All’asta la chiave della prigione di Nelson Mandela

La chiave della cella dove Nelson Mandela fu rinchiuso per anni stava per essere messa all’asta a New York, ma l’annuncio della vendita ha scatenato accese polemiche. “Appartiene al popolo del Sudafrica. Non è un oggetto personale”, ha protestato il ministro della Cultura di Pretoria, Nathi Mthethwa. Guernsey, che avrebbe dovuto mettere la chiave all’incanto il 28 gennaio, ha sospeso la vendita in attesa che gli oggetti siano esaminati dalla South African Heritage Resources Agency.

Oltre alla chiave, l’asta includeva doni fatti a Mandela, come una trapunta regalata da Barack e Michelle Obama e poi oggetti personali come camicie di seta e un paio di occhiali da sole Ray-Ban modello “Aviator”. A mettere a disposizione la chiave è stato Christo Brand, agente di custodia assegnato alla cella di Mandela nel carcere di massima sicurezza di Robben Island. Tra gli oggetti offerti in vendita dalla guardia carceraria c’è anche una cyclette usata da Mandela in prigione.

Djokovic “no vax” ancora bloccato in hotel. Lunedì la decisione sui ricorsi del tennista

Il tennista numero uno al mondo, Novak Djokovic, starà a Melbourne, in Australia, almeno fino a lunedì, quando è prevista un’udienza sul ricorso presentato dai suoi avvocati contro la decisione del governo australiano di negargli il visto per entrare nel Paese. Djokovic, che è atterrato il 5 gennaio a Melbourne per partecipare al torneo degli Australian Open in programma dal 17 gennaio, passerà i prossimi giorni in isolamento dentro un hotel dove sono trattenuti viaggiatori e immigrati che hanno problemi con il visto.

La partecipazione del tennista serbo alla competizione, una delle quattro più importanti al mondo, era stata in dubbio fino all’ultimo: per entrare nello Stato di Victoria, dove si svolge il torneo, è infatti obbligatorio essere stati vaccinati. Nei giorni scorsi Djokovic, che ha sempre avuto posizioni scettiche nei confronti dei vaccini e non ha mai voluto dire se ha ricevuto delle inoculazioni anti-Covid, ha ottenuto un’esenzione medica che gli avrebbe consentito di partecipare agli Open, di cui ha vinto nove edizioni fra cui anche le ultime tre. Una volta che Djokovic è atterrato in Australia gli agenti di frontiera gli hanno però annullato il visto, in quanto il team del tennista ha presentato un modello che non consente esenzioni mediche per la mancata vaccinazione.

L’esenzione concessa al campione serbo ha suscitato molta rabbia in Australia, un Paese che ha applicato regole severissime per prevenire la diffusione del coronavirus, mantenendo i tassi di mortalità fra i più bassi al mondo. Secondo il giornale australiano Sydney Morning Herald, il tennista ha presentato una domanda di accesso al Paese certificando una sua recente infezione da Covid, che però non sarebbe sufficiente per entrare in Australia. L’intera faccenda riguarda ormai anche la politica. Il primo ministro australiano, Scott Morrison, ha scritto su Twitter: “Le regole sono regole, soprattutto quando si tratta dei nostri confini. Nessuno è al di sopra di queste regole”. “Ho detto al nostro Novak che tutta la Serbia è con lui e che i nostri corpi stanno facendo di tutto per vedere che le molestie al miglior tennista del mondo finiscano immediatamente” ha detto invece il presidente serbo Aleksandar Vucic.

Sette mesi di ItsArt: numeri molto bassi e l’ad Casali se ne va

Il 4 gennaio, l’agenzia Ansa ha dato, senza commenti, la notizia delle dimissioni di Guido Casali, amministratore delegato da ottobre di ItsArt, l’azienda lanciata il 31 maggio scorso, che nell’aprile del 2020 il ministro Dario Franceschini aveva battezzato generosamente “la Netflix della cultura italiana”. Un progetto ambizioso su cui il ministero aveva investito 10 milioni di euro (altri 9 sono di Cassa Depositi e Prestiti), partecipato al 51% da CdP e al 49% da Chili Tv, partner commerciale dell’operazione, selezionato con manifestazione di interesse rimasta aperta dal 3 al 6 agosto 2020. Casali si è dimesso per “ragioni personali” secondo ItsArt, mentre l’Ansa parla di non meglio precisate “divergenze sulle strategie per lo sviluppo della piattaforma”.

