La mobilità si fa sostenibile tramite le note del pianista Ludovico Einaudi

Evento imperdibile per gli appassionati di musica: questa sera alle ore 21, all’Audi city lab presso l’Arco della Pace, si esibirà il maestro Ludovico Einaudi con il suo magico pianaforte. Einaudi ha in passato testimoniato la sua attenzione al futuro del pianeta e delle giovani generazioni eseguendo nel 2016 l’inedito Elegy for the Arctic su una piattaforma galleggiante tra i ghiacci delle Isole Svalbard. Un commovente grido d’allarme in difesa dell’Artico.

Patrocinato dal Comune di Milano, il concerto è gratuito e aperto al pubblico, ma a non più di 5.000 persone.

Il bonus sui mobili, lo sconto che resiste

Letti, armadi, cassettiere, librerie, scrivanie, tavoli, sedie, comodini, divani, poltrone. Oggetti che affolleranno gli stand del Salone del Mobile. È l’occasione per guardare le novità del design e non farsi spaventare troppo dai prezzi sfruttando gli incentivi prorogati dalla legge di Bilancio. Anche nel 2019, infatti, si può, infatti, usufruire della detrazione Irpef del 50% per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+ (A per i forni), destinati ad arredare un immobile oggetto di ristrutturazione. Bonus che, però, può essere richiesto solo da chi realizza un intervento di ristrutturazione edilizia iniziato non prima del 1° gennaio 2018. Per avere l’agevolazione è indispensabile realizzare una ristrutturazione edilizia (e usufruire della relativa detrazione), sia su singole unità immobiliari residenziali sia su parti comuni di edifici, sempre residenziali. Indipendentemente dall’importo delle spese sostenute per i lavori di ristrutturazione, la detrazione del 50% sui mobili nuovi va calcolata su un importo massimo di 10.000 euro, riferito, complessivamente, alle spese sostenute per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici.

La detrazione deve essere ripartita tra gli aventi diritto in dieci quote annuali di pari importo. Il limite dei 10.000 euro riguarda la singola unità immobiliare, comprensiva delle pertinenze, o la parte comune dell’edificio oggetto di ristrutturazione. Quindi, il contribuente che esegue lavori di ristrutturazione su più unità immobiliari avrà diritto più volte al beneficio. Per avere la detrazione sugli acquisti di mobili (è però escluso l’acquisto di porte, pavimentazioni (per esempio, il parquet), tende e tendaggi, altri complementi di arredo) occorre effettuare i pagamenti con bonifico o carta di debito o credito. Non è consentito, invece, pagare con assegni bancari, contanti o altri mezzi di pagamento. Se il pagamento è disposto con bonifico, non è necessario utilizzare quello (soggetto a ritenuta) appositamente predisposto da banche e Poste per le spese di ristrutturazione edilizia. La detrazione è ammessa anche se i beni sono acquistati con un finanziamento a rate, a condizione che la società che eroga il finanziamento paghi il corrispettivo con le stesse modalità prima indicate e il contribuente abbia una copia della ricevuta del pagamento.

Effetto export. Gli italiani puntano al low cost

Designer, architetti, affaristi, turisti e tutta la varia umanità che affolla il Salone del Mobile, in contemplazione di sedie, comò e lavabi di design, sono una manna per Milano. La Camera di Commercio stima 370 mila visitatori per una fiera da record. L’indotto coinvolge 150 mila addetti, per 23 mila imprese, di cui 1.000 tra alberghi e alloggi (la piattaforma Airbnb fa la parte del leone), 10 mila tra ristoranti e bar, 6 mila negozi e 5 mila imprese, dai trasporti agli interpreti.

