Il nipote: ‘Inchiesta riaperta, ma a noi nessuno dice nulla’

“Non abbiamo mai saputo nulla sullo stato delle indagini, a distanza di 42 anni dall’omicidio. Non abbiamo alcuna notizia da parte della Procura. Sapere se le indagini vanno avanti, se c’è stata una archiviazione, se ci sono novità, se c’è qualcuno che ci lavora”. Lo ha detto Piersanti Mattarella, nipote omonimo dell’ex presidente della Regione Siciliana ucciso la mattina del 6 gennaio 1980 a Palermo. Condannati all’ergastolo come mandanti dell’omicidio i vertici di Cosa Nostra: Salvatore Riina, Michele Greco, Bernardo Brusca, Bernardo Provenzano e Pippo Calò. Ma resta senza nome il killer. Nel 2018 la Procura di Palermo ha riaperto l’indagine puntando sui rapporti tra gli uomini d’onore e l’eversione era. “Il 2022 è un anno importante, in cui ricorderemo il 30° anniversario delle stragi di Capaci e di via D’Amelio e il 40° dell’omicidio Dalla Chiesa. Spero che sia un anno in cui l’affermazione del diritto alla verità faccia dei passi significativi”, ha commentato Antonio Balsamo, presidente del Tribunale di Palermo.

Giochi Milano-Cortina, la pacchia è finita. Stop esenzioni fiscali per gli organizzatori

Giochi olimpici da sogno, gite di lusso, scenari mozzafiato. Per chi ci lavora, la Fondazione Milano-Cortina sembrava un paradiso. Anche fiscale: grazie a una norma approvata nel 2020 in piena pandemia, i manager del Comitato organizzatore (ma anche i semplici dipendenti) avrebbero potuto pagare le tasse solo su una piccola parte dello stipendio, il resto tutto guadagno netto. Ora la pacchia è finita, l’esenzione sparita: il governo Draghi l’ha cancellata nel Milleproroghe.

Smaltita la sbornia del veglione, a Milano-Cortina si sono risvegliati con una brutta sorpresa: dovranno pagare le tasse come tutti gli altri. Due anni fa, il decreto olimpico aveva concesso un regime particolarmente vantaggioso, per cui solo il 30% del lordo avrebbe fatto reddito. Il contratto firmato col Cio prevede una sorta di neutralità fiscale per i Giochi, per sgravare i contributi internazionali. Ma la norma così formulata rappresentava un privilegio. Infatti la notizia rivelata dal Fatto aveva suscitato un polverone, che si era tradotto in una piccola sforbiciata: niente sgravio per il 2020, imponibile del 60% dal 2021 al 2023, e poi del 30% negli anni “clou”. Ora però la mannaia è caduta sul serio, e inaspettata: con un paio di righe infilate all’ultimo momento, il governo ha chiuso i conti al 31 dicembre 2021. I dipendenti della Fondazione si sono goduti un anno di regime agevolato, poi basta.

Il provvedimento viene percepito da molti come uno sfregio del governo alla Fondazione e a chi la dirige. Tanto più che i soldi risparmiati (20 milioni) tornano nella disponibilità di Palazzo Chigi e del suo fondo destinato all’attività di base. A Milano-Cortina hanno già cominciato a farsi i conti in tasca preoccupati e ad alzare la cornetta, nella speranza di parare il colpo (il decreto può essere modificato in fase di conversione). Si tratta di un danno da decine, se non centinaia di migliaia di euro per i contratti più ricchi. Basti dire che su un ipotetico compenso da 450mila euro l’anno (la cifra che si vocifera percepisca l’ad Vincenzo Novari), con lo sgravio le tasse sarebbero state di appena 60mila euro, ora diventano di quasi 200mila. Ma il problema riguarderà tutti i 60 dipendenti: se avevano pattuito il lordo, ci rimetteranno; viceversa, se i netti dovranno essere adeguati al nuovo regime saranno i conti della Fondazione a saltare. In un caso o nell’altro, Milano-Cortina non sembrerà più tanto un paradiso.

