“Si vede la luce in fondo al tunnel”. Roberto Speranza apre l’assemblea congressuale di Articolo 1 a Bologna alla ricerca del “modo migliore per tenere insieme la famiglia socialista”. E infatti dopo l’inno nazionale e quello europeo parte l’Internazionale socialista con tutti i 500 delegati in piedi a cantare, qualcuno azzarda anche un pugno chiuso. La sala congressi è quasi piena, molte teste bianche ed eminenze grigie: Vincenzo Visco, ex ministro delle Finanze; Guglielmo Epifani, già segretario della Cgil; Pier Luigi Bersani e Vasco Errani, attualmente parlamentari per LeU. Il clima è sereno, qualche camicia rossa, ci si saluta chiamandosi “compagno” e molti hanno portato anche i figli, Speranza compreso.
Sondate le alternative dopo il tracollo dello scorso marzo – una lista in solitaria “non è alla nostra portata” – l’ala di sinistra cerca di ricompattarsi guardando alle prossime elezioni europee. “Rivendico con orgoglio la scelta di dare vita ad Articolo 1, nessuno vuole tornare indietro ma bisogna fermare l’avanzata dell’estrema destra. Le distanze con la segreteria di Zingaretti si sono accorciate, ridotte ma non azzerate” ha spiegato Speranza ai suoi aggiungendo però una postilla importante: “Non possiamo frammentare il campo, va rispettata la domanda di unità che c’è tra i nostri elettori, ci sono già quattro liste, rischiamo sinceramente di farci compatire”. E così l’ipotesi di una lista unitaria con il Pd sembra più accettabile. A dare l’avallo anche Massimo D’Alema, accolto al suo arrivo da applausi e richieste di selfie: “Sì, sono favorevole”.
Il punto sono le persone. E forse non è un caso che nel suo discorso Speranza abbia voluto ringraziare proprio Massimo Paolucci e Antonio Panzeri, “suoi” europarlamentari ex Pd , attualmente in pole position per entrare nel listone di Zingaretti. A questi andrebbe aggiunta, secondo le aspettative di molti dei delegati presenti a Bologna, anche Maria Cecilia Guerra, economista, sottosegretario del ministero del Lavoro nel governo Monti e viceministro in quello di Enrico Letta. Nomi in linea con quanto dichiarato da D’Alema sul palco: “Dobbiamo fare uno sforzo, individuare delle personalità significative, dei candidati riconoscibili. Bisogna rendere visibile questa apertura a sinistra, lo vorrei dire a Zingaretti, credo che sia elettoralmente utile. Pedro Sanchez in Spagna ha cercato Podemos, il primo ministro del Portogallo governa con i comunisti, altroché noi di Articolo 1! Persino in America si può dire socialisti, lo si potrà fare anche in Italia senza che si indispettisca Calenda…”.
Già, Calenda, a lui e al suo logo “Siamo europei” sono dedicati gli unici mugugni della giornata. La scelta di inserirlo – insieme con quello dei Socialisti e Democratici – nel simbolo della lista di Zingaretti non è stata apprezzata da nessuno.