Il Salone funziona alla grande, perché ad andare bene in Italia è il settore dell’arredamento. Dopo gli anni della crisi, con 10 mila aziende chiuse tra il 2007 e il 2012 e un giro d’affari calato da 42 a 28 miliardi, le imprese si sono riorganizzate, la domanda, soprattutto estera, è aumentata, e i fatturati di conseguenza. Se il Pil italiano nel 2018 è cresciuto di un magro 0,9%, il fatturato di mobilieri e affini ha fatto più 2%. Dei 23,7 miliardi annui di mobili e complementi d’arredo venduti nel 2018, 9,8 miliardi sono andati all’estero, contro 2,1 miliardi di importazioni con la domanda in aumento da 5 anni. L’export, secondo l’ultimo report dell’Ocse, traina l’economia italiana “grazie alla transizione delle industrie esportatrici verso prodotti a maggiore valore aggiunto”. Un’analisi in cui le 47 mila imprese del mobile rientrano in pieno. “Nel segmento dell’alto di gamma le nostre aziende hanno conquistato la quota principale su tutti i mercati”, dice Emanuele Orsini, presidente di FederlegnoArredo, l’organizzazione di Confindustria che organizza l’evento, “a dimostrazione della capacità del settore di reggere agli urti del quadro macroeconomico internazionale e di mantenere il vantaggio competitivo”.

Mobili e oggetti di design italiani vanno soprattutto in Francia, Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Cina. Ma se la Cina è ora il quinto mercato, è anche quello in cui la domanda aumenta di più: secondo i dati Ice-ministro dello Sviluppo economico, in 5 anni è passata da 214 a 472 miliardi di euro. Una dinamica a cui, secondo gli esperti, il progetto infrastrutturale della Via della Seta apporterà più che altro benefici, visto che il Made in China qui non è un concorrente temibile. “Si evidenzia una riduzione dell’impatto delle importazioni di prodotto finito soprattutto dalla Cina”, conferma uno studio sull’andamento dell’arredamento nel 2018 di FederlegnoArredo.

Come in altri settori, la concorrenza cinese si fa sentire soprattutto sul prodotto di fascia bassa e sui componenti. Lì la crisi c’è ancora. Giusto per citare l’esempio più recente: la Novolegno, azienda avellinese del gruppo Fantoni che fabbrica pannelli in Mdf (fibre di legno) il 21 febbraio scorso ha annunciato la chiusura degli impianti. “Ci sono 170 lavoratori che perdono il posto, l’azienda ha solo detto che il mercato si è ridotto per la concorrenza internazionale”, dice Gianni Fiorucci, segretario organizzativo della Fillea Cgil, sindacato del settore.

Se le imprese con le spalle larghe hanno potuto investire e ristrutturarsi, il piccolo mobiliere della Brianza (o della Bassa Veronese, della Bassa Padovana, di Treviso e Pordenone, distretti storici del mobile), è sopravvissuto diventando un fornitore. Sia dei grandi gruppi del mobile low cost, come Ikea o Mondo Convenienza, colossi del retail che fatturano oltre 1 miliardo, sia dei grandi nomi del Made in Italy. “È aumentata la polarizzazione”, spiega Fiorucci, “Da una parte i grandi gruppi vanno bene, dall’altra i piccoli fanno fatica e devono abbassare costi, tutele, diritti”.

Quanto al Made in Italy di lusso, se l’italian style funziona nel marketing, gli interessi, produttivi e societari, sono sempre di più all’estero. Natuzzi, produttore di divani nelle Murge quotato a New York, prima azienda italiana di arredamento, ha affrontato la crisi che ne ha dimezzato il fatturato (805 milioni nel 2002, 449 nel 2017), trasferendo la maggior parte della produzione all’estero. Dei circa 4 mila addetti, mille sono a Shanghai, che fa il 36% del fatturato di gruppo, 1.235 sono tra Romania e Brasile. Mentre per 1.600 operai dei tre stabilimenti italiani tra Bari e Matera, 788 a rischio esubero, è stato firmato a dicembre un accordo al ministero dello Sviluppo economico che, in cambio di 35 milioni di finanziamento pubblico, proroga contratti di solidarietà e cassa integrazione. Mentre il secondo nome nel settore, Poltrona Frau, (gruppo che comprende i marchi Cassina e Cappellini), dal 2014 è di proprietà estera, del gruppo statunitense di arredamento per uffici Haworth.