Il numero d’esordio di Hulk venduto a 490mila dollari

Un albo a fumetti di 60 anni fa con le avventure dell’Incredibile Hulk – in cui il supereroe è raffigurato nel suo grigio originale e non in verde – è stato venduto all’asta per quasi mezzo milione di dollari. La rara copia di Incredible Hulk #1, pubblicata nel 1962, è stata acquistata da un collezionista privato per 490.000 dollari. Comic Connect, il sito di aste statunitense che ha curato la vendita online, ha precisato che si tratta della copia più costosa della prima storia di Hulk mai venduta. Creato da Stan Lee e Jack Kirby, il primo Hulk ha la pelle grigia, ma la Marvel cambiò la colorazione nel suo ormai caratteristico verde per il secondo numero, perché il processo di stampa in quadricromia dell’epoca faceva sì che il grigio venisse fuori in modo diverso in ciascuna delle pagine dell’albo.

Uccisione del capo dello Stato, Moise: arrestato ex soldato colombiano

Il suo nome in codice era “Floro”. Mario Antonio Palacios, 43 anni, ex soldato dell’esercito colombiano, è stato arrestato a Panama, mentre era in transito verso la Colombia dalla Giamaica, Paese che lo ha espulso in seguito al suo accesso illegale. Accusato di far parte del gruppo di fuoco che nel luglio dello scorso anno ha ucciso il presidente di Haiti, Jovenel Moise, nella sua abitazione di Port au Prince, Palacios ha ammesso di essere entrato nella camera da letto di Moise durante l’aggressione mortale, ma ha negato di essere coinvolto nell’omicidio. In seguito, riferiscono i media sudamericani, è stato trasferito a Miami, con il placet dell’Interpol. Non c’è pace ad Haiti. Sabato scorso, il primo ministro Ariel Henry è uscito illeso da una sparatoria contro il suo convoglio: stava per raggiungere le celebrazioni per la festa d’indipendenza nazionale.

Andrew insiste: “Un accordo rende nulla la causa di Giuffre”

Il principe che dice di non sudare, per via di una scarica di adrenalina ricevuta quando venne ferito in guerra alle Falklands, dovrà ‘sudare freddo’ ancora per qualche giorno, in attesa che il giudice Lewis A. Kaplan si pronunci sulla richiesta dei suoi legali di archiviare la causa per abusi sessuali intentatagli da Virginia Giuffre; oggi adulta, è stata una delle minorenni finita nel giro di pedofilia del finanziere Jeffrey Epstein – suicidatosi in carcere nel 2019 – e della sua partner Ghislaine Maxwell, riconosciuta colpevole il 29 dicembre d’avere procurato e addestrato ‘lolite’ per il suo sodale e i suoi amici. Secondo la stampa britannica, il giudice Kaplan non si è finora mostrato incline ad accogliere le tesi dei legali del terzogenito della Regina Elisabetta, Andrea, duca di York. Gli avvocati hanno provato a screditare la testimonianza della Giuffre, che ricorda che il principe “le sudava addosso” – lui dice di non sudare, ma non lo avrebbe provato –, e a sostenere che la Giuffre, cittadina statunitense, non può fare causa a New York perché vive in Australia. Ieri, però, i legali di Andrea hanno esibito un patto, rimasto finora segreto, tra Epstein e la Giuffre: nel 2009, la donna rinunciava, in cambio di cinquecento mila dollari, a ogni possibile azione legale contro il finanziere ed i suoi amici. Il documento, lungo nove pagine non cita Andrea, ma fa riferimento a tutti i “potenziali imputati”. Firmato da Epstein a Palm Beach e da Giuffre in Australia, l’accordo “non doveva in nessun modo essere interpretato come un’ammissione da parte di Epstein” d’avere violato leggi federali o statali. Al termine dell’udienza in video-conferenza, il giudice Kaplan ha manifestato interesse per le tesi dei legali di Andrea e s’è preso qualche giorno per decidere. La Giuffre sostiene che fu costretta a rapporti con il principe quando aveva 17 anni a New York, a Londra e alle Isole Vergini Usa. Il duca nega ma quale sia la decisione del giudice, il clima per Andrea nella Casa Reale resta pesante: rischia l’esclusione definitiva da ogni ruolo pubblico, dopo esserne già stato sospeso.

