Gli stranieri in fabbrica coperti d’insulti sui social

San Miniato (Pisa)

Un corso di formazione professionale per un futuro da “meccanico” nelle concerie toscane. Su dodici posti fanno domanda in 44 ma, sorpresa, sono tutti stranieri tranne una donna che risulta non idonea. E, quando uno dei ragazzi fa uno stage in azienda e riceve in regalo dai colleghi una bici nuova, i cittadini della zona del cuoio coprono tutti di insulti.

Succede a fine luglio, dopo il corso di formazione di sei mesi: Ernest Ilekuku viene dalla Nigeria, è richiedente asilo nel centro di accoglienza a Ponte a Egola a San Miniato, ma per andare all’Officina Meccanica G.B.L deve fare un bel tratto di strada con una bicicletta tutta scassata. Allora gli operai fanno una colletta e gli regalano una bici nuova. I giornali locali rilanciano la “bella storia” e si scatena il putiferio di commentatori e haters su Facebook. C’è chi attacca le aziende che “offrono lavoro agli immigrati mentre gli italiani fanno la fame” e chi invece critica (eufemismo) lo “sfruttamento” perché lo stage è gratuito. “Questo è richiedente asilo? Lo paga l’affitto? Le utenze?”, chiede sospettoso un utente. C’è chi tenta di buttarla in politica: “È una legge del Pd di Renzi che permette di dare manodopera gratis alle aziende: da abolire subito”. Imperdibili le osservazioni su lavoratori italiani e immigrati: “Ai ragazzi italiani si insegna che gli extracomunitari valgono più del loro futuro”, commenta irato tal Rene’e. Per una bicicletta.

Naturalmente i corsi di formazione professionale finanziati dalla Regione Toscana e svolti da due imprese leader del settore tessile – Pontech e Poteco – e dalle agenzie Forium e Polo Tecnologico Conciario sono rivolti a tutti (italiani e non) e gratuiti. Non c’è stata, quindi, alcuna discriminazione ma solo una maggior richiesta da parte di immigrati e richiedenti asilo in una zona, quella del tessile, in cui il tasso di immigrazione è molto alto dal 1990. “I corsi sono aperti a tutti – spiega Domenico Castiello, direttore del Polo Tecnologico Conciario di Santa Croce sull’Arno – tutti coloro che si sono iscritti a questi corsi hanno trovato lavoro nel chimico, nella meccanica, nelle concerie”.

Il progetto funziona da anni: la Regione individua le aree in cui c’è necessità di lavoratori specializzati e lì finanzia, con bandi pubblici, le agenzie di formazione professionale collegate con le aziende interessate. Qui il bando era per “addetto alla lavorazione, riparazione e costruzione di parti meccaniche”, il corso è iniziato lo scorso febbraio e terminato il 25 luglio. Un terzo del monte ore viene svolto nelle aziende tessili locali e, spiegano sindacalisti del settore, alla fine del percorso spesso queste aziende assumono i propri tirocinanti con contratti a tempo indeterminato o determinato rinnovabile. Il primo stipendio, una volta assunti, si aggira intorno ai 1.200 euro lordi al mese, poco meno di mille netti. Agli italiani a quanto pare interessa poco anche perché i sei mesi del corso non sono retribuiti. “L’obiettivo è fornire una preparazione come si deve nel settore dell’artigianato – spiega il patron di Futura Lavorazioni Meccaniche, Ivo Mancini – visto che la scuola non lo fa più e le aziende non se lo possono più permettere”. Nel bando era richiesta la conoscenza della lingua italiana, sottolinea Elena Profeti di Forium, ma questo non ha fermato i richiedenti asilo, alcuni dei quali saranno assunti già da settembre. Nonostante gli haters da tastiera.

