San Miniato (Pisa)
Un corso di formazione professionale per un futuro da “meccanico” nelle concerie toscane. Su dodici posti fanno domanda in 44 ma, sorpresa, sono tutti stranieri tranne una donna che risulta non idonea. E, quando uno dei ragazzi fa uno stage in azienda e riceve in regalo dai colleghi una bici nuova, i cittadini della zona del cuoio coprono tutti di insulti.
Succede a fine luglio, dopo il corso di formazione di sei mesi: Ernest Ilekuku viene dalla Nigeria, è richiedente asilo nel centro di accoglienza a Ponte a Egola a San Miniato, ma per andare all’Officina Meccanica G.B.L deve fare un bel tratto di strada con una bicicletta tutta scassata. Allora gli operai fanno una colletta e gli regalano una bici nuova. I giornali locali rilanciano la “bella storia” e si scatena il putiferio di commentatori e haters su Facebook. C’è chi attacca le aziende che “offrono lavoro agli immigrati mentre gli italiani fanno la fame” e chi invece critica (eufemismo) lo “sfruttamento” perché lo stage è gratuito. “Questo è richiedente asilo? Lo paga l’affitto? Le utenze?”, chiede sospettoso un utente. C’è chi tenta di buttarla in politica: “È una legge del Pd di Renzi che permette di dare manodopera gratis alle aziende: da abolire subito”. Imperdibili le osservazioni su lavoratori italiani e immigrati: “Ai ragazzi italiani si insegna che gli extracomunitari valgono più del loro futuro”, commenta irato tal Rene’e. Per una bicicletta.
Naturalmente i corsi di formazione professionale finanziati dalla Regione Toscana e svolti da due imprese leader del settore tessile – Pontech e Poteco – e dalle agenzie Forium e Polo Tecnologico Conciario sono rivolti a tutti (italiani e non) e gratuiti. Non c’è stata, quindi, alcuna discriminazione ma solo una maggior richiesta da parte di immigrati e richiedenti asilo in una zona, quella del tessile, in cui il tasso di immigrazione è molto alto dal 1990. “I corsi sono aperti a tutti – spiega Domenico Castiello, direttore del Polo Tecnologico Conciario di Santa Croce sull’Arno – tutti coloro che si sono iscritti a questi corsi hanno trovato lavoro nel chimico, nella meccanica, nelle concerie”.
Il progetto funziona da anni: la Regione individua le aree in cui c’è necessità di lavoratori specializzati e lì finanzia, con bandi pubblici, le agenzie di formazione professionale collegate con le aziende interessate. Qui il bando era per “addetto alla lavorazione, riparazione e costruzione di parti meccaniche”, il corso è iniziato lo scorso febbraio e terminato il 25 luglio. Un terzo del monte ore viene svolto nelle aziende tessili locali e, spiegano sindacalisti del settore, alla fine del percorso spesso queste aziende assumono i propri tirocinanti con contratti a tempo indeterminato o determinato rinnovabile. Il primo stipendio, una volta assunti, si aggira intorno ai 1.200 euro lordi al mese, poco meno di mille netti. Agli italiani a quanto pare interessa poco anche perché i sei mesi del corso non sono retribuiti. “L’obiettivo è fornire una preparazione come si deve nel settore dell’artigianato – spiega il patron di Futura Lavorazioni Meccaniche, Ivo Mancini – visto che la scuola non lo fa più e le aziende non se lo possono più permettere”. Nel bando era richiesta la conoscenza della lingua italiana, sottolinea Elena Profeti di Forium, ma questo non ha fermato i richiedenti asilo, alcuni dei quali saranno assunti già da settembre. Nonostante gli haters da tastiera.