La flat tax per ora è soltanto un annuncio. Ma condiviso dall’intero governo: “Non è solo Matteo Salvini che spinge per la flat tax ma tutto il governo, perché è nel Contratto di governo”. Oggi il Consiglio dei ministri approverà il Documento di economia e finanza che fissa il quadro dei numeri per la legge di Bilancio in autunno. Ma, sulla base delle indiscrezioni di ieri, sulla flat tax ci sarà ben poco di concreto. Al massimo un impegno politico formale, ma nessun numero.
Secondo fonti del Tesoro, non ci saranno costi espliciti da coprire. Perché in questo Def pre-elettorale il governo ha l’esigenza di rimanere sul vago su tutti i punti politicamente più sensibili: a cominciare da come disinnescherà gli aumenti automatici dell’Iva (23 miliardi da gennaio) o dove troverà le risorse già indicate a bilancio per le privatizzazioni (18 miliardi) di cui non c’è traccia.
“Stiamo studiando una flat tax fino ai 50 mila euro di reddito familiare”, ha detto ieri Salvini. Difficile stimare il costo complessivo. Oggi chi guadagna meno di 8.000 euro all’anno non paga tasse, sopra quella soglia le aliquote Irpef sono cinque, dal 23 al 43 per cento, ma riguardano il reddito del singolo contribuente. La promessa di Salvini – una aliquota agevolata, più che una vera flat tax universale – usa come parametro quello familiare, così da evitare che un beneficio indirizzato a redditi bassi finisca per essere fruito anche da una famiglia in cui uno dei due coniugi ha invece introiti ben più elevati. Costi e benefici dipendono anche da come vengono riviste le detrazioni fiscali che contribuiscono in modo considerevole a determinare l’effettivo carico fiscale sui redditi da lavoro. I dipendenti con redditi fino a 8.000 euro, per esempio, beneficiano di una detrazione da 1.880 euro proprio in quanto dipendenti. Poi c’è il bonus da 80 euro mensili introdotto dal governo Renzi che si applica fino a 26.600 euro di reddito individuale. La sua abolizione permetterebbe di recuperare 10 miliardi all’anno.
Dalla Lega, però, al momento filtrano soltanto idee piuttosto vaghe sulle coperture. Armando Siri, sottosegretario leghista ai Trasporti e primo sostenitore della flat tax, suggerisce di trovare coperture attingendo al patrimonio dello Stato: “Possiamo mettere in campo per la prima volta una straordinaria valorizzazione del nostro patrimonio immobiliare che vale 400 miliardi di euro, anziché continuare a lasciar marcire gli edifici perché non abbiamo i soldi per fare la manutenzione”. Peccato che già l’ultima legge di Bilancio prevedeva di recuperare proprio dagli immobili i 18 miliardi di privatizzazioni. Dopo oltre quattro mesi dall’approvazione, niente pare essersi mosso.
Le promesse per ora, quindi, possono soltanto essere molto vaghe. L’alternativa sarebbe prendere impegni per miliardi di euro senza coperture che innescherebbero all’istante una crisi di fiducia sui mercati e la fuga dal nostro debito pubblico.