La donna-poltrona della discordia. Polemiche al Fuorisalone

Il Salone del Mobile ha aperto ufficialmente le porte dei suoi 205 mila mq di superficie che ospitano oltre 2 mila espositori. Ma quel che accade in Fiera, a Rho, è ormai da anni solo la parte più istituzionale di quel grande appuntamento che è oggi la Milano Design Week, evento diffuso che coinvolge l’intero capoluogo lombardo e per una settimana lo trasforma con la sua caleidoscopica offerta di iniziative. Perché la Design Week è un fenomeno grande come la città di Milano che per questa occasione coinvolge il pubblico con iniziative trasversali che rendono alla portata di tutti i complessi temi e argomenti solitamente riservati agli addetti ai lavori.

Una grande festa cittadina capace di coniugare la dimensione chiusa e professionale del Salone del Mobile a quella più popolare e aperta del Fuorisalone. Due eventi in simbiosi che hanno trovato nel tessuto produttivo, culturale e urbano del territorio milanese, un contesto in grado di accogliere e dare spazio a tutte le diverse espressioni e i diversi interessi della comunità del design internazionale. Ma non solo, perché oggi la “design-week mania” ha contagiato anche altri settori, dalla moda al beauty, dal food alla tecnologia, con un’importante ricaduta economica per tutta la città. Per questa settimana gli hotel registrano il tutto esaurito già mesi prima, senza contare gli affitti, che quest’anno hanno fatto registrare aumenti medi del 350%, come emerge dai dati del gruppo immobiliare Abitare Co. Ad esempio, per affittare un appartamento di 70 mq in zona Garibaldi-Porta Volta sono necessari 4.800 euro, a fronte dei 900 solitamente chiesti. Si va poi dai 2.240 di Tortona ai 1800 di Lambrate fino ai 2.200 del quartiere Isola.

Un incremento che riguarda tutti i quartieri della città, grazie al fatto che negli anni sono nati nuovi distretti anche in zone che fino a qualche anno fa venivano considerate periferiche, come Bovisa. Ogni distretto racchiude al suo interno la storia di quel quartiere e il design diventa così uno strumento per farlo scoprire non solo al mondo, ma anche agli stessi milanesi che in questa settimana stentano a riconoscere la propria città, i cui spazi vengono plasmati e trasformati dalle opere di artisti e designer.
I bastioni di Porta Venezia sono stati letteralmente “impacchettati” con sacchi di juta dall’artista ghanese Ibrahim Mahama, mentre in piazza Duomo è comparsa la “Maestà Sofferente” di Gaetano Pesce (la foto è nella pagina accanto), una gigantesca scultura ispirata all’iconica poltrona “UP5&6” del 1969 che raffigura un corpo femminile nudo ferito da centinaia di frecce. L’opera è una metafora della violenza sulle donne, ma ha suscitato grande curiosità e molte polemiche con l’assessore regionale alla Sicurezza, Riccardo De Corato, che l’ha definita “di dubbio gusto”. “L’installazione – ha sottolineato – ispira ben più di un dubbio. Le scelte estetiche di questa amministrazione danno adito a parecchi dubbi. Nella settimana del Salone del mobile, che attirerà turisti da tutto il mondo, noi siamo convinti che la Milano capitale del design e dello stile avrebbe potuto offrire qualcosa di meglio e di diverso”. Parole a cui ha replicato il sindaco Beppe Sala, che ha difeso l’iniziativa sostenendo che l’opera è “molto contemporanea nonostante sia di 50 anni fa. A me non dispiace affatto, mi sembra un messaggio contemporaneo”. La Curia, custode di ciò che la cattedrale e la piazza rappresentano per i cattolici, ha preferito restare fuori dalle polemiche anche se un prelato ha affidato il suo commento al Corriere della Sera: “Hanno voluto l’intera facciata del Duomo come cornice, il sacro come sfondo per dare più valore all’opera. È una polemica cercata e per questo la Chiesa non contribuirà ad alimentarla”.
Critiche alla scultura di Pesce sono arrivate anche dalle femministe di “Non una di meno”, che con lo slogan Ceci n’est pas une femme, (Questa non è una donna), hanno organizzato un flash mob di protesta. “Una rappresentazione della violenza che è ulteriore violenza sulle donne perché reifica ciò che vorrebbe criticare”, attaccano le militanti. “La donna per l’ennesima volta è rappresentata come corpo inerme e vittima, senza mai chiamare in causa l’attore della violenza. E tutto questo senza passare dalla forma umana: alla poltrona e al puntaspilli mancano infatti testa, mani e tutto ciò che esprime umanità in un soggetto”.
Una polemica che non ha però offuscato l’immagine del Fuorisalone che quest’anno può contare su 4 sedi per la mostra-evento organizzata dal mensile Interni, anima della Design Week. Agli storici corti dell’Università Statale si sono aggiunti l’Orto Botanico di Brera, l’Arco della Pace e la Torre Velasca, che per l’occasione sarà illuminata di blu. “Human Spaces” è il tema di quest’anno, declinato negli ambiti della sostenibilità ambientale, del risparmio energetico e dell’attenzione al riciclo. Argomenti più che mai attuali, portati alla ribalta dalla giovane attivista svedese Greta Thunberg, che qui “vengono trattati con grande spettacolarità ma sempre in modo trasversale, per parlare di creatività con un linguaggio comprensibile anche ai non addetti ai lavori, coinvolti attivamente nelle opere esposte”, come ha spiegato a il Fatto Gilda Bojardi, la direttrice di Interni che negli anni Novanta organizzò la prima Design Week. Così, la Statale di Milano diventa “un parco giochi per adulti e bambini, con opere immersive, architetture nell’architettura”, come la definisce lei. È anche per questo che, dice Gilda Bojardi, “oggi il Fuorisalone è diventato un punto di riferimento per Milano e per tutto il mondo del design, contribuendo in modo sostanziale a far sì che nel tempo la città si affermasse come capitale mondiale del progetto”.

