È stata una manifestazione importante, ma sono dispiaciuto che la piazza non fosse piena come a novembre. Sarebbe stato meglio mantenere lo spirito della prima volta, la società civile: la Tav è un’opera troppo importante”. Il commento di Mino Giachino, ex sottosegretario berlusconiano ai Trasporti e ora anima dei comitato piemontesi del Sì Tav, suggella il mezzo flop della manifestazione torinese di ieri mattina. I promotori, dallo stesso Giachino alle signore subalpine, le famose “madamine”, speravano di riportare in piazza, come era accaduto il 10 novembre scorso, dalle 20 alle 30 mila persone. Al corteo che ha attraversato un pezzo della vecchia Torino, da piazza Vittorio a piazza Castello, invece erano poco più di 10-15 mila. Come al solito, quasi tutti di età non più tenerissima, in prevalenza di ceto medio-alto borghese, sebbene ci fossero – confusi ai rappresentanti dei costruttori e delle piccole aziende, dei commercianti e degli studi professionali – alcuni spezzoni del sindacato: dagli edili della Fillea Cgil alla Cisl, dalla Uil al Fismic.
Perché la piazza non si è popolata come cinque mesi fa? Per Giachino, ex democristiano di lungo corso e uomo per tutte le stagioni, la colpa è da cercare nella politicizzazione dell’evento e nella campagna elettorale per le europee e le regionali. La politica, insomma, ha messo il Tav da parte, a testimonianza di quanto le importi davvero. E, in questo momento di blocco dei bandi Telt e del solo via libera agli avvisi pubblici in attesa di ridiscutere il progetto con Parigi, hanno prevalso le logiche dei politicanti, gli equilibri interni ai partiti del centrodestra. Forza Italia ha disertato e così la Lega, alle prese con le sue contraddizioni: meglio non alzare la tensione con gli alleati di governo 5 Stelle, veri nemici del Tav. A tenere a casa il centrodestra, e il suo candidato alla guida della Regione Piemonte, Alberto Cirio, è stata inoltre la caratterizzazione troppo in chiave Pd della piazza torinese di ieri. Difatti, nella mattinata incerta tra sole e pioggia, la cosiddetta onda della Torino-Lione ha assunto il colore del Partito democratico. Unica forza politica partecipante con gli europeisti di Emma Bonino, con tanto di bandiere e di militanti, il Pd ha marchiato il corteo con la presenza del governatore del Piemonte, Sergio Chiamparino, candidato alla stessa carica alle prossime elezioni, che era accompagnato dall’ex ministra Maria Elena Boschi. La destra è rimasta a casa, rimandando l’impegno per il Tav alla visita prossima ventura di Silvio Berlusconi, che, a detta di Chiamparino, arriverà in Valle di Susa “da buon ultimo”.
La piazzanon era piena. Eppure le “madamine”, a dimostrazione forse che alcune di loro sono orientate al sostegno a Chiamparino, hanno affermato che “la manifestazione è stata un successo”. Aggiungendo: “Siamo contente perché Torino e il Piemonte sono compatte nel dire Sì Tav subito”. Forse non contenti, ma mandati comunque a dire due parole sul palco, erano i quattro che si sono esibiti nella loro onesta ingenuità convinti che il Tav sia la panacea per tutti i mali. Come lo studente Guglielmo e la studentessa Marta, 23 anni, per la quale Torino “deve essere connessa al mondo con infrastrutture che devono stare al passo con il futuro, per non essere tagliati fuori dall’Europa”. E come Vincenzo Russo, ex operaio al cantiere della Maddalena, a Chiomonte. “Per realizzare l’opera nei tempi previsti – ha detto – abbiamo sopportato grandi sacrifici, risparmiando soldi rispetto al preventivo. Abbiamo dato l’anima in quel posto. Il 31 maggio 2018 siamo stati tutti licenziati: io oggi sono ancora a casa. A me, che ho quattro figli, hanno insegnato che l’unico ammortizzatore sociale è il lavoro”. Sul palco infine c’era Clara, una piccola imprenditrice: vorrebbe fare crescere la propria azienda. La sua speranza potrebbe chiamarsi in molti modi, però per lei si traduce in Tav, la parola della grande illusione.