Francese disperso, la madre accusa: “Ricerche carenti”

Otto giorni dopo la scomparsa del figlio Simon Gautier, il 27enne francese inghiottito nel buio di un crepaccio del golfo di Policastro nel Cilento durante un’escursione solitaria, la signora Delphine Godard non si dà per vinta: “Mio figlio è vivo, dobbiamo intensificare gli sforzi per trovarlo”. E lancia un nuovo appello dall’emittente Lci: “Nonostante la buona volontà, i soccorsi italiani non sono sufficienti per esplorare quell’area. Abbiamo bisogno di speleologi, alpinisti e vigili del fuoco addestrati per la montagna, che sappiano recarsi anche nelle aree ai più inaccessibili. Voglio aiuto. È insopportabile sapere che gli siamo vicini ma non abbiamo l’aiuto necessario per trovarlo”.

Dopo aver analizzato le informazioni raccolte sulla localizzazione di Gautier, che la mattina del 9 agosto ha telefonato al 118 per lanciare l’allarme (“sono caduto in un dirupo, ho entrambe le gambe spezzate, stavo andando a piedi da Policastro verso Napoli”), la zona delle ricerche è stata circoscritta a un raggio di 143 chilometri quadrati, tra Policastro, Scario e Punta degli Infreschi. “È una zona di difficile accessibilità, caratterizzata da boschi, macchia mediterranea, rocce frastagliate, burroni, anfratti”, si legge in una nota della Prefettura di Salerno diramata anche per rispondere alle polemiche su presunti errori e ritardi nei soccorsi. “Dal momento in cui è giunta la richiesta di aiuto di Simon Gautier ai carabinieri di Lagonegro sono partite immediatamente le attività finalizzate alla geo-localizzazione dell’utenza telefonica, che portava all’individuazione di un’area molto vasta, compresa tra i territori di tre province”. Attività che, si legge nel comunicato “hanno consentito alla Prefettura di Potenza di attivare il piano persone scomparse, coinvolgendo in serata anche le Prefetture di Salerno e Cosenza. Questa Prefettura concorreva già dalla serata nelle ricerche, interessando immediatamente i carabinieri e, attraverso di essi, i volontari di protezione civile; successivamente alle prime luci dell’alba, richiedeva l’intervento di un’unità di comando locale dei Vigili del Fuoco e di un elicottero”.

Il cellulare di Simon si è spento alle 19 circa del 9 agosto e non è stato possibile rintracciarlo con precisione, e gli amici italiani e francesi di Gautier – laureato alla Sorbona e da due anni a Roma per un dottorato di storia dell’arte – sostengono che il primo elicottero si è alzato in volo solo 28 ore dopo l’allarme. Ora sono al fianco dei genitori del ragazzo che hanno saputo dell’incidente solo il 12 agosto – la mamma è a Policastro dalla vigilia di Ferragosto, il padre l’ha raggiunta ieri – e sono visibilmente preoccupati per l’andamento delle ricerche. I Gautier sono assistiti dal personale del consolato francese e vengono informati in tempo reale. La squadra dei soccorsi si infoltisce di giorno in giorno: elicotteri, droni, motovedette della Guardia costiera, uomini del nucleo speleo-alpino-fluviale (Saf) dei Vigili del fuoco, unità cinofile addestrate per la ricerca di persone, velivoli senza pilota dotati di sensori termografici. Oltre ai numerosi pastori, guide e abitanti del luogo, esperti conoscitori del territorio, affiancati da una ventina di amici francesi di Simon.

La comunità del paese cilentano si è stretta intorno alla famiglia francese. A cominciare dal sindaco di Santa Marina – Policastro, Giovanni Fortunato, che ha reso pubbliche le ultime immagini di Simon, rilevate dal sistema di videosorveglianza e pubblicate ieri in anteprima su ‘Il Fatto Quotidiano’. Il ragazzo con la barba delle foto è stato riconosciuto dagli amici: la telecamera lo riprende all’arrivo alla stazione di Policastro Bussentino alle 16.11 dell’8 agosto, in pantaloncini corti, canottiera scura e zaino. Ha camminato lungo le strade di Policastro, ha comprato dell’acqua, poi dalle 16.45 si perdono le tracce. “Speriamo che il giovane Simon – dice il sindaco – venga immediatamente ritrovato perché questo caso tocca il cuore di tutti noi, siamo in apprensione insieme con la famiglia e agli amici”.