Un evento che non aiuta a dirimere le perplessità su un progetto contestato ancor prima del lancio, dati i dubbi criteri dell’operazione: la scelta del partner, il sovvenzionamento ministeriale lasciando il ministero della Cultura fuori dal nuovo gruppo e, soprattutto, il fatto che si pensasse di vendere a pagamento contenuti non prodotti dalla piattaforma. Già il 4 marzo la senatrice Binetti (Udc), nella prima di tante interrogazioni parlamentari sul tema da parte di diversi gruppi, chiedeva “maggiore comprensibilità e trasparenza alla procedura che assegna risorse pubbliche ai ‘progetti speciali’”. Dopo il lancio, a queste si sono aggiunte quelle per un catalogo piuttosto limitato, con titoli disponibili anche su altre piattaforme, spesso a prezzo inferiore. Tanto che a giugno il ministro Franceschini dovette rispondere a una nuova interrogazione, dicendo che “parlare di fallimento e di flop per ItsArt a una settimana dalla partenza è veramente una cosa un po’ strana. Prima di decretare il flop inviterei ad aspettare, la piattaforma sta crescendo”.

A sei mesi dal lancio, quindi, ecco il bilancio, certo preliminare, dell’operazione ItsArt. Partiamo dai numeri diffusi, aggiornati: in poco più di sei mesi più di 1.960.000 sessioni in piattaforma, quasi 5,4 milioni di pagine visualizzate, più di 150 mila utenti registrati e oltre 115 mila ore di visione. Numeri in crescita, fanno sapere dall’azienda, come prevedibile dato lo sbarco in tutta Europa del 23 novembre (prima era disponibile solo in Italia e nel Regno Unito). Ma numeri che per ora dicono poco, tranne uno. Il numero di utenti registrati indica una crescita piuttosto lenta: 150 mila, meno di un decimo degli utenti di piattaforme streaming a pagamento come Disney+. Con una differenza: su ItsArt ci si può registrare anche soltanto per fruire di contenuti gratuiti.

Tra i numeri diffusi in questi mesi ne manca uno: il numero di transazioni effettuate, insomma di contenuti acquistati. Interrogati dal Fatto, da ItsArt fanno sapere che questi dati economici non saranno diffusi a breve perché non appare utile distribuirli ora, a pochi mesi dal lancio, trattandosi di una start up che affronta un mercato difficile. Eppure è il dato decisivo, poiché vendere contenuti culturali a pagamento è stato il fulcro dell’operazione. Una scelta che ha avuto come conseguenza l’esclusione dal progetto non solo di RaiPlay con i suoi oltre 13 milioni di utenti registrati, ma anche di altri soggetti di mercato che per statuto non possono vendere contenuti.

Dall’azienda si dicono fiduciosi e parlano di trend in crescita. Negli ultimi mesi sono state annunciate collaborazioni con Cinecittà, che fornirà materiali dell’archivio dell’Istituto Luce, così come li stanno fornendo altri 100 istituti culturali italiani, pubblici o a partecipazione pubblica. Per la prima volta a dicembre si è registrata una collaborazione con Rai Documentari, che ha reso disponibile per due settimane in esclusiva su ItsArt il docufilm su Dante Alighieri Il sogno di un’Italia libera, andato poi in onda in chiaro su Rai2 il 27 dicembre. Pochi giorni fa, l’azienda ha stipulato un contratto da 1,8 milioni con Media Maker per la promozione dei contenuti. Per ora però è difficile scorgere un cambio di tendenza: al lancio, i contenuti esclusivi disponibili nella piattaforma erano 26, il 5 gennaio erano 44. Drenare materiale dalle piattaforme pubbliche, senza produrne di propri, consentirà a questa nuova società di aumentare utenti e transazioni? Difficile immaginarlo. Per Franceschini lo strumento “conserva tutta la sua validità” anche se “si può fare di più”, come spiegava in Parlamento il 3 novembre: speriamo che questo “di più” non si traduca in nuovi stanziamenti plurimilionari per un progetto che, senza che ancora si sia spiegato il perché, risulta una replica poco convinta e convincente di piattaforme esistenti.