Creatività e ingegno. Milano capitale del design

Fino al 14 aprile, presso Fiera Milano Rho, si svolgerà l’edizione numero 58 del Salone del Mobile. Creatività, tecnologia, sostenibilità e arte sono alcune tra le principali parole d’ordine che nel corso di questa settimana risuoneranno tra le vie di Milano. Una settimana di respiro globale anche per il numero degli ospiti attesi e per la loro internazionalità: in Fiera ne sono previsti più di 350mila da 184 Paesi. Un palcoscenico che da sempre coniuga business e cultura, qualità e tecnologia, frutto della creatività delle migliori imprese del settore, capaci di sviluppare la propria attività investendo ogni anno nell’innovazione di prodotti e soluzioni per l’abitare tra arredamento, casa, arte e design. Che il Salone 2019 punti dritto a essere ricordato come un’edizione dei tanti record (nel 2018 sono state registrate 435.065 presenze, provenienti da 188 Paesi) sono convinti gli organizzatori. “Possiamo considerarlo una sorta di Olimpiade, solo l’Italia ha una fiera che – ha spiegato il presidente del Salone del Mobile, Claudio Luti – parte del legno e arriva alla bioplastica”. A spiccare anche un’installazione scenografica, sopra il livello dell’acqua e nei sotterranei della Conca dell’Incoronata di Milano: “Aqua”, l’opera con cui il Salone del Mobile rende omaggio ai 500 anni dalla morte di Leonardo.

Mari su di 1 mm l’anno: è l’ultimo secolo dei ghiacciai

Sulle Alpi, così come in molte altre parti del mondo, la maggior parte dei ghiacciai si scioglierà entro il 2100: queste icone dei cambiamenti climatici contribuiscono già in maniera importante all’innalzamento del livello dei mari e in misura più alta del previsto. Lo afferma uno studio guidato dall’Università di Zurigo e pubblicato su Nature, che ha effettuato nuovi calcoli con i dati già noti: dal 1961 al 2016 i ghiacciai hanno contribuito all’innalzamento del mare con circa 27 millimetri, circa il 30% del totale. “I ghiacciai – il cui numero è attorno ai 20 mila – rappresentano circa il 5% dei ghiacci sul pianeta, il resto è costituito da Groenlandia e Antartide”, ha spiegato all’Ansa Massimo Frezzotti, ricercatore dell’Enea e presidente del Comitato glaciologico italiano, i cui dati sono tra quelli utilizzati per lo studio. In particolare, il periodo tra il 2006 e il 2016 ha contribuito da solo con circa 1 millimetro all’anno. Questo vuol dire che l’apporto dei ghiacciai ha ormai raggiunto più o meno quello della Groenlandia e ha superato quello dell’Antartide. Se le condizioni restano quelle attuali – conclude Frezzotti – entro il 2100 probabilmente rimarranno solo quelli che si trovano oltre i 3.000 metri di quota”.