Carige, ok della Bce al piano di salvataggio dei commissari

C’è il via libera della Banca centrale europea al piano di salvataggio di Banca Carige. Secondo quanto si apprende, Francoforte ha autorizzato i commissari straordinari a convocare l’assemblea degli azionisti per deliberare sul piano di rafforzamento patrimoniale che prevede un aumento di capitale da 700 milioni e l’emissione di un Bond subordinato da 200 milioni di euro. Sarà però necessario il voto favorevole degli azionisti nell’assemblea che molto probabilmente si terrà il 20 settembre (la convocazione ufficiale è attesa nei prossimi giorni). Il 9 agosto è stato firmato l’accordo per la soluzione privata nel salvataggio di Carige. Il Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd), lo Schema volontario di intervento del Fitd (Svi), la Cassa centrale banca – Credito cooperativo italiano (Ccb), la Società per la gestione delle attività (Sga) e altre istituzioni finanziarie concorreranno al rafforzamento patrimoniale del gruppo. Ci sarà un aumento di capitale da 700 milioni (313,2 milioni allo Svi, 63 milioni a Ccb; 85 milioni agli attuali azionisti della Banca in proporzione alla percentuale di capitale detenuta; 238,8 milioni al Fitd).

“La bolla delle azioni porterà presto a una nuova recessione”

L’economia internazionale è in subbuglio, c’è in corso una guerra delle valute, innescata da Donald Trump, ma soprattutto, nota Emiliano Brancaccio professore di Politica economica all’Università del Sannio, recente autore de Il discorso del potere, “c’è davvero il rischio di una nuova, forte, recessione globale il prossimo anno”.

La previsione per il futuro deve farci preoccupare?

Tra i previsori istituzionali comincia a emergere una certa inquietudine circa la possibilità che il 2020 rappresenti l’anno della prima vera recessione negli Stati Uniti dopo la grande crisi del 2008. Recessione causata dal fatto che l’espansione degli anni passati è stata trainata da un boom del mercato azionario solo parzialmente giustificato dalla crescita dei dividendi. Quindi, trainato dall’ennesima bolla speculativa.

E come si è riformata questa bolla?

Il mercato finanziario americano, e non soltanto, è stato inondato di liquidità destinata al settore privato proprio allo scopo di rilanciare i prezzi dopo il crollo del 2008. Tutta questa liquidità è finita nelle casse di quei soggetti definiti rialzisti. La crescita di questi anni è stata sostenuta da questo meccanismo. Un meccanismo vecchio che è stato esasperato.

Ma perché è avvenuto?

Gli Stati Uniti non riescono a far rientrare il proprio disavanzo commerciale verso l’estero. Restano la più grande potenza politico-militare del mondo, ma il tallone d’Achille sul piano economico; un’economia più fragile di quanto si immagini. Le politiche protezionistiche che sono state avviate già prima di Trump a quanto pare non riescono o riescono molto lentamente a ovviare al problema.

Per questo Trump svaluta il dollaro?

Esattamente, anche se Trump interviene su tre fronti: il deprezzamento della valuta, l’abbattimento delle tasse e il protezionismo vero e proprio. Va però detto che, nonostante io pensi tutto il male possibile di Trump, la sua strategia è obbligata, è provocata da una causa di forza maggiore, perché gli Usa non riescono a ridurre il loro deficit verso l’estero. Questa precipitazione della politica americana, sempre più guerresca nei rapporti commerciali, è una necessità oggettiva del capitalismo americano in crisi di egemonia. Trump è solo la maschera di processi molto profondi.

Ma in questo gioco c’è allora la responsabilità dei Paesi che invece hanno un surplus commerciale?

Certo, i Paesi che si trovano in surplus commerciale non contribuiscono all’equilibrio e all’espansione economica. E non parlo tanto della Cina, quanto della Germania e dei Paesi europei che ne sono ormai diventati satelliti tecnico-produttivi. La composizione della domanda di merci in Germania è ormai fatta di esportazioni più che in ogni altro Paese del mondo.

Questa è una ragione anche della attuale dinamica negativa della produzione tedesca?

