Per un accordo raggiunto, c’è uno sciopero sospeso. Per un annuncio fatto, ci dovrà essere un riscontro anche dopo il periodo elettorale. L’accordo è quello tra governo e sindacati sulla scuola, lo sciopero è quello previsto per il 17 maggio. Nella notte di ieri, Flc Cgil, Cisl e Uil scuola, Snals e Gilda hanno sottoscritto una intesa con il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, che affronta un importante ventaglio di problemi, anche se non ancora nel dettaglio.
Si parte dal problema dell’autonomia differenziata, progetto che preoccupava più di altri i sindacati e che riguardava le proposte di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna intenzionate a gestire l’istruzione a livello regionale anche nell’organizzazione del personale e delle retribuzioni. “Il governo – si legge nell’intesa – si impegna a salvaguardare l’unità e l’identità culturale del sistema nazionale di istruzione e ricerca, garantendo un sistema di reclutamento uniforme, lo status giuridico di tutto il personale regolato dal contratto collettivo nazionale, e la tutela dell’unitarietà degli ordinamenti statali, dei curriculum del sistema di governo delle istituzioni scolastiche autonome”.
Nell’accordo si affronta anche il rinnovo del contratto dei dipendenti della scuola, che è scaduto il 31 dicembre. “Le parti – si legge – concordano sulla necessità di avviare quanto prima gli incontri per giungere al nuovo contratto di lavoro”. Inoltre, si fissa un limite temporale entro cui arrivare all’adeguamento salariale all’inflazione. “Il governo si impegna a garantire il recupero graduale nel triennio del potere di acquisto delle retribuzioni dei lavoratori del comparto istruzione e ricerca”. Aumenti almeno a tre cifre, secondo quanto ha detto il ministro, anche per permettere “un graduale avvicinamento alla media dei livelli salariali di altri Paesi europei”. Bisognerà “reperire ulteriori risorse finanziarie” per la legge di Bilancio per il 2020.
Sul precariato, l’accordo affronta il lungo e il breve periodo. Sul lungo si prevedono più concorsi pubblici per sostituire il personale che andrà in pensione, con modalità semplificate per i precari che in questi anni abbiano accumulato almeno 36 mesi di servizio. Sul breve periodo, per questi stessi precari, sono previsti “percorsi abilitanti e selettivi” riservati. Tra concorso straordinario e ordinario si dovrebbero immettere in ruolo 27 mila docenti per infanzia e primaria e circa 48 mila per la secondaria.
L’intesa ha però fatto arrabbiare i sindacati del pubblico impiego, Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa che hanno invece confermato lo sciopero proclamato per l’8 giugno, indetto per chiedere un piano straordinario di assunzioni e il rinnovo dei contratti per questo triennio (quello della sanità privata scaduto da 12 anni e del comparto medici e dirigenti pubblici, scaduto dal 2009). “Non ci sono lavoratori di serie A e di serie B – hanno sottolineato – tutti i dipendenti pubblici attendono il rinnovo del contratto. Il premier ci convochi”.
E critiche sono arrivate anche dai Cobas, dall’Unicobas e dall’Usb che parlano di “confederali venduti per un piatto di lenticchie” . I primi due confermano lo sciopero del 17 maggio, il terzo invece ne ha promosso un altro per il 10 maggio. “Lo sciopero non era e non è mai un atto di ostilità politica contro la maggioranza di governo, così come l’intesa non sancisce alcuna alleanza”, ha detto la leader della Cisl Scuola, Maddalena Gissi.