Steinmeier, il presidente che adora l’idea del “bis”

L’elezione avverrà a metà febbraio, ma il risultato sembra già chiaro. Frank Steinmeier farà un secondo mandato come presidente della Repubblica federale. Ieri i due leader del partito verde, Annalena Baerbock e Robert Habeck, hanno detto: “È un buon presidente federale ed è molto rispettato, ha reso grandi servizi al nostro Paese durante il suo primo mandato”. Nei giorni scorsi gli altri due membri della coalizione Semaforo, socialdemocratici e liberali, si erano espressi favorevolmente. Il 13 febbraio il Bundesversammlung, l’assemblea dei Grandi elettori, procederà al voto. Sono 1.472 gli aventi diritto: i membri del Bundestag e i rappresentanti dei 16 Stati federali. La coalizione può contare su una larga maggioranza. Inoltre Steinmeier ha alle spalle 30 anni di carriera nell’Spd, ha alleati e collaboratori in tutto l’arco parlamentare.

È stato vicecancelliere e due volte ministro nei governi Merkel. Il presidente compie 66 anni oggi. Di fede evangelica, è sposato e ha una figlia ventenne. Il primo incarico importante lo riceve da Gerhard Schröder, nel ’93 diventa direttore di gabinetto del primo ministro della Bassa Sassonia. Ed è sempre sotto l’ala di Schröder che passa al nazionale e inizia la scalata del Partito socialdemocratico. Nel 2005 Angela Merkel vince le elezioni, ma con uno scarto minimo. Schröder si presenta in tv e la sbeffeggia. I tedeschi si schierano con lei, Schröder non può far altro che andare via e lasciare il partito alle nuove leve. Tra loro c’è Steinmeier, che diventa ministro degli Esteri nella Grosse Koalition. Era la prima volta dalla fine degli anni ’60, l’ultimo fu Willy Brandt, che un socialdemocratico occupava la poltrona di ministro degli Esteri. Due anni dopo diventa vice cancelliere e nel 2009 tenta la corsa alla cancelleria. Merkel viene confermata e Steinmeier è il capo dell’opposizione. Quattro anni dopo c’è una nuova coalizione tra Cdu e Spd. Steinmeier ottiene per una seconda volta, sempre da Merkel, il ministero degli Esteri. Resta in carica fino a inizio 2017 quando viene eletto presidente della Repubblica federale. In Germania il ruolo del capo dello Stato è per lo più simbolico, rappresenta l’unità della nazione senza però avere poteri legislativi o esecutivi. Steinmeier è considerato dai tedeschi perfetto per questo compito, con i suoi messaggi pacati e grande capacità diplomatica.

Il 70% è favorevole a un secondo mandato. L’unica critica che si legge sui media: “Di nuovo un maschio”. Non c’è mai stata una presidente della Repubblica donna. Steinmeier non sarebbe il primo a ripetere due volte il mandato. Accadde per i primi presidenti della Germania Ovest: Theodor Heuss, 1949/59, e Heinrich Lübke, 1959/69. Poi c’è il caso di Richard von Weizsäcker, l’ex sindaco di Berlino Ovest eletto prima nel 1984 e poi confermato, che fu il primo presidente della Germania riunificata. L’ultimo a ottenere un secondo mandato fu Horst Köhler. Eletto nel 2004, confermato nel 2009 e dimissionario un anno dopo per le polemiche dopo una visita al contingente militare in Afghanistan in cui disse: “In caso di emergenza, gli interventi militari possono essere necessari per proteggere i nostri interessi”. Non andò meglio al suo successore, Christian Wulff. Rimase in carica appena 18 mesi, fu accusato di corruzione.

In migliaia contro i golpisti i militari rispondono con i lacrimogeni

Nella capitale,Khartoum, ma anche a Omdurman, Port Sudan, Nyala e altre città sudanesi, si sono ripetute nuove proteste in seguito alle definitive dimissioni del premier Abdalla Hamdok che, due giorni fa, ha deciso di abbandonare il suo incarico. Gli attivisti filo-democratici e gruppi di cittadini sono scesi in strada con tamburi e bandiere nazionali per manifestare contro l’esercito che, pochi mesi fa, il 25 ottobre scorso, ha defenestrato l’esecutivo compiendo un colpo di stato. “No al governo militare” è uno degli slogan scanditi dai sudanesi che chiedono lo scioglimento del consiglio militare guidato dal generale Abdel Fattah al-Burhan. Consapevoli del profondo scontento della popolazione per la giunta militare che si è impossessata degli apparati dello Stato, i soldati hanno chiuso numerose strade, come già fatto in precedenza, per impedire alla folla di raggiungere i palazzi governativi. Le forze di sicurezza hanno poi usato gas lacrimogeni contro i dimostranti quando hanno cominciato ad erigere barricate ed alimentato fiamme bruciando pneumatici. Le marce di protesta dei cittadini finora sono state represse con brutalità e, dal giorno del golpe, almeno 57 persone hanno perso la vita, mentre centinaia sono stati i feriti.