Sì, la Germania rallenta nel 2019 per via del ciclo mondiale perché è uno dei Paesi più dipendenti dall’economia mondiale. Ovviamente in Germania, e non solo, ci sono interessi prevalenti che preferiscono mantenere un orientamento votato all’esportazione, al forte contenimento dei salari e della domanda interna, accettando qualche recessione in più. Questo posizionamento consente di avere elevati profitti ed elevate possibilità di distruzione dei capitali minori. I capitali maggiori resistono alle recessioni e i più deboli vengono acquisiti o spazzati via. E magari permettono qualche affare a prezzo di saldo.

Se la debolezza è soprattutto negli Usa, quale è la ragione?

Al tempo di Obama emerse una ferma intenzione a far sì che l’intervento pubblico Usa di reazione alla crisi non assumesse un carattere “socialista”. Così si espresse allora l’establishment, riferendosi a un massiccio intervento pubblico in economia. Si ampliò il deficit pubblico, fino al 10 per cento del Pil, ma non con l’obiettivo di espandere l’intervento dello Stato, ma di far risalire i prezzi azionari. E questo è avvenuto in modo abbastanza semplice: lo Stato e la banca centrale hanno acquistato titoli a mani basse fin quando i titoli hanno cominciato a crescere. Se nella prima fase si è fatta spesa pubblica keynesiana in stretto senso, poi la liquidità è stata dirottata sui mercati.

Draghi ha fatto lo stesso?

Assolutamente sì. Anzi, se negli Usa c’è stato un dibattito sulla minaccia socialista, in Europa la Bce è intervenuta a sostegno dei titoli di Stato solo a condizione di politiche restrittive.

Eppure si va avanti con la stessa politica.

La politica monetaria ha però esaurito il suo potenziale di espansione. I tassi, quando raggiungono lo zero, non possono andare sotto zero più di tanto. La politica monetaria, come avvertiva Keynes, non ce la può fare da sola a governare la “bestia” del capitale. Questo limite lo stiamo ora toccando con mano.

Cosa si può fare?

Se la politica monetaria non ce la fa, arriva la recessione. Se non ci sono le condizioni per un rilancio della spesa e degli investimenti pubblici, rischiamo di doverci abituare a una oscillazione del capitalismo con un alternarsi di cicli di sviluppo e di crisi molto più accentuato di quelli registrati nella seconda metà del ‘900. Il capitalismo privo di moderazione rischia di essere molto più instabile di quanto ci siamo abituati. Un’instabilità che non è solo economica ma anche politica, e che rischia di pregiudicare ulteriormente quel che resta degli istituti democratici del Novecento.

Edda Mussolini fa gli auguri al nonno, Facebook la blocca

Sfida legale tra Edda Negri Mussolini e Facebook, il social che nei giorni scorsi le ha bloccato il profilo per il suo post “29 luglio buon compleanno nonno”. Per ora il legale incaricato ha scelto la via di una semplice mail inviata alla sezione italiana del social per ottenere il ripristino della pagina. “Non ho scritto altro, non ho inneggiato al fascismo – spiega Mussolini -. Il post è stato bloccato per 24 ore, poi il profilo è stato disabilitato. Su quel profilo avevo più di 7.000 persone che mi seguivano, diverse persone mi hanno espresso solidarietà e sono state bloccate. Quindi – argomenta ancora – questa non è una battaglia solo mia. Non è stata data nessuna motivazione alla cancellazione, non so perché il profilo sia stato chiuso. Per aver fatto gli auguri a mio nonno? Vorrei sapere almeno la motivazione”. In suo sostegno è intervenuta anche l’ex eurodeputata Alessandra Mussolini: “Siamo un’intera famiglia bloccata da un algoritmo! Anche io avevo postato delle foto fatte sulla tomba di mio nonno a Predappio e Fb le ha cancellate. Poi però se invece qualcuno ci minaccia o ci insulta nessuno interviene”.

