Se l’obbligo vaccinale per i lavoratori doveva essere l’antipasto in vista della sfida del Quirinale, Mario Draghi non può dormire sonni tranquilli. La maggioranza del suo governo ormai esiste solo sulla carta. Nonostante il voto all’unanimità, infatti, il clima che si respirava ieri sera a Palazzo Chigi era di sfilacciamento. “Andare avanti così è difficile” sospirava un ministro dopo la battaglia in Consiglio dei ministri. Anche Mario Draghi a fine giornata era irritatissimo facendo capire come la sua esperienza di governo fosse giunta al termine: “Ormai i partiti litigano su qualunque cosa – ha detto ai suoi – non si può più fare niente, nemmeno avere una linea sulla pandemia”.
Che la situazione fosse difficile lo si era capito già ieri mattina quando Giancarlo Giorgetti ha dato forfait in cabina di regia, anche se per “motivi familiari”. Il primo scontro è arrivato nella riunione del primo pomeriggio quando i partiti hanno avanzato proposte diverse sulla soglia d’età per imporre l’obbligo vaccinale: Dario Franceschini per il Pd lo rilancia per tutti, poi si accodano Forza Italia, LeU e Italia Viva. Lega e M5S però dicono no: si rinsalda l’asse gialloverde. Il Carroccio propone una mediazione con l’obbligo per gli over 60 per non bloccare le filiere produttive del Nord (edili e autotrasportatori su tutti), chiede indennizzi per i danni da vaccino e ristori subito. Per Roberto Speranza è “insufficiente”: il ministro della Salute vorrebbe l’obbligo vaccinale per tutti e arriva a proporre anche lo stop dei campionati di calcio. Draghi media: “Troveremo una soluzione”. Tra la cabina di regia e il Cdm però nel decreto viene inserito l’obbligo del Super Green Pass anche per chi accede ai servizi alla persona (parrucchieri ed estetisti), banche, poste, negozi. Quando la bozza esce, Salvini sbotta: “Non era concordato, è una follia”. Draghi prima del Cdm sente al telefono Giuseppe Conte che dà il via libera del M5S a patto però che il governo “comunichi meglio le misure” e chiede “ristori subito”. Il premier apre così il Cdm: “Vogliamo frenare la curva dei contagi e intervenire per le età più a rischio: fermare le ospedalizzazioni e salvare vite”. Ma alle otto si arriva al (quasi) strappo della Lega. I tre ministri fanno uscire una nota in cui parlano di misure “infondate” e minacciano di non votare il decreto: “Siamo responsabilmente al governo ma non acquiescenti a misure senza fondamento scientifico”.
Dietro alle loro parole c’è Salvini che comunica con Garavaglia. Draghi non può permettersi di perdere i voti della Lega in vista della battaglia del Colle e così, alla fine, l’articolo sul pass per negozi e servizi viene stralciato. Resta l’obbligo per gli over 50. Che fa infuriare Salvini: “Così al Quirinale Draghi non ci va” sussurrano i suoi fedelissimi. Anche gli altri partiti rilanciano: il Pd chiede l’obbligo vaccinale, FI per gli over 40. Si litiga anche sulla scuola. Ma il decreto passa all’unanimità. Per il premier è un passo indietro notevole visto che voleva l’obbligo per tutti i lavoratori. Dopo il Cdm Draghi si chiude nel silenzio (niente conferenza stampa) e sotto Palazzo Chigi scendono Speranza, Bianchi e Brunetta che fanno solo due battute con le agenzie. Senza domande.