Silicon Valley, come ingannare il mondo fingendosi dei geni

La Silicon Valley è lastricata di cattive intenzioni. Ieri è stata condannata Elizabeth Holmes, 37 anni, amministratrice delegata dalla Theranos, che ora ne sconterà 20 di carcere. La sua start-up, che aveva raccolto oltre 1 miliardo di dollari di finanziamenti, prometteva di rivoluzionare il sistema delle indagini mediche: Holmes sosteneva di possedere la tecnologia adeguata per analizzare il sangue di ogni paziente solo da poche gocce e le riviste specializzate le avevano dedicato le copertine. Per il procuratore Jeff Schenk che ha sostenuto l’accusa, l’imprenditrice “ha scelto la frode rispetto al fallimento della sua impresa; una scelta disonesta verso gli investitori e i pazienti. Una decisione criminale”. Ma Holmes non è la prima stella cadente della Valle: l’elenco delle aziende che hanno, in maniera sistematica e volontaria ingannato chi aveva creduto nei loro progetti è molto lunga. Ecco alcune di queste storie.

“Outcome health”, risultati poco salutari

Mezzo miliardo di dollari di investimento all’azienda fondata da due studenti dell’Università Northwestern, Illinois, nel 2006. Potenzialmente, secondo gli esperti, la società valeva almeno 5 miliardi di dollari. I due studenti promettevano una massiccia distribuzione di informazioni e pubblicità a decine di migliaia di studi medici negli Usa. Hanno diffuso però, secondo i giudici americani, solo “informazioni false e fraudolente” con uno schema ingannevole per incentivare altri potenziali clienti.

“La compagnia degli onesti”

Fondata dall’attrice Jessica Alba nel 2011, The Honest Company assicurava ai suoi consumatori che i prodotti venduti fossero naturali e privi di detergenti nocivi, ma nel 2017 la società è finita in tribunale per frode. L’azienda della star di Hollywood, nel novembre scorso, è tornata davanti ai giudici perché denunciata dai suoi stessi azionisti per non aver rivelato che le alte quote delle vendite erano dovute solo all’emergenza sanitaria in corso. Gli azionisti hanno infatti acquisito quote della Honest in base a informazioni che lasciavano intendere che l’ascesa della società fosse strepitosa.

Hampton Creek e la maionese vegana

Il boom di vendite dei prodotti alimentari vegani della Hampton Creek spingevano sempre più persone a investire nella start-up, che è riuscita a raccogliere 90 milioni di dollari per le straordinarie performance sul mercato di un particolare prodotto: la maionese vegana. I guai sono arrivati quando è stato scoperto che la Hampton mandava i suoi stessi addetti a comprare centinaia di barattoli esposti nei supermercati Usa per falsificare i dati delle vendite e dare l’illusione del successo del prodotto.

Mozido, un fiasco da 314 milioni di dollari

Ci aveva investito perfino la MasterCard nella società di pagamenti Mozido, valutata alla sua nascita, nel 2014, oltre 2 miliardi di dollari. Prometteva la rivoluzione di pagamenti e transazioni finanziarie perfino tra quanti non avevano nemmeno un conto in banca, soprattutto in India, Africa e Asia. Però è successo altro: il fondatore, Michael Liberty, ha aperto tra il 2010 e il 2017, alcune società che facevano finire i soldi degli investitori sui suoi conti personali, un crimine per cui rischia un ventennio dietro le sbarre.

Pixelon, come far finta di essere un businessman

Michael Fenne, fondatore di Pixelon, azienda californiana nata nel 1998, andava in giro dicendo a tutti che avrebbe cambiato per sempre il mondo del video. In quell’utopia investirono in molti, fino a regalare alla Pixelon 30 milioni di dollari, 12 dei quali furono stanziati per un party senza freni a Las Vegas per il lancio del marchio: per l’occasione si esibirono i Kiss e gli Who. La società fallì persino nella trasmissione dello streaming della festa. Qualche giorno dopo si è scoperto che Fenne non era mai esistito: era il nome sotto cui si nascondeva David Kim Stanley, il figlio di un pastore che aveva frodato i parrocchiani di suo padre per oltre 1 milione di dollari negli anni 80. Condannato a 36 anni di carcere in Virginia, era fuggito in California.