Violenze a Milano, altre 2 donne aggredite

Nell’inchiesta per violenza sessuale di gruppo con al centro l’aggressione, nella notte di Capodanno, a una 19enne accerchiata e molestata da una trentina di giovani, la Procura di Milano sta indagando anche su altri casi di presunti abusi con le stesse modalità “da branco” ad altre ragazze sempre nel corso dei festeggiamenti in piazza del Duomo. Ieri è stato pubblicato un nuovo video, stavolta realizzato da Alanews, in cui si vedono due giovani spaventate e in lacrime circondate da decine di persone. Gli episodi, secondo gli investigatori, ricordano in qualche modo quanto avvenuto a Colonia a Capodanno del 2016, quando centinaia di persone aggredirono e molestarono decine di donne.

Franzoni torna in villa 20 anni dopo il delitto

Annamaria Franzoni e il marito Stefano Lorenzi hanno trascorso tre giorni nella villetta del delitto di Cogne in occasione del Capodanno. Quasi vent’anni dopo l’omicidio del figlio Samuele (avvenuto il 30 gennaio 2022) la coppia ha festeggiato la notte di San Silvestro con uno spettacolo di fuochi d’artificio nel cielo dal giardino dell’abitazione. La notizia è stata riportata da La Stampa. Non è la prima volta che la donna torna nella casa di frazione Montroz da quando ha scontato la pena a 16 anni (ridotti a meno di 11) per l’uccisione del figlio. Dopo essere tornata in libertà, già nel novembre 2018 era stata notata nello chalet da alcuni vicini.

Corpo trovato a Trieste. Entro lunedì l’autopsia

Il corpo della donna trovato in una zona di periferia di Trieste era in due sacchi (a formarne uno solo) del tipo utilizzato nei condomini e aveva la testa in due sacchetti di plastica trasparente di quelli impiegati in cucina. Un elemento che potrebbe far pensare a una morte causata da soffocamento. Sembrerebbe una seconda svolta (dopo il ritrovamento) nella vicenda della scomparsa di Liliana Resinovich, qualora ci fosse l’eventuale conferma che il cadavere del boschetto fosse quello della donna scomparsa. Solo l’autopsia darà una risposta. Gli inquirenti per ora sono prudenti: “Ogni ipotesi rimane aperta, compreso il suicidio – ha detto il Procuratore di Trieste, Antonio De Nicolo –. Entro lunedì l’autopsia inizierà sicuramente”.

La stampa la assolve, sulla moglie del prefetto però gip scrive: “Quadro indiziario confermato”

“La moglie del prefetto è innocente, ma il prefetto è giubilato. Grazie pm”. A caratteri cubitali ieri Il Riformista ha dedicato l’apertura del giornale alla notizia della revoca delle misure di obbligo di firma e di dimora a cui era sottoposta Rosalba Livrerio Bisceglia, imprenditrice agricola e moglie di Michele di Bari, capo del dipartimento Immigrazione e le Libertà civili del ministero dell’Interno, incarico che ha lasciato nel dicembre scorso quando è emersa la notizia dell’inchiesta della Procura di Foggia. L’indagine è ancora in corso, ma per il quotidiano, Rosalba Livrerio Bisceglia è già stata assolta. Ma basta leggere l’ordinanza del gip di Foggia Margherita Grippo per capire che le cose non stanno come raccontato dal Riformista e da altri quotidiani. Il gip infatti scrive: “Il quadro indiziario non risulta mutato e anzi per certi versi può ritenersi confermato”. Dopo l’interrogatorio dinanzi al giudice Grippo – durante il quale la donna ha consegnato documentazione in sua difesa –, il magistrato ha revocato la misura, specificando che “in considerazione dello stato di incensuratezza dell’indagata e del comportamento processuale della stessa” non erano “più sussistenti” le esigenze cautelari, ma sottolineando che le ipotesi dell’accusa erano sostanzialmente confermate. Rosalba Livrerio Bisceglia quindi dovrà ancora difendersi dall’imputazione di caporalato, cioè di aver utilizzato nella propria azienda agricola forza lavoro procurata in modo illecito da un intermediario, il 33enne gambiano Bakary Saidy finito in carcere durante il blitz del 10 dicembre. Le accuse sulla Livrerio Bisceglia dunque non sono state ridotte dai documenti depositati. Semplicemente non c’erano motivi per tenere ancora in piedi un obbligo di dimora.