Ripartire da Conte per costruire un accordo che duri 2 o 3 anni

»A cura di Lorenzo Giarelli

Viviamo in un Paese marcio, in completa decadenza sia nella sua classe dirigente che nella sua società. Il governo gialloverde, soprattutto per quanto riguarda Salvini, ha ben rappresentato questo fallimento e ora bisogna trovare un modo per andare avanti, senza che si possa pensare di rinnovare l’esperienza tra Movimento 5 Stelle e Lega. Ma nelle condizioni in cui siamo sarebbe una pessima idea anche andare a elezioni: sarebbe come pensare di curare un arto in cancrena con un bisturi sporco. Serve un governo che duri due o tre anni e che metta insieme quanto di buon senso ci sia. Mi sembra che si possa ripartire da Giuseppe Conte, che ha dato prova di dignità e equilibrio e ultimamente le ha cantate a Salvini. Non vedo altra possibilità a questa intesa temporanea. Certo è che sarebbe più facile se il Pd avesse avuto un buon ricambio nella classe dirigente: mi sembra che tanti uomini validi – cito Fabrizio Barca – non siano stati ascoltati abbastanza.

Non vincano insulti e ripicche: grillini e dem possono convivere

Ho letto quel che ha scritto Tomaso Montanari sul Fatto e lo condivido in pieno. La Costituzione si regge su un principio proporzionale e bisogna intervenire sulla legge elettorale per non creare distorsioni. Sono d’accordo che non si debba andare al voto subito: è esattamente ciò che vuole Salvini. L’unica vera alternativa è un governo Movimento 5 Stelle-Pd, anche perché ci sono molti più punti di contatto tra queste due forze che tra i 5 Stelle e la Lega. Auspicavo che già un anno e mezzo fa quest’operazione andasse in porto, ma Matteo Renzi troncò le trattative e preferì i pop corn. È vero che in questi mesi il Movimento e i dem se ne sono dette di ogni, ma era lo stesso tra i grillini e i leghisti prima che facessero l’alleanza di governo. Non si fa politica sulle ripicche personali: si mettano al tavolo e costruiscano un accordo anche solo su 2 o 3 punti fondamentali che servano a mettere da parte questo fascistismo della Lega che troppo spesso i 5 Stelle hanno avallato.

Lega e M5S, vorrei metter pace Ma forse è meglio se finisce qui

Io non so se sia meglio andare subito al voto o cercare una nuovo governo in Parlamento. Però qui siamo tutti preoccupati per questa situazione, mi piacerebbe che arrivasse un segnale dal presidente della Repubblica, perché noi possiamo fare di testa nostra quanto vogliamo, dire che uno preferisce questo o quell’altro, ma poi c’è il capo supremo super partes che ci deve indicare la via. Se poi dovremo andare a votare ci andremo, anche se sarà un po’ una rottura di balle. Però io sono come il nonno buono di questo governo, devo cercare di mettere pace, per me Matteo Salvini e Luigi Di Maio sono come due nipoti, manco sotto tortura posso dire se preferisco l’uno o l’altro. Uno dei due – senza fare nomi: Di Maio – ha detto che mi ammirava a prescindere da chi votassi, non gli interessava. Ma anche l’altro è stato sempre gentile con me. Detto questo, da bravo nonno, se vanno avanti a litigare bisogna anche fermarsi e dare un consiglio a malincuore: “Figlioli miei, forse è meglio se vi separate”.

Le risposte dei lettori.“Il M5S vada col Pd”. “No, è assist a Salvini”

Dopo la decisione unilaterale di Matteo Salvini di sfiduciare il governo Conte e rompere il contratto siglato con il Movimento 5 Stelle nel maggio del 2018 per capitalizzare i consensi registrati alle elezioni europee e nei sondaggi, l’Italia è a un bivio. O le elezioni anticipate in ottobre (o al massimo in primavera), che probabilmente consegnerebbero il Paese a un governo monocolore di destra presieduto da Salvini col contorno di Meloni e forse di Berlusconi, che oltre a tutto il resto eleggerebbe nel 2022 il nuovo presidente della Repubblica. Oppure un governo di legislatura formato da Movimento 5 Stelle, Partito democratico e LeU, che potrebbe confermare Giuseppe Conte a Palazzo Chigi e riprendere il breve dialogo fra M5S e centrosinistra avviato 14 mesi fa da Di Maio con la proposta di contratto al Pd e subito interrotto dal no di Matteo Renzi (ora tornato sui suoi passi) e realizzare alcune riforme importanti almeno fino all’elezione del nuovo Capo dello Stato. Ma potrebbe anche tradursi in una rissa continua, sia tra i due schieramenti, sia al loro interno. Entrambe le soluzioni potrebbero rivelarsi un regalo a Salvini, ma nei prossimi giorni il M5S e il Pd dovranno indicare le loro intenzioni al presidente Mattarella. Voi, cari lettori, che cosa preferite: andare alle elezioni anticipate subito, oppure che si tenti un governo M5S-Pd-LeU che duri almeno due anni? Per rispondere basta andare sul sito www.ilfattoquotidiano.it

