Per fare ordine nell’orda di ipotesi avanzate in questi giorni sull’elezione del Presidente della Repubblica abbiamo chiesto lumi a Gaetano Azzariti, costituzionalista della Sapienza.
Professore, come si fa a svolgere le operazioni elettorali in sicurezza?
Il problema è reale e mi pare che i partiti stiano dimostrando una crescente consapevolezza. Spero che l’emergenza sanitaria li spinga ad abbandonare i tatticismi che solitamente caratterizzano le elezioni del Capo dello Stato per concentrarsi sul merito della scelta, arrivando quanto prima ad un accordo.
Si può pensare a un voto da remoto?
È necessario applicare quanto stabilito dal regolamento della Camera. Il quale prevede, all’articolo 55, che il voto segreto possa aver luogo mediante procedimento elettronico: il sistema è quello del voto dal banco con tessera del deputato per garantire la personalità. È dunque una modalità di voto che non si estende ai senatori e ai delegati regionali, inoltre presuppone la compresenza ai banchi di tutti gli aventi diritto. Non si può utilizzare. Si deve allora applicare la regola generale dell’art. 49 del regolamento: nello scrutinio segreto “i voti sono espressi deponendo nelle urne l’apposita scheda”. Se si volessero cambiare le modalità di voto bisognerebbe quantomeno modificare il regolamento e trovare una soluzione tecnica adeguata che garantisca personalità, segretezza e distanziamento di tutti gli aventi diritto nel momento del voto. Aggiungo che non sarebbe neppure granché edificante assistere a un’elezione del rappresentante dell’unità nazionale “a distanza”, accentuerebbe la sensazione di un Parlamento evanescente.
Vista l’esplosione dei contagi e conseguenti quarantene, è verosimile che la platea dei 1008 sia ridotta. Sarebbe valida un’elezione con settecento votanti?
Sì, l’articolo 83 prevede che l’elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dell’assemblea. Dopo la terza votazione, è sufficiente la maggioranza assoluta, ma sempre degli aventi diritto, non dei presenti.
In caso di assenti quindi si alza il quorum.
Se ci si riferisce ai presenti, ovvero a chi materialmente esercita (o può esercitare) il diritto di voto sì. Per le prime tre votazioni bisogna arrivare comunque a 673 voti, dopo necessariamente a 505. In passato il problema non si è mai posto perché si è avuta sempre una partecipazione del cento per cento o assai vicina all’unanimità.
Si può rinviare il voto?
Assolutamente no. È un obbligo costituzionale. Una volta convocato il parlamento in seduta comune si apre una sorta di conclave che non può che concludersi dopo la “fumata bianca”, con l’elezione del Presidente. È certo che questa volta si avrà un forte rallentamento delle operazioni: in passato si sono normalmente svolte due votazioni al giorno, ora, per garantire il necessario distanziamento e la sanificazione dei locali, ce ne sarà solo una. Ricordo che in passato sono occorse anche un numero di votazioni molto elevato: il Presidente Leone è stato eletto dopo 23 votazioni. Oggi il protrarsi delle votazioni produrrebbe effetti perversi. Spero che nessuno punti a giocare con la pandemia.
Sarebbe un vulnus l’elezione di un presidente con una platea ristretta?
Più si va avanti con le votazioni, più c’è il rischio che il virus squilibri la composizione politica dell’Assemblea, colpendo maggiormente una parte politica anziché un’altra. Nascerebbero polemiche infinite.
L’ipotesi di una proroga del Presidente Mattarella è possibile?
La Carta non prevede questa ipotesi. L’articolo 85 stabilisce l’unico caso di proroga qualora le Camere siano sciolte o se manchino meno di tre mesi alla loro cessazione. Si potrebbe applicare questa norma per analogia. Ma si devono fare i conti con la fissazione settennale del mandato, che è tassativa. Dunque, potrebbe applicarsi l’articolo 86 che prevede che le funzioni del Presidente della Repubblica, in caso di impedimento, siano svolte dalla Presidente del Senato. Sebbene anche qui la Carta non si riferisca al termine del settennato. In questa situazione d’incertezza, se si dovesse superare la data del 3 febbraio termine del suo mandato, sarà il Presidente Mattarella a decidere quale strada scegliere. Io credo che opterebbe per la seconda ipotesi.