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nergia pulita, mobilità sostenibile, fiscalità ambientale. Dopo tante parole, potrebbero arrivare finalmente i primi fatti. Il nuovo governo Conte sembra intenzionato a sostenere la svolta green, con una serie di misure concrete che vanno nella direzione giusta: creare lavoro e accettare la sfida della sostenibilità. Grande, intanto, resta l’insoddisfazione, tra chi vive nelle città, per la cattiva qualità dell’aria e la pessima performance dei trasporti pubblici. Da questo dovrebbe derivare una forte domanda di mobilità sostenibile, ossia di sistemi di accessibilità urbana capaci di conciliare il diritto alla mobilità con l’esigenza di ridurre l’impatto ambientale, sociale ed economico dell’attuale modello, fondato sull’uso massiccio dei veicoli privati. Ma non sembra ancora chiaro da dove potrebbe partire questo processo.
Non basta, infatti, una massiccia installazione delle colonnine per la ricarica delle auto elettriche (entro il 2022 grazie alla mappatura che stanno realizzando società private dovrebbero superare quota 30mila) o importanti lavori infrastrutturali che una manciata di città stanno avviando per aumentare i chilometri di piste ciclabili per parlare di successo della mobilità sostenibile.
Gli italiani detengono il record del tasso di motorizzazione, vale a dire che ogni 100 abitanti ci sono ben 62 automobili. Secondo gli ultimi dati forniti dall’Aci, in Italia circolano 39 milioni di auto, 670.000 in più rispetto al 2017, con un incremento dell’1,3%. Particolarmente indicativo, poi, è il dato dell’età media dei mezzi che compongono il parco circolante che sale ancora arrivando a 14 anni e 4 mesi per le auto a benzina e 9 anni e 8 mesi per le diesel. Il 56% del totale, poi, ha almeno 10 anni mentre sono addirittura il 9,5% le vetture che appartengono alla classe Euro 0, quindi targate prima del 31 dicembre 1992, vetture poco sicure e molto inquinanti che nella maggior parte dei casi non possono circolare indipendentemente da limitazioni o blocchi del traffico.
Gli incentivi previsti dall’ecobonus, poi, non stanno dando gli effetti sperati: il mercato italiano dell’auto resta in picchiata, soprattutto per la discesa delle vendite di modelli a gasolio (meno inquinanti), mentre continua a salire il numero di vetture a benzina. Le nuove auto elettriche costano troppo (quelle più a buon mercato stanno intorno ai 35mila euro) per aver fatto breccia tra il ceto medio. Ed anche se i veicoli elettrici puri registrano numeri sempre in crescita, questo non basta a far guadagnare una quota percentuale rilevante per quanto riguarda le immatricolazioni complessive mensili: il dato, infatti, è ancora ben sotto l’uno per cento.
“Uscire dall’inquinamento, che attanaglia le città è possibile attraverso scelte di sistema e politiche che fino a oggi sono mancate. E questo può avvenire solo dirottando le risorse economiche, destinate da sempre a strade e autostrade, verso gli investimenti per le aree urbane e per rilanciare la cura del ferro del trasporto pubblico”, si augura Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente, che ha curato il primo rapporto su “Le città elettriche e la mobilità a emissioni zero in Italia”, in collaborazione con MotusE (l’associazione per la mobilità elettrica). Quello che emerge è un quadro in chiaroscuro: se a Milano il 52% degli spostamenti in città avviene già senza inquinare (perché si sceglie di andare in bicicletta o con i mezzi pubblici), le altri grandi città arrancano soprattutto a causa della mancanza di finanziamenti.
Così a Bologna l’accessibilità raggiunge il 40% e gli spostamenti a zero emissioni (elettrici, bici, a piedi) rappresentano il 39%; a Torino a fronte di un’accessibilità (Tpl, bici e sharing) del 27% gli spostamenti zero emissioni sono il 40%; a Napoli i numeri evidenziano un 50% di movimenti che già avvengono con mezzi non inquinanti con un’accessibilità pari al 34%; a Genova il 39% degli spostamenti è a zero emissioni (accessibilità al 36%); a Firenze il 17% (accessibilità al 26%) e a Roma il 20% (accessibilità al 27%). “Lo studio – spiega Zanchini – non va letto come una classifica, piuttosto come l’inizio di una nuova rivoluzione”. Numeri di buon auspicio. Ma la mobilità a zero emissioni, se demandata alla sola mobilità privata, con i pochi modelli proposti di auto e moto elettriche poco competitivi, non ha i numeri oggi neppure per farsi vedere. La vera differenza la faranno i mezzi pubblici elettrici e, soprattutto, se in città si andrà in bicicletta e si sfrutteranno i servizi di sharing mobility. La mobilità sostenibile, come prevede il programma del governo, ha bisogno di essere affrontata con una visione nuova dello sviluppo economico della società, perché quello attuale è un modello dannoso per ambiente, salute ed economia.