Bisogna lasciare o non lasciare a un privato la discrezionalità di decidere quale sia l’essenza di una organizzazione politica? Lo abbiamo chiesto al professor Gaetano Azzariti, ordinario di Diritto costituzionale all’Università Sapienza di Roma.
Professor Azzariti, che cosa pensa di questa scelta su CasaPound e Forza Nuova?
Per entrare nel merito bisognerebbe fare una analisi di ciò che è stato censurato nello specifico, capire su quali elementi sia stata presa la decisione. Certamente però è arrivato il tempo che la magistratura intervenga per stabilire la natura di queste organizzazioni. Ci sono stati in Italia diversi pronunciamenti, a Roma come a Bari, che le hanno reputate organizzazioni fasciste e dunque certamente illegittime nel nostro ordinamento costituzionale. C’è una chiara disposizione costituzionale, la 12ª transitoria e finale, nonché due leggi.
Quali?
La legge Scelba e la legge Mancini: stabiliscono chiaramente non solo il divieto di ricostruzione del partito fascista, e sottolineo in “qualsiasi forma”, ma anche il divieto di apologia. Peraltro, l’articolo 4 della legge Scelba espressamente prevede che l’apologia a mezzo stampa sia una aggravante. Per questo ritengo sia necessario assumere una decisione generale, che non arrivi quindi dal parlamento – poiché le leggi già ci sono – né da parte di soggetti privati come Facebook, che certamente non hanno le competenze per pronunciare parole definitive, ma dalla magistratura. Ovviamente tutto questo non deve avere a che fare con la libertà di stampa ed espressione, quello che costituisce reato non sono le opinioni, neppure le più odiose ma la violenza e la propaganda del fascismo.
Ci sono molti precedenti legati alla diffusione dell’odio online.
Non confonderei i due piani: ci sono due questioni importanti. La prima è legata all’uso disinvolto e incontrollato dei social, è gravissimo che si leggano insulti, offese alla dignità delle persone e commenti insopportabili. Per tutto questo ci sono leggi che vanno fatte rispettare e che forse vanno riviste. Le offese alle ministre in questi giorni sono solo le ultime di una lunga serie. La seconda è che parliamo di altro, dell’uso illegittimo dei social vista la natura illegittima e fascista dell’organizzazione. Certo non lascerei a soggetti privati come Facebook il monopolio dell’ultima parola. Anche perché oggi intervengono nei confronti di una associazione di cui si ritiene la natura fascista, domani chissà. La libertà di manifestare i propri pensieri, anche i meno edificanti, è un valore sacrosanto da tutelare.
Cosa si può fare?
Negli anni Settanta due associazioni furono sottoposte ad accertamento giudiziario e furono sciolte (Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale). A quel tempo certo non c’era Facebook: quello che quindi mi auguro è che al di là dei singoli fatti di violenza, al di là delle loro espressioni nel web, l’autorità giudiziaria svolga un accertamento più generale su questi soggetti ovviamente con tutte le garanzie per le parti. Un eventuale processo potrebbe essere anche la sede dove gli esponenti di CasaPound potranno dimostrare che la loro qualificazione di fascisti del Terzo millennio in realtà non ha un riscontro.