Il “Beach Party” a 2200 mt

La data dello “scandalo” è quella del 24 agosto: il “Jova Beach Party”, tour dell’estate 2019 di Jovanotti, sbarca per l’unico appuntamento in montagna, al Plan de Corones in Alto Adige, a 2.275 metri di altitudine. A più di 4 mesi dall’evento, la polemica è feroce. Dallo scrittore “montanaro” Paolo Cognetti, fino a – proprio ieri – Reinhold Messner: no, caro Jovanotti, lascia stare Plan de Corones. A schierarsi con il cantante però c’è il Wwf, che ricorda come lo stesso Jovanotti abbia annullato un suo concerto sulla spiaggia di Torre Flavia a Ladispoli perché l’inquinamento acustico avrebbe creato disturbo alla zona limitrofa di nidificazione dei fratini. Su Plan de Corones, per il Wwf, nessun rischio per l’ambiente

“Jovanotti con i suoi tamburi, uno sberlone al nostro bosco”

“La birra traccia il sentiero, è propedeutica, è dose preparatoria, poi arriva il vino. Gradazione robusta, almeno sopra i 13 gradi. Meglio se Amarone o Barolo”.

Con Mauro Corona non ti puoi sbagliare. Ogni bisbiglio lo trasforma in tuono.

Dicono che sono alcolista, ubriacone, rozzo. Non è questa la motivazione per farmi fuori dallo Strega? Vesto male, sono arruffato.

E se fosse invidia?

Di certo cinque, sei milioni di copie vendute loro se le sognano. Loro, i lettori della domenica. Puah. Vado a bere, che sono salito in cima alla mia montagna e sono stanco morto.

Dopotutto in vino veritas.

Ho scritto un libello sulla necessità della continenza. Imparare a bere. Ma dire ai giovani che l’alcol è il demonio fa semplicemente ridere.

Lei è divenuta una star televisiva.

Funziono perché faccio il cretino con i cretini, divengo idiota con chi mostra di esserlo e parlo di letteratura con colui che è in grado di capirmi. Parlare alla pancia questo significa. Ricordarsi del bar, ad ogni ora del giorno.

Lei disarticola il programma della Berlinguer (che chiama Bianchina)

La sfotto un po’, quel tanto che lei utilmente si incavola. Bianchina è un diminutivo e mi ricorda l’amicizia con tre ragazze del paese, anche loro di nome Bianca, che noi diminuivamo.

Bianca capisce che Corona funziona e lascia fare…

Dico quel che penso senza reti di protezione. Non riduco, perché non ce n’è bisogno, non estremizzo. Parlo al bar.

Il bar oggi scoppia di polemica: Jovanotti deve o non deve suonare al Plan de corones? Rovina il silenzio della montagna, imbratta di rumore gli alberi, dice Messner.

Anch’io lo penso. Un bosco ha un’anima.

Un larice ha un’anima. Sente, vive, comunica. Lei l’ha scritto.

Non c’è solo il corpo umano. Esiste quello animico. Il bosco ha un sentimento, una identità. Un bosco vive.

Una foglia piange.

Un arbusto diventa albero, un ramo si piega o si spezza. La montagna bisogna rispettarla. E le casse armoniche di Jovanotti la percuoteranno invece. Qui non si tratta di rendere intoccabile la natura, ma di averne rispetto. C’è musica e musica. Il violoncello di Mario Brunello è carezza.

I colpi di tamburo di Jovanotti una sberla.

Sberlona.

Lei sempre così liberale, aperto alla novità, antiproibizionista doc.

Forse sono invidioso di Jovanotti, dei suoi capelli, della sua energia, della sua età. Però non mi sento di dargli ragione.

