La riforma dell’affido dei minori approderà in aula al Senato fra 3 o 4 mesi come minimo. E, sempre che ciò avvenga, per allora avrà perso i connotati del ddl Pillon che tanto ha diviso la Lega (che lo ha presentato) e i 5Stelle: “Si va verso una completa riscrittura del testo all’esito delle 125 audizioni già svolte e delle altre proposte presentate sulla stessa materia. Un testo unificato su cui si esprimerà la Commissione e che andrà poi in aula” assicura il pentastellato Mattia Crucioli, membro della commissione Giustizia di Palazzo Madama dove anche oggi proseguirà la discussione generale. Per la quale si attendono tempi lunghi, forse lunghissimi: la parola d’ordine è far parlare tutti quelli che lo vorranno, anche più dei dieci minuti ciascuno consentiti dal regolamento, come ha stabilito l’ufficio di presidenza per evitare che venisse evocato il bavaglio.
Del resto già ieri alcuni interventi, tra cui quello di Giacomo Caliendo di Forza italia hanno sforato la mezz’ora. Il gruppo del Pd ha iscritto a parlare tutti i suoi 52 senatori per convincere la maggioranza gialloverde a ritirare del tutto il ddl del Carroccio. Così come concordato con il neo segretario dem, Nicola Zingaretti che cerca di mettere in mora Lega e Cinque Stelle su un tema che ha a che fare con i diritti delle persone e delle famiglie. E di trasformare in battaglia politica la petizione lanciata sulla piattaforma change.org che ha già ricevuto 170 mila sottoscrizioni: “Siamo con le donne, gli uomini e le associazioni che in queste ore si stanno mobilitando perché sia cancellata per sempre la follia del disegno di legge Pillon. Noi non arretreremo di un millimetro finché quel testo, figlio di una cultura machista e retrograda, non verrà ritirato”, ha scritto su Facebook mentre fuori da Montecitorio si animava il presidio organizzato da D.i.Re-Donne in Rete contro la violenza, Casa internazionale delle Donne, Non Una Di Meno, Arci, Rebel Network, Udi-Unione donne in Italia, Cismai-Coordinamento italiano servizi maltrattamento infanzia e Cgil che chiede la cancellazione del testo leghista.
Flash mob a parte, la discussione parlamentare si è aperta con alcuni battibecchi. Relativi per la verità a questioni logistiche dovute al sovraffollamento di senatori in commissione Giustizia, dove i dem si sono presentati in massa. “Cambiamo aula, siamo in troppi. C’è cattivo odore” ha detto l’ex ministro dem Valeria Fedeli. Nervosismo a parte, l’annunciata maratona del Pd, tutto sommato non dispiace ai pentastellati. Che sono convinti che alla fine il Carroccio stesso rinuncerà a chiedere l’introduzione dell’affidamento paritario a favore di entrambi i genitori per minori fino a 3 anni. Ma i 5Stelle non intendono mollare neppure per quel che riguarda la fascia di età che va dai 3 ai 12 anni: dovrà essere comunque prevista una clausola di salvaguardia in modo che non sia possibile alcun automatismo sui tempi paritari dell’affido, in caso di mancato accordo tra genitori. Insomma un margine di discrezionalità ai magistrati che dovranno misurarsi con le contese familiari che hanno come epicentro l’affido dei figli dovrà essere sempre riconosciuta. Si punta a un testo equilibrato anche trovare il modo di dare esecuzione alle sentenze, pure europee, che hanno stabilito il diritto dei genitori separati (nella stragrande maggioranza dei casi padri) a poter trascorrere il tempo con i figli che viene loro negato anche se stabilito da un giudice.