Aun certo punto Fabrizio Salini, nel suo intervento ieri in commissione di Vigilanza Rai, chiamato insieme al presidente Marcello Foa, ha lanciato una sorta di appello alla politica, che gli stava di fronte nelle vesti di una quarantina di parlamentari. “La Rai ha bisogno di stabilità nella governance e nelle risorse. L’azienda non può essere considerata solo pubblica amministrazione e per le sfide da affrontare sul mercato globale necessita di fondi certi”, ha detto l’ad di Viale Mazzini. Il riferimento non sembra solo al taglio dell’extragettito del canone che l’esecutivo ha destinato altrove, ma ha il sapore di un “lasciateci lavorare” alla politica. Perché la politica, e i partiti, nella tv pubblica sono sempre un impiccio. Basti vedere questa audizione. La sua prima convocazione – per discutere del piano industriale – risale al 14 marzo. L’audizione è saltata e i rinvii si sono susseguiti, settimana dopo settimana, fino a ieri, che però ha visto un’audizione a metà: dopo le relazioni di Foa e Salini, i deputati hanno chiesto lo stop perché a Montecitorio erano previste votazioni, e la seconda parte, quella più attesa, con domande e repliche, è stata rinviata ancora. Uno stillicidio che ha dato vita a più di un retropensiero. “Si vuole tenere Salini a bagnomaria fino alle Europee. Poi si vedrà, ma non è detto che il suo piano veda la luce…”, una delle considerazioni più ascoltate nel sottobosco di Viale Mazzini. “Se si vuole fare, un’audizione si fa. Al lunedì o al venerdì, quando non c’è aula. Tutti questi rinvii sono sospetti”, osserva un deputato dell’opposizione.
Ieri, comunque, a fare notizia ci ha pensato Foa che, chiamato a rispondere sul pluralismo, ha snocciolato dati dell’Osservatorio di Pavia secondo i quali è vero che Salvini a Di Maio sono sovraesposti in tg e programmi d’informazione, ma lo sono a danno dei loro rispettivi partiti, Lega e 5 Stelle, non delle forze di minoranza. “C’è più equilibrio oggi di ieri. Ma siccome i due vicepremier sono i leader dei due principali partiti di governo, l’informazione si concentra molto su di loro, a scapito delle altre voci della maggioranza”, ha sottolineato Foa. Che poi ha citato percentuali. Con Conte, maggioranza e governo 50% di spazio; con Renzi 59%; con Gentiloni 57%. Sta di fatto, però, che l’Agcom negli ultimi mesi ha richiamato due volte mamma Rai per mancato pluralismo, intimandole di riequilibrare. Per il secondo tempo, e le domande dei dem sul piede di guerra, bisognerà attendere.