Open Arms, un precedente pericoloso per gli sbarchi
Dal decreto di sequestro della Open Arms risulta che la situazione a bordo della nave era fuori controllo. Da qui deriva, secondo il procuratore di Agrigento, la necessità di procedere urgentemente al sequestro e all’evacuazione della nave. D’ora in poi qualsiasi imbarcazione carica di centinaia di emigranti, dopo essersi fermata abbastanza a lungo davanti alle coste italiane, facendo in modo che la situazione a bordo vada fuori controllo, avrà la certezza di poter scaricare in Italia i propri passeggeri? Il procuratore di Agrigento ha aperto una nuova via maestra all’immigrazione incontrollata e senza limiti?
Pietro Volpi
Dalla Versiliana si riparte carichi di coraggio e speranza
Caro direttore, cari giornalisti tutti, noi, io e il mio compagno, c’eravamo a questa meravigliosa festa che avete organizzato alla Versiliana. Abbiamo fatto code terribili soprattutto per il caldo, ma ne è valsa la pena. La prima sera con Renato Zero è stata esaltante, il pubblico in delirio, Travaglio stupendo in questa sua performance finale (complimenti, direttore, canta benissimo!). Forse perché nessuno considera che solo una persona molto intelligente sa che il gioco è una cosa molto seria. E poi nelle giornate torride tutti gli incontri ci hanno donato un senso di autenticità. In certi momenti ci siamo commossi e io ho pianto, quando il magistrato Di Matteo ha parlato. E così le sindache, ma soprattutto la Raggi contro cui è stato organizzato un “massacro quotidiano”. Bello e giocoso il dibattito tra Mieli e Padellaro nello spazio del caffè. In coda inoltre abbiamo incontrato persone da tutta Italia: gente di uno sperduto paesetto del Bergamasco, che d’inverno conta solo 30 abitanti, o un signore che veniva in camper dalla Sardegna. La grazia, la misura e l’entusiasmo hanno caratterizzato queste giornate, insieme anche alla rabbia di molti per questa Italia che si è così trasformata grazie a certa gentaglia. Ma qui si ritrova la speranza, qui viene davvero la voglia di andare avanti, verso quel lume che Grillo ha lanciato con il suo disperato video l’altra sera. Con coraggio e fiducia. Grazie di tutto.
Francesca Bello
Rousseau: la responsabilità è dei politici non dei cittadini
Il voto sul governo rappresenta il perfetto esempio per il quale la piattaforma Rousseau andava lasciata da parte per non rischiare di ridurla ad una caricatura di pseudo democrazia diretta. La vera e sola piattaforma sono i cittadini che hanno votato il movimento, cittadini che hanno delegato il loro gruppo dirigente a prendere decisioni e responsabilità. Questo possono e devono fare. E, non voltarsi verso pochi attivisti chiedendo di farsene carico al posto loro. Troppo facile e soprattutto sbagliato.
Giovanni Marini
A scuola di meritocrazia: la promozione non è un diritto
Ormai la nostra scuola promuove tutti, c’è un malinteso senso di livellamento dei valori scolastici per non turbare l’equilibrio psicologico degli scolari. Scelta assurda, ottusa e irresponsabile: se un ragazzo poco dotato o con scarsa volontà sa non verrà bocciato, si impegnerà ancora meno. Se il criterio vale per la scuola, perché non per tutte le attività? Per non mortificare un ragazzo che gioca a calcio, lo proietteremo subito tra i professionisti: non importa se uno è un campione e cento altri dei brocchi. La scuola, come la vita reale, deve premiare chi studia e ha talento e chi non s’impegna deve essere inesorabilmente bocciato.
Gianfranco Belisari
Diritto di replica
Mi sembra giusto, anche nei confronti degli elettori del Movimento 5 Stelle, oltre che dei lettori del Fatto, chiarire il mio pensiero. Anche perché – nonostante qualcuno pensi il contrario – non ho mai votato Cinque Stelle. Mi ritengo semmai un orfano della sinistra, che provo di volta in volta a rintracciare dove possibile, senza molta fortuna. Ma è senz’altro vero che ho guardato alla nascita stessa del Movimento come a qualcosa di nuovo, importante, persino rivoluzionario. Ho seguito con passione il tentativo di ridisegnare il concetto stesso di democrazia. Tentativo che non poteva non scontrarsi con una serie di criticità, soprattutto man mano che il Movimento acquistava consenso, raccoglieva voti, incarichi, responsabilità. Ora il mio sguardo verso quel tentativo si è fatto decisamente più severo e più lontano. E meno che mai potevo sentirmi vicino al governo giallo-verde, malgrado ne abbia pubblicamente difeso la legittimità. Però non mi pento di avere mostrato in passato la mia vicinanza alla nascente esperienza pentastellata e penso ancora adesso sia un valore aggiunto la sua esistenza, nonostante i macroscopici quanto forse fisiologici errori commessi. Auspico per il Movimento stesso la capacità di cambiare ancora, di aggiustare il metodo oltre che la rotta, di smettere di irridere la competenza a favore di una fantomatica purezza di intenti, di ridisegnare ancora il suo processo decisionale. Quello che invece auspico per il Paese, qualunque sia il prossimo governo, è la capacità di guardare lontano, di disegnare un futuro in cui credere.
Daniele Silvestri