Sono trascorsi 40 giorni da quando è entrata in vigore la misura della sanzione, 100 euro una tantum, per gli over 50 che a dispetto dell’obbligo disposto dal decreto legge del 5 gennaio scorso hanno scelto di non sottoporsi alla vaccinazione. Delle multe però non c’è traccia. Finora non ne è stata comminata nemmeno una. Riavvolgiamo il nastro. Il ministero della Salute il 4 marzo ha inviato all’Agenzia delle Entrate/Riscossione (Ader) i primi 600 mila codici fiscali. Che non sono affatto pochi, se si considera che in Italia ci sono ancora oltre 1,2 milioni di persone con oltre 50 anni di età che non hanno ricevuto nemmeno la prima dose. Ma, se tutto va bene la maggior parte di loro non si vedrà recapitare a casa l’atto esecutivo prima dell’autunno prossimo. Questo perché il percorso burocratico messo a punto per emettere le multe è così contorto che sembra voler attuare un’azione di moral suasion più che spaventare i recalcitranti al vaccino. Il procedimento parte dal ministero della Salute, che – come detto – trasmette i dati fiscali sui soggetti inadempienti all’Ader. Quest’ultima a sua volta contesta l’inadempienza all’interessato attraverso una comunicazioni di avvio del procedimento sanzionatorio. Chi la riceve ha 10 giorni di tempo per inviare all’azienda sanitaria di riferimento l’eventuale documentazione che ne attesta l’inidoneità al vaccino o altri problemi che rendono impossibile la somministrazione.
Solo che non è finita qui. L’Asl deve verificare che effettivamente ci siano le condizioni di una esenzione e poi comunicare l’esito, sempre entro dieci giorni, all’Agenzia delle Entrate/Riscossione. Alla fine l’elenco depurato dai nomi di chi ha eventualmente diritto all’esenzione viene inviato nuovamente al ministero della Salute per il controllo, la verifica finale e la firma. E solo a quel punto l’Ader può inviare la cartella esattoriale, cioè l’atto esecutivo. Tenendo conto del fatto che per completare la procedura, dal momento in cui scatta la comunicazione preventiva, ci sono a disposizione 180 giorni di tempo, sei mesi. Questo spiega perché nonostante il ministero abbia trasmesso il primo flusso di dati fiscali i primi di marzo ancora le sanzioni non siano state comminate. Né lo saranno, a questo punto, nelle prossime settimane o entro la fine della primavera. Più realistico pensare che non arriveranno a destinazione prima della fine dell’estate. Eppure dall’1 aprile, con la fine dello stato di emergenza sanitaria, non sarà più necessario il Green pass rafforzato sul luogo di lavoro, basterà quello base, rilasciato dopo l’esecuzione di un tampone. Non per gli over 50, comunque, per i quali l’obbligo resterà in vigore fino alla fine di maggio. Due mesi durante in quali difficilmente potranno a questo punto ricevere le sanzioni: i tempi previsti sono troppo lunghi.
E dire che molti ostacoli erano stati rimossi. Per esempio il nodo giuridico della protezione dei dati sensibili – quelli relativi alla salute – era già stato sciolto in febbraio dal Garante della Privacy, secondo il quale le aziende sanitarie non devono trasmettere informazioni sulla salute dell’interessato. Ma ciò non toglie che all’Agenzia delle Entrate arrivino da tempo delle segnalazioni di fac-simili di querele con i quali i no vax irriducibili sarebbero pronti a dare battaglia davanti al giudice di pace. Fac-simili in base ai quali il provvedimento del governo entrerebbe addirittura nella sfera degli illeciti perseguibili penalmente. L’elenco dei reati ipotizzati? Si va dall’abuso d’ufficio alla violenza privata per arrivare addirittura all’estorsione. Presunte violazioni che molto probabilmente non arriveranno mai sulla scrivania di un magistrato. Ma che dimostrano quanto sia difficile convincere la platea delle persone che hanno deciso di non vaccinarsi. Non li ha persuasi nemmeno il vaccino tradizionale Novavax, basato su una biotecnologia utilizzata da alcuni decenni. Delle oltre un milione di dosi arrivate fino a questo momento in Italia ne sono state somministrate appena il 2%. Nel frattempo si assiste a un dimezzamento dei contagi rispetto a domenica, 32.573 contro 60.415, ma +12,7% rispetto a 7 giorni fa. Aumentano leggermente i ricoveri con sintomi (+3,1% rispetto al 14 marzo), sempre in diminuzione le terapie intensive ma ancora 119 morti.