È sceso adesso dalla montagna…

Se vedesse come sto: stanco ma felice. Perciò un buon bicchiere è una grazia di Dio (se penso che mi hanno eliminato dallo Strega mi viene un nervoso. Non hanno nemmeno letto il libro, hanno voluto eliminare me).

Hanno eliminato quello che va in tv.

Parlo alla pancia.

Come Salvini. In un certo senso.

Lei dice?

In un certo senso

Ho votato Cinquestelle.

Dunque è dalla parte del cambiamento.

Mi sa che torno a votare il Pd.

E perché?

Certo non voto il partito dei banchieri, non voto quelli che hanno tolto l’articolo 18, non voto chi ha fatto il jobs act, chi parla la lingua dell’élite, non voto Zingaretti che come primo atto va a genuflettersi ai miliardi del Tav.

Dunque non vota Pd?

Però sono di sinistra e dovrei assolutamente rientrare nei ranghi.

Lo dice come se fosse un dovere.

È un sentimento, una connessione.

Però a volte, se permette, parla come Salvini.

Di lui apprezzo la crudezza del linguaggio. La politica deve servire anche a mostrare le sue nudità lessicali.

È rozzo…

Anche di me lo dicono.

Lei è un talento e loro sono invidiosi. Con la Berlinguer il martedì sera su Raitre c’è complicità.

Se mi invita io vado. Libero di dire tutto quel che mi viene in testa.

Come se fosse al bar…

Esattamente. Farsi capire, prima di tutto.

Anche Salvini parla a volte come se fosse al bar.

Ma io sono di sinistra.

Ex, l’ha tradita per i Cinquestelle.

Ora ritorno nei ranghi.

Ma se non le piace?

Votante e sofferente.

Furto nella villa di Denis Verdini dove è stato ospite Salvini

Ladri in azione a casa di Denis Verdini, l’ex coordinatore nazionale di Forza Italia e poi di Ala. È successo tra sabato e domenica nell’abitazione dell’ex parlamentare al Galluzzo, sulle colline di Firenze, la stessa dove nel weekend precedente era stato ospite il vicepremier e ministro degli Interni Matteo Salvini con la 26enne fidanzata Francesca, figlia di Verdini.

Secondo quanto appreso ieri sera, il furto è stato scoperto ieri mattina, al suo rientro, dalla moglie di Verdini, Simonetta Fossombroni: la casa per due giorni era stata chiusa. Sul posto sono subito arrivate le volanti della questura di Firenze. In serata era ancora da quantificare il bottino.

Nell’ultimo week end di marzo il ministro dell’Interno aveva incrociato, sempre nelle colline fiorentine, anche il presidente del Consiglio Conte con il quale si era fatto fotografare durante l’incontro informale che doveva sancire la riappacificazione tra premier e vice dopo le tensioni dei giorni precedenti approfittando anche dello sfondo bucolico.

Bottiglia di liquido infiammabile in auto della cronista Bulfon

Un’intimidazione: una bottiglia in plastica, piena di liquido di infiammabile, ritrovata nell’auto di Floriana Bulfon, la giornalista de L’Espresso .

Non è la prima volta del resto che la cronista riceve minacce. Di recente, ad esempio, era entrata nel mirino dei Casamonica: in particolare il 17 luglio scorso, bambine e donne del clan avevano dapprima minacciato e insultato, poi addirittura lanciato bastoni, scope e oggetti vari contro di lei e gli altri giornalisti della troupe che stava documentando gli arresti giunti al termine della vasta operazione di polizia in cui, per la prima volta era stata contestata al clan il reato di associazione mafiosa.

All’epoca, la Bulfon aveva risposto via Facebook ai messaggi di solidarietà arrivati utilizzando queste parole: “Continuerò, insieme a tanti colleghi, a raccontare le mafie, a tenere la schiena dritta, perché nessuna intimidazione ci metterà il bavaglio. Abbiamo bisogno di un giornalismo libero”. Stavolta dalle semplici minacce verbali si è passati ai fatti: ignoti i responsabili del gesto intimidatorio.