persone fermate sul confine sud-occidentale solo a fine agosto scorso, di cui 590 mila provenienti da El Salvador, Guatemala e Honduras; finora per entrare negli Usa, in attesa di chiedere asilo, dovevano superare un test di “timore credibile”. “Il divieto di chiedere asilo se non lo si è già fatto nel paese di transito, elimina tutte quelle richieste provenienti dal confine meridionale, anche nei porti d’ingresso, per tutti, tranne che per i messicani”, ha contestato l’American civil liberties Union segnalando che “sono in ballo le vite di migliaia di famiglie”.
Il cambiamento ribalta la convenzione Usa di vecchia data secondo cui le richieste d’asilo vengono accolte, indipendentemente da come siano arrivate le persone al confine. Questo è il secondo colpo incassato da Trump sull’immigrazione dopo la decisione del Tribunale supremo di lasciare che il governo utilizzasse i 2 miliardi di dollari del fondo del Pentagono per la costruzione del muro sulla frontiera meridionale. Tornando alla brutta notizia, i dem hanno avviato ieri ufficialmente l’iter per decidere sull’impeachment del presidente. La Commissione giustizia della Camera del Congresso, infatti, ha approvato la decisione di rendere operativi i propri poteri di indagine sul presidente. Già la prossima settimana si inizia con una serie di audizioni per appurare se potrà essere messa in piedi una procedura di impeachment, ha dichiarato il dem Jerrold Nadler. Il primo a essere ascoltato, il 17 settembre, sarà l’ex manager della campagna di Trump, Corey Lewandowski. Ma il presidente non si è scomposto e sempre a mezzo Twitter ha fatto suo il commento dell’editorialista politico di Fox News, Guy Benson, “This should have been over with after the Mueller Report came out” (Questa situazione sarebbe dovuta finire con la pubblicazione del Rapporto Mueller).