M. TRAV.

 

 

A mio parere occorre in primo luogo ringraziare il ministro Salvini che con la richiesta brevi manu delle dimissioni del presidente del Consiglio dei Ministri Conte è stato capace di far uscire dal coma sia il Movimento 5 stelle sia il Pd. Ciò che ha realizzato Salvini è stato un vero e proprio miracolo che consentirà alle predette forze politiche di chiarire pubblicamente e analiticamente quale programma di governo intendano eventualmente realizzare. Ed invero, se il Movimento 5 stelle – che finalmente è pro Europa e salvataggi in mare – ha diritto a delle attenuanti, il Pd (che da pochi anni non voto più) ha la preziosa occasione di specificare quale comportamento intenda assumere riguardo all’attuale sistema fiscale e di redistribuzione del reddito. Dopodiché, nel caso si dovesse andare al voto, l’elettorato farà giustizia di ogni garbuglio.

Marcello Valente

 

Elezioni subito…. capisco che il M5S ha la spada di Damocle dei due mandati, ma questo non è da considerarsi un mandato visto che non è completo.

Angelo De Vilo

 

Carissimi simpatizzanti del M5S, leviamoci dalla testa l’illusione che andando a votare il popolo italiano voglia punire la Lega e ci onori della maggioranza! Non è l’Italia il Paese che sa punire i traditori. Abbiamo, giustamente, firmato un contratto di governo con un partito che era ben lontano dalla nostra etica politica, ma l’abbiamo fatto per cercare di fare qualcosa di buono per gli Italiani. Siamo stati ingannati. Archiviamo il tutto e, con senso di responsabilità, pensiamo ai nostri connazionali più bisognosi, alla richiesta di legalità sempre tradita in passato. Stiliamo un nuovo contratto di governo, senza inciuci (che non fanno fortunatamente parte del nostro agire politico) e sottoponiamolo alle forze o debolezze politiche alternative alla cosiddetta destra. Unico punto fermo e intrattabile è che nessun Matteo deve far parte della compagine governativa.

Enzo Tonelli

 

Considerato che le elezioni sono un esercizio democratico che non dovrebbe mai essere aggirato, né represso, né demonizzato, se una legislatura o una maggioranza sono agli sgoccioli, a meno che non si voglia dire che si ha paura della democrazia, chiedo: se si facesse un governo M5S-Pd-LeU per fare la finanziaria, che ovviamente sarà una botta nei denti, e per tirare a campare per altri 3 anni fra liti, veti e ong, questo non sarebbe il giusto viatico per far prendere a Salvini, o a chi per lui, il 60% alle prossime elezioni politiche? Meglio un Salvini al 37% o uno al 60%?

Albertina Lodi

 

L’intesa si deve fare finendo i punti del programma 5S, a favore dei cittadini. Deve rimanere Conte naturalmente, insieme ai ministri 5s, altrimenti, non soddisfatte queste richieste legittime, si deve tornare al voto.

Luca Carestia

 

 