Nei giorni scorsi a dare notizia della revoca delle misure era stato Gianluca Ursitti, legale dell’imprenditrice. Spiegava l’avvocato: “È stata fornita evidenza documentale che i pagamenti, corrisposti secondo il salario previsto dal contratto di lavoro provinciale e nazionale, sono avvenuti a mezzo bonifico bancario su iban in favore dei singoli lavoratori a eccezione di uno, in favore del quale è stato emesso un assegno circolare poiché non in possesso di iban”. Alla fine sul caso è dovuto intervenire anche il procuratore di Foggia, Ludovico Vaccaro, costretto a ribadire: “La revoca delle misure è avvenuta non per il venir meno del quadro indiziario, ma per la cessazione delle esigenze cautelari”.

Pace alla Salute: pagato dopo mesi capostaff di Sileri

Pace fatta alla Salute. Firmato l’accordo tra il ministero e Francesco Friolo, capo dello staff del sottosegretario Pierpaolo Sileri, che reclamava gli stipendi maturati nei mesi in cui Sileri era viceministro nel governo Conte-2. La Salute, su indicazione del ministero dell’Economia e delle finanze, insisteva nel voler pagare lo stipendio da capo della segreteria politica, come quando Sileri era sottosegretario (circa 80 mila euro lordi annui), mentre Friolo riteneva di dover essere pagato come capo della segreteria tecnica del viceministro, come da decreto di nomina, quindi come dirigente di prima fascia (150 mila) secondo la previsione del decreto legge 181 del 2006 che disciplina l’ufficio del viceministro, ma spesso non è stato applicato. Il Mef lo riteneva abrogato. Quindi di fatto gli pagavano qualche arretrato e zero contributi previdenziali. Sileri ha scritto lettere di fuoco ai dirigenti e all’ufficio di gabinetto. E Friolo ha inviato una diffida minacciando una clamorosa causa di lavoro, come Il Fatto ha riferito lo scorso 20 luglio.

Da allora Tiziana Coccoluto ha assunto il ruolo di capo di gabinetto alla Salute e un atteggiamento più conciliante. Così il ministero, per non finire davanti al giudice del lavoro, ha accolto le richieste economiche di Friolo, che da parte sua rinuncia a una parte dei contributi e alle spese della procedura. La questione della legittimità di un ufficio del viceministro, ben più consistente di quello di un sottosegretario, è ancora pendente davanti al Consiglio di Stato in sede consultiva.

Br, il comunicato su Moro: offerte fino a 8.000 euro

Sulla scia delle polemiche continua a salire la quotazione di una copia a ciclostile del volantino originale con il quale le Brigate Rosse annunciarono il rapimento di Aldo Moro. Per il lotto numero 43 del catalogo “Autografi&Memorabilia” proposto con una vendita online dalla casa d’aste Bertolami Fine Arts di Roma sono arrivate finora 34 proposte d’acquisto. Partito da una base di 600 euro, l’offerta più alta si attesta ora 8.000 euro. E la corsa del prezzo della quotazione è destinata ancora a salire con molta probabilità, visto che l’asta si chiuderà il 18 gennaio.

Non è la prima volta che documenti degli anni di Piombo vanno all’asta. Il 29 marzo 2012 la casa d’aste Bolaffi di Torino mise in vendita 17 volantini e comunicati ciclostilati delle Br, risalenti al periodo 1974-1978. Il lotto di 17 volantini, che erano tra quelli distribuiti dai fiancheggiatori delle Br davanti alle fabbriche raggiunse i 17mila euro: fu acquistato dalla Fondazione Biblioteca di Via Senato a Milano ideata e presieduta dall’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri.

Mail Box

 

Dal Cern al Quirinale: votate Fabiola Gianotti

L’ormai prossima scadenza per l’elezione del presidente della Repubblica non sembra aver portato le forze politiche a una convergenza sul nome da sottoporre al voto delle Camere riunite. Non solo, vengono quotidianamente proposti nominativi, a mio parere, non degni di rappresentare la nazione. In proposito il Fatto Quotidiano sta procedendo a una meritoria raccolta di firme. Una soluzione condivisa sembra lontana. Allora, perché non un candidato di fuori del teatrino della politica, una figura che per il lustro dato all’Italia possa degnamente rappresentarci? La mia proposta: la professoressa Fabiola Gianotti. Docente all’Università di Edimburgo, è la prima donna nominata direttrice del Cern (parliamo quindi del principale laboratorio mondiale di ricerche di fisica delle particelle elementari) e sarebbe una degnissima presidente della Repubblica.

