Tra i molti pregi della sovraesposizione mediatica cui è sottoposto Leonardo da Vinci per la ricorrenza dei cinquecento anni dalla morte, vi