»A cura di Lorenzo Giarelli

Lino Banfi
Lega e M5S, vorrei metter pace. Ma forse è meglio se finisce qui

Io non so se sia meglio andare subito al voto o cercare una nuovo governo in Parlamento. Però qui siamo tutti preoccupati per questa situazione, mi piacerebbe che arrivasse un segnale dal presidente della Repubblica, perché noi possiamo fare di testa nostra quanto vogliamo, dire che uno preferisce questo o quell’altro, ma poi c’è il capo supremo super partes che ci deve indicare la via. Se poi dovremo andare a votare ci andremo, anche se sarà un po’ una rottura di balle. Però io sono come il nonno buono di questo governo, devo cercare di mettere pace, per me Matteo Salvini e Luigi Di Maio sono come due nipoti, manco sotto tortura posso dire se preferisco l’uno o l’altro. Uno dei due – senza fare nomi: Di Maio – ha detto che mi ammirava a prescindere da chi votassi, non gli interessava. Ma anche l’altro è stato sempre gentile con me. Detto questo, da bravo nonno, se vanno avanti a litigare bisogna anche fermarsi e dare un consiglio a malincuore: “Figlioli miei, forse è meglio se vi separate”.

 

Ivano Marescotti
Non vincano insulti e ripicche: grillini e dem possono convivere

Ho letto quel che ha scritto Tomaso Montanari sul Fatto e lo condivido in pieno. La Costituzione si regge su un principio proporzionale e bisogna intervenire sulla legge elettorale per non creare distorsioni. Sono d’accordo che non si debba andare al voto subito: è esattamente ciò che vuole Salvini. L’unica vera alternativa è un governo Movimento 5 Stelle-Pd, anche perché ci sono molti più punti di contatto tra queste due forze che tra i 5 Stelle e la Lega. Auspicavo che già un anno e mezzo fa quest’operazione andasse in porto, ma Matteo Renzi troncò le trattative e preferì i pop corn. È vero che in questi mesi il Movimento e i dem se ne sono dette di ogni, ma era lo stesso tra i grillini e i leghisti prima che facessero l’alleanza di governo. Non si fa politica sulle ripicche personali: si mettano al tavolo e costruiscano un accordo anche solo su 2 o 3 punti fondamentali che servano a mettere da parte questo fascistismo della Lega che troppo spesso i 5 Stelle hanno avallato.

 

Moni Ovadia
Ripartire da Conte per costruire un accordo che duri 2 o 3 anni

Viviamo in un Paese marcio, in completa decadenza sia nella sua classe dirigente che nella sua società. Il governo gialloverde, soprattutto per quanto riguarda Salvini, ha ben rappresentato questo fallimento e ora bisogna trovare un modo per andare avanti, senza che si possa pensare di rinnovare l’esperienza tra Movimento 5 Stelle e Lega. Ma nelle condizioni in cui siamo sarebbe una pessima idea anche andare a elezioni: sarebbe come pensare di curare un arto in cancrena con un bisturi sporco. Serve un governo che duri due o tre anni e che metta insieme quanto di buon senso ci sia. Mi sembra che si possa ripartire da Giuseppe Conte, che ha dato prova di dignità e equilibrio e ultimamente le ha cantate a Salvini. Non vedo altra possibilità a questa intesa temporanea. Certo è che sarebbe più facile se il Pd avesse avuto un buon ricambio nella classe dirigente: mi sembra che tanti uomini validi – cito Fabrizio Barca – non siano stati ascoltati abbastanza.

 

La lettera di Craxi a Cossiga: “Spero di poter rientrare…”

La Fondazione Craxi pubblica una lettera inedita indirizzata dall’ex leader socialista a Francesco Cossiga in occasione del novennale della morte dell’ex presidente della Repubblica. In cui, da Hammamet, inveisce contro Antonio Di Pietro, che nel frattempo si era dimesso dalla magistratura. “È ben possibile che in questa Italia devastata dalla giustizia politica e dove si svolge una lotta politica senza ideali tra bande di puro potere, la giustizia politica ed i suoi associati riescano ancora una volta a mettere tutto a tacere su questo e soprattutto su altro. In ogni caso non starò zitto io”. Craxi si mostra ancora fiducioso per una soluzione politica che gli consenta il rientro in Italia. “Se non verrà e se mi convincerò che è inutile farsi illusioni, credo che la mia reazione, peraltro molto documentata non mancherà, e renderà un buon servizio all’Italia e alla storia. Quanto al Di Pietro, come un suo libro certo non scritto da lui, non meritava una tua prefazione, la sua attuale situazione non merita proprio quello che dici. Io mi auguro ancora che tu stesso riprenda il tema della “operazione verità” di cui si è parlato e si parla”.