Mario Bredice

 

Attaccano “il Fatto” perché negano la realtà

Ho letto su diversi giornali lo scontro con Marco Travaglio, accusato da alcuni giornalisti di non capire la situazione dello sviluppo della pandemia. La questione mi sembra surreale, perché Travaglio ha detto semplicemente la verità, ossia il fallimento della campagna vaccinale che aveva lo scopo di bloccare i contagi. D’altronde tutti gli scienziati onesti avevano spiegato i limiti dei vaccini che stiamo usando, incapaci di creare un’immunità completa. Quindi, chi attacca e insulta Travaglio non conosce minimamente l’argomento di cui parla, e forse dovrebbe anche preoccuparsi di ciò che dice, perché negare così tenacemente la verità sembrerebbe sfociare in una negazione del principio della realtà.

Cristiano Martorella

 

In Veneto ci vogliono 6 mesi per farsi visitare

Purtroppo negli ultimi mesi ho dovuto, mio malgrado, avvalermi dei servizi dell’azienda ospedaliera di Verona per assistere i miei anziani genitori. Nel mio caso specifico, lo scorso ottobre, ho provato diverse volte a prenotare una ecografia all’addome per mia mamma con urgenza, ma la risposta era sempre la stessa: “Non vi sono disponibilità”. In pratica si viene sempre invitati a “riprovare il giorno successivo o procedere con prenotazioni a pagamento”. Come se una persona normale avesse il tempo di venire in ospedale ogni giorno per fare una coda di un’ora e poi tornare a casa. Per risolvere parzialmente il problema basterebbe semplicemente riattivare il servizio prenotazioni via web: peccato però che tale servizio sia in manutenzione dallo scorso settembre! A distanza di mesi, poco è cambiato: terminata la lunghissima attesa telefonica, l’operatore mi ha informato che per la risonanza magnetica non ci sono disponibilità prima dell’8 giugno 2022. Devo aggiungere altro?

Roberto Pellegrini

 

Il mio Natale, lontano da mia moglie e col Covid

È la domenica prossima alla festa dell’Immacolata. I parametri respiratori di mia moglie, settantenne, sono preoccupanti. Il medico curante e la guardia medica sono irreperibili. Chiamo il 112. Arrivano tre infermieri e il più avveduto dice che potrebbe essere intubata. Però verrebbe ricoverata in una “zona sporca” all’ospedale San Paolo di Savona. “Rinuncio al ricovero” è la flebile risposta di mia moglie. Preparo la borsa con i suoi effetti personali: “Meglio sopravvivere nello sporco che morire in una camera da letto linda”. Si convince e lascia la casa con l’ambulanza. Vivo in un tempo sospeso. In serata arriva una chiamata: “Finalmente hanno i risultati: sono positiva al Covid, ma mi hanno ricoverato ad Albenga, e qui non c’è posto”.

Il mattino seguente squilla il telefono, è uno dei medici dell’ospedale, e mi dice che sono in quarantena. Gli rispondo che non ho nessuno che mi accudisca, che sono anziano. Mi dice che “se non ha un vicino che possa farle la spesa, si rivolga ai servizi sociali”. Chiamo l’Auser, la comunità di Sant’Egidio, ma tutto tace. Con la Caritas ho paura dell’ennesimo silenzio e desisto. Il servizio dei farmaci a domicilio viene offerto una volta soltanto. Giunge il Natale, festa della luce. Per me, isolato, positivo al Covid e dimagrito vistosamente, appare come lo spettro di una vita che si perde nel buio.

Gianfranco Barcella

 

DIRITTO DI REPLICA

Scriviamo in relazione all’articolo “Dopo Gedi, il Corriere: ora si indaga sui pre-pensionati” pubblicato su Il Fatto Quotidiano il 6 gennaio 2022 i cui toni appaiono gratuitamente insinuanti. Rcs non ha notizia dell’esistenza di indagini e in ogni caso ha sempre gestito i propri piani di pensionamento e riorganizzazione nel rispetto delle normative e delle procedure vigenti.

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