Rubava manoscritti dei più grandi scrittori al mondo. Ma non si sa perché e soprattutto per chi: quei preziosi testi non sono stati pubblicati da nessuno e non compaiono in eBook pirata. Di certo, la colta e geniale truffa durava da almeno cinque anni. Il ladro dei libri inediti è un italiano di 29 anni. Si chiama Filippo Bernardini.
È stato arrestato dall’Fbi all’aeroporto internazionale Kennedy di New York mercoledì 5 gennaio, per “aver frodato, o tentato di frodare centinaia di persone”. Lo avrebbe fatto utilizzando ingegnosi schemi telematici, impiegando indirizzi web falsi, usando nomi di dominio leggermente modificati, come penguinrandornhouse.com invece di penguinrandomhouse.com, sostituendo la “m” autentica di random con “rn”.
Secondo il procuratore federale del tribunale distrettuale per il distretto meridionale di New York che ha imbastito il dossier delle accuse, Bernardini avrebbe registrato più di 160 domini internet fraudolenti, tramite i quali impersonava professionisti e aziende editoriali dimostrando grande familiarità con il settore. Un meticoloso Zelig della penna. Uno che sapeva come destreggiarsi in un ambiente difficile, chiuso e diffidente come quello dell’editoria anglosassone. Per forza, Bernardini in quell’ambiente ci viveva. Lavorava infatti per la Simon&Schuster di Londra in qualità di coordinatore dei diritti, mestiere che gli permetteva d’avere contatti con autori, editori, agenti e “scout” letterari. Una manna per lo scaltro cacciatore di bozze e di inediti. Nel suo profilo Linkedin si legge che ha conseguito la laurea in Lingua cinese all’Università Cattolica di Milano, che è stato traduttore italiano per le memorie dell’autore cinese di fumetti Rao Pingru, Our Story e che ha conseguito un master in Editoria all’University College di Londra. Competenza e passione, quale garanzia che “i libri possano essere letti e goduti in tutto il mondo e in più lingue”. Un tocco alla Robin Hood… Che sia stato tanto abile quanto persuasivo – le qualità essenziali per un Grande Imbroglione – lo dimostra il suo modus operandi.
Semplice. Chirurgico. Bastavano pochi ma essenziali dettagli per fregare scrittori come Margaret Atwood o Ethan Hawke, due tra le sue più celebri vittime: Bernardini, per dare più autenticità alle sue richieste, spesso si serviva di abbreviazioni gergali (la più frequente era “ms” al posto di manuscript), oppure lasciava intendere d’essere al corrente dei vari passaggi editoriali che precedevano la pubblicazione “pilota” destinata all’ultima revisione e ai critici. Gli scrittori infinocchiati spedivano così, via email, testi, proposte, anticipazioni. Attacchi di phishing che il New York Times ha definito “sconcertanti” per avere coinvolto un elevatissimo numero di professionisti dell’editoria negli Stati Uniti, in Svezia e a Taiwan, al punto da far sospettare che forse Bernardini non abbia agito da solo. Ma il problema sta proprio qui: i manoscritti rubati non sono apparsi né sul mercato nero, né nel dark web. E nessuno, sinora, ha mai avanzato richieste di riscatto.
Un mistero nel mistero. Tant’è che l’accusa descrive minuziosamente lo schema della truffa, ma non sa spiegarne il perché. Una spiegazione, scrive Elizabeth Harris, l’esperta di libri e pubblicazioni per il New York Times, è che il materiale trafugato da Bernardini ha un valore immenso perché le conoscenze acquisite illecitamente potrebbero “essere un vantaggio in un dipartimento dei diritti per un dipendente che cerca di dimostrare il suo valore”. Però lo è anche per gli editori, i quali “competono e avanzano offerte per pubblicare lavori all’estero e sapere cosa sta arrivando, chi sta acquistando cosa e quanto stanno pagando potrebbe dare alle aziende un vantaggio”. Non sarebbe la prima volta che le rivalità e la concorrenza tra case editrici abbiano scatenato guerre senza esclusione di colpi, al limite della legalità: “Quello che Bernardini ha rubato – ha confermato Kelly Farber al New York Times, un noto scout letterario – è fondamentalmente un’enorme quantità di informazioni che ovunque qualsiasi editore sarebbe in grado di utilizzare a proprio vantaggio”. Londra e New York, fin dalla seconda metà dell’Ottocento, sono state teatro di simili colpi bassi (lo raccontano film e romanzi).
Infatti, subito la Simon& Schuster ha scaricato il suo dipendente, per stornare dubbi e sospetti. Un portavoce ha dichiarato che l’editore era “scioccato e inorridito” per le accuse rivolte contro Bernardini, provvedendo a sospenderlo fino a quando non ci saranno ulteriori informazioni, “la custodia della proprietà intellettuale dei nostri autori è di primaria importanza per Simon&Schuster e per tutti nel settore editoriale, e siamo grati all’Fbi per aver indagato e portato accuse contro il presunto autore”. Non è mancata la precisazione: “Non siamo stati accusati di illeciti”.
Forse l’errore che ha provocato l’arresto di Bernardini è stato aver osato troppo, pigliando di mira una società di scouting letteraria di Manhattan ed entrando nel suo database inserendo i nomi utente e password delle incaute vittime. La massiccia incursione ha provocato un’indagine interna e la denuncia all’Fbi. Sembra la trama di un thriller. Scommettiamo che ne faranno un film? Anzi, una serie tv? Intanto, in Internet, la storia del ladro di inediti è virale: e Bernardini è già il Diabolik che ha beffato l’establishment culturale imperante.