Antonio Padellaro
Ha introdotto il metodo del ribattere colpo su colpo
Vedremo se il governo sarà fragile come alcuni pronosticano, ma certo questo premier non ne fa passare una. Infatti, la replica di Giuseppe Conte saldandosi con il suo discorso del 20 agosto, quello dedicato alla rieducazione civica di Matteo Salvini, introduce nella politica italiana il metodo del ribattere colpo su colpo. Che già non piace ai cultori del cosiddetto galateo istituzionale secondo i quali se si definisce un presidente del Consiglio traditore, voltagabbana, imbroglione, imbullonato alla poltrona (mentre all’esterno la garbata piazza dell’opposizione grida al golpe) costui dovrebbe limitarsi a rispondere, sistemandosi la redingote, sorry ma le sue espressioni non mi trovano d’accordo. Del Conte Due si è capito che sarà disponibile a dialogare con la destra su autonomie regionali, riduzione della decretazione d’urgenza, sicurezza (di cui l’ex capitano non ha il monopolio), e a confrontarsi in Parlamento tutte le volte che l’opposizione lo riterrà. Però sulla strategia del discredito, della diffamazione e delle offese personali non si passa. Ma tu guarda un po’.
Peter Gomez
Programma bello e articolato, che ha bisogno di tempo
Che Giuseppe Conte si sia messo l’elmetto lo ha testimoniato la frase sferzante rivolta alla Lega che lo contestava: “Mentre il M5S è stato coerente al proprio programma voi dimostrate di essere coerenti alle vostre convenienze elettorali”. Che per i prossimi mesi il nuovo governo sia destinato a pedalare in salita lo racconta invece la folla adunata intorno al Palazzo sommata alla timidezza con cui il premier è stato costretto, dai vincoli di bilancio, ad annunciare solo un primo pezzo di taglio del cuneo fiscale. Come dire: le tasse scenderanno, ma a poco a poco. Così il discorso di Conte soddisfa gli elettori M5S che, blocco della prescrizione a parte, vi ritrovano molte parole d’ordine (dal no alle trivelle all’accenno ad Autostrade, fino al salario minimo e al taglio dei parlamentari), ma meno gli altri: salvo i pochi che si accontentano della parola Europa. Il programma infatti è bello, articolato, innovativo. Ma ha bisogno di tempo per essere realizzato. Vedremo se Conte saprà convincere gli italiani a concederglielo.
Daniela Ranieri
Noiosa ma condivisibile all’80% la lista di tutte le cose da fare
Sarà difficile a Conte far rivivere l’atmosfera western del discorso contro Salvini; anche in ragione di ciò il discorso di ieri è apparso prolisso, meno avvincente dell’affilata filippica del 20 agosto. Ho trovato noiosa nella forma, ma all’80% condivisibile nella sostanza, la lista delle cose da fare: bene su Sanità pubblica, asili nido, revisione dei decreti Sicurezza; così così su Lavoro (il Pd cancellerà il suo Jobs Act?); male sull’autonomia differenziata, che proseguirà. Ho apprezzato molto la citazione di Hannah Arendt, riferimento fin troppo alto per spiegare la moratoria sui reciproci sospetti tra M5S e Pd. I pregiudizi “non possiamo ignorarli, dato che si agitano dentro di noi”, scrisse la Arendt, secondo la quale è compito della politica produrre “giudizi” in grado di dissolvere “l’idea che la politica sia una trama di menzogne e inganni prodotta da interessi meschini e da una ancor più meschina ideologia” che oscilla “tra vuota propaganda e nuda violenza”. Riusciranno i nostri eroi?
Ps. Impagabili le faccette dei renziani quando Conte ha sbarrato la strada alle trivelle.
Marco Revelli
Apprezzabile nel linguaggio, ora però c’è la prova dei fatti
La prima parte del discorso mi ha fatto una ottima impressione perché sembrava la prosecuzione della strigliata del 20 agosto a Salvini. La scelta delle parole – “umiltà”, “equilibrio”, “rigore”, “sobrietà”, “misura” – l’insistere sulla discontinuità culturale, lasciandosi alle spalle il frastuono delle “dichiarazioni bellicose” sono segnali apprezzabili. La parte programmatica mi è sembrata molto democratica e poco populista, se vogliamo usare queste due categorie. Nel senso che ci sono alcuni temi forti dei 5 Stelle (no alle trivelle, revisione delle concessioni autostradali) con un retrogusto di equità sociale, un cautissimo riferimento alla legge elettorale proporzionale e quant’altro.
Tanti buoni propositi che sicuramente sono positivi, ma che dovranno essere verificati alla prova dai fatti: con quanto rigore verranno tagliate le unghie alle speculazioni dei grandi costruttori? Con quale rigore si farà un’autonomia che rispetti la solidarietà nazionale?
Chiara Saraceno
Come fidarci di lui? Colpisce l’assenza totale di autocritica
Conte è senz’altro efficace nella sua eleganza, nei suoi modi ben educati e pure nella sua abilità politica, ma del suo discorso mi ha colpito la totale assenza di autocritica. È come se quanto di male fosse avvenuto nel governo precedente dei gialloverdi fosse successo a sua insaputa, e questo mi disturba. Come possiamo fidarci quando dice che lavorerà per un governo che duri fino al termine della legislatura, o quando dice che ci sarà un vero cambiamento, o che lui ne sarà il garante?
Sono cose già sentite l’anno scorso. Di certo non dipenderà solo da lui, ma l’esperienza passata avrebbe consigliato perlomeno più prudenza. I tanti temi citati dal presidente sono ambiziosi, sembrano dei grandi sogni per l’Italia, ma il rischio è quello di avere un elenco generico in cui si fa fatica a individuare quali siano le priorità. E, soprattutto, non si sa neanche nel concreto se poi ci sarà davvero l’accordo tra i nuovi alleati Pd e Movimento 5 Stelle nel volerli realizzare questi punti.
Gianfranco Pasquino
È positivo che si voglia iniziare una vera stagione riformatrice
Mi è sembrata una buona idea iniziare il discorso sottolineando come sia il caso di ridare una certa dignità alla politica e al governo, anche per quanto riguarda il linguaggio. In questi mesi abbiamo assistito a degli eccessi stupidi, ancor più che sgradevoli. Trovo giusto che in quel frangente Conte abbia usato un tono quasi pedagogico, perché ce ne era bisogno. Sulla parte programmatica devo dire che condivido quasi tutte le buone intenzioni del presidente, ma faccio fatica a capire come si realizzeranno in concreto. Sulle tasse, per esempio, come si fa a realizzare il famoso “pagarle tutti per pagarle di meno”? Questo non ci è stato detto. Trovo positivo che si voglia iniziare una stagione riformatrice, ma bisogna augurarsi che i cosiddetti riformatori di oggi abbiano studiato almeno Giolitti. Se non altro, pur con questo programma vago, 5 Stelle e Pd hanno meno divergenze rispetto a quante ne avessero i gialloverdi. Questo lascia ben sperare.