Alla seconda lettera del presidente del Consiglio che gli chiedeva di far sbarcare i minori a bordo della Open Arms, Matteo Salvini ieri mattina ha deciso di piegarsi: “Prendo atto che disponi che vengano sbarcati i (presunti) minori attualmente a bordo della Open Arms” e “darò pertanto, mio malgrado, per quanto di mia competenza e come ennesimo esempio di leale collaborazione, disposizioni affinché non vengano frapposti ostacoli all’esecuzione di tale Tua esclusiva determinazione, non senza ribadirti che continuerò a perseguire in tutte le competenti sedi giurisdizionali l’affermazione delle ragioni di diritto che ho avuto modo di esporti”. Il tono era relativamente conciliante, la disposizione è partita subito e i minori qualche ora dopo sono stati portati a terra. Ma la questione tra Conte e Salvini non finisce qui e si annoda alla crisi di governo aperta dal leader leghista, che avrà un primo momento di verifica martedì 20 agosto in Senato quando è in calendario la mozione di sfiducia della Lega.
Conte non andrà oltre, non sarà lui a far sbarcare gli oltre cento maggiorenni che sono ancora sulla nave della Ong catalana a mezzo miglio dal porto di Lampedusa, né assumerà responsabilità per i 356 che da 10 giorni sono a bordo della nave Ocean Viking di Sos Méditerranée e di Medici senza frontiere, che staziona tra Malta e Linosa poco a nord di Lampedusa non distante dalla coste della Sicilia sudorientale. Per quest’ultima nave, peraltro, è ancora in vigore il divieto di ingresso nelle acque territoriali italiane dato che, a differenza di Proactiva Open Arms che ne ha ottenuto la sospensione, le altre due Ong non hanno impugnato. Nessuno lo dice ma forse anche a Palazzo Chigi si chiedono se la soluzione non possa arrivare dalla Procura di Agrigento con il sequestro della nave che farebbe sbarcare tutti. L’autorizzazione allo sbarco compete infatti al Viminale e il capo del governo non farà forzature, come peraltro non ne ha fatte ieri quando ha semplicemente chiesto al ministro dell’Interno di esercitare in una certa direzione poteri che restano suoi. È una circolare delle Capitanerie di porto, alle quali spetta in via generale questo tipo di decisioni, ad attribuire dal 2015 al Viminale l’indicazione del porto per le navi che trasportano migranti soccorsi in mare. Il decreto Sicurezza bis, che ha forza di legge, ha poi rafforzato la posizione del ministro dell’Interno trasferendogli anche il potere, prima spettante al ministro dei Trasporti, di negare l’accesso alle acque territoriali.
Finché Salvini non sblocca la situazione non sarà operativo neanche l’accordo raggiunto nei giorni scorsi da Palazzo Chigi con sei Paesi europei che hanno dato la disponibilità a ricollocare parte dei migranti della Open Arms. Prima però è necessario che sbarchino, come ha ricordato anche la Commissione europea e che presentino le richieste d’asilo. Sono Francia, Germania, Romania, Portogallo, Spagna e Lussemburgo, come riferito nei giorni scorsi da Conte. Peraltro la situazione è stata complicata dal ministro dell’Interno anche con le note diplomatiche del 9 agosto che chiamavano in causa Spagna e Norvegia in quanto Stati di bandiera delle navi Open Arms e Ocean Viking. Anche questo impedisce a Conte di sconfessare ufficialmente il suo vice leghista. E ha reso più difficili i rapporti con la Commissione di Bruxelles che nei giorni faceva sapere di essersi attivata anche in assenza di una formale richiesta di Stati membri. Non ci sono invece accordi, secondo fonti governative, per l’eventuale ricollocamento dei 356 sulla nave di Msf e Sos Méditerranée.