Asenqua, una società mai esistita

Coinvolgendo azionisti dalla Silicon Valley a Hong Kong, lo studente del prestigioso Mit, Albert Hu, ha convinto decine di persone a investire nel suo fondo Asenqua, nato nel 2001, per la gestione di società tecnologiche. Oltre 5 milioni di dollari finiscono nel fondo. Condannato per frode telematica nel 2012, Hu sconta una condanna a 12 anni. Era riuscito a convincere chi gli aveva affidato i suoi soldi per anni, che la sua azienda esistesse davvero, sebbene si fosse limitato ad aprire solo un sito in Internet.

Amazon Francia, gli utenti a Bezos: “Paga qui le tasse”

“Il miglior commento sotto questo post diventerà la nostra biografia”. Quando Amazon ha lanciato questo contest sulla sua pagina Instagram francese della piattaforma Prime Video, non sapeva che si sarebbe trasformato in un clamoroso autogol. Perché, a quel punto, una marea di utenti hanno commentato proponendo la frase: “Promettiamo che pagheremo le tasse in Francia”. Una valanga di follower hanno praticamente approfittato del concorso per ricordare al colosso di Jeff Bezos che, benché Amazon faccia affari in molti Paesi europei, le tasse pagate sono pari a zero. Questo deriva da vari fattori: innanzitutto, nonostante l’azienda abbia aumentato di molto i ricavi, specialmente durante la pandemia, l’anno scorso ha chiuso il bilancio europeo con una cospicua perdita, senza però specificare i risultati nei singoli Paesi. Inoltre, Amazon ha stabilito la residenza fiscale della divisione europea in Lussemburgo, nazione che riconosce un trattamento di favore.

Il taxi di Sergio e il trenino sul 5

Il 2021 esce dal calendario e si imbuca nella storia della tv grazie a due memorabili momenti di addio, a partire dal saluto di Sergio Mattarella. Nella fatale serie di moniti e ovvietà in cui consiste il discorso di fine anno del presidente della Repubblica (serie che a Mattarella viene particolarmente bene), quel che si vede conta assai più di quel che si dice. Show, don’t tell, suggeriva Hemingway. Poco importa se sullo sfondo dei giardini del Quirinale si vedono palme, banane o mangrovie; l’effetto è comunque quello subtropicale, da “Repubblica delle banane”, individuato dallo storico dell’arte Tomaso Montanari.

Show, don’t tell: ancora più hemingwayana la scelta di Mattarella di parlare in piedi, dritto e impettito, bandiera tra le bandiere. Il segno di una certezza istituzionale a cui appoggiarsi, ma anche di un uomo che ha fatto i bagagli ed è sul piede di partenza. Già l’anno scorso Mattarella aveva parlato in piedi, ma stavolta era in corridoio, con i giardini sullo sfondo, e le bandiere ripiegate. Più chiaro di così non poteva essere (l’inconscio va sempre al nocciolo della questione); è stato bello ma non vedo l’ora di tagliare la corda. Anzi, scusate se sarò breve, ma sta arrivando il taxi, che da un momento all’altro immaginavamo di veder spuntare oltre le palme. Intanto, in attesa del taxi presidenziale, su Canale5 scaldava i motori il trenino di mezzanotte agli ordini di Federica Panicucci, entusiasta di trasformare il Teatro Petruzzelli “in una grande discoteca” all’indomani della chiusura delle discoteche. Nulla di strano: la tv è ormai un mondo parallelo abitato dalle stesse persone che si scambiano inviti, un Paese dei balocchi di imbarazzanti privilegiati, che tuttavia molti apprezzano e invidiano: è “il Berlusconi in me”, ben più pernicioso del Berlusconi in sé. Dal taxi di Mattarella al trenino di Canale5: siamo pur sempre nell’era delle comunicazioni di massa. E questa non è più la Repubblica delle banane. È la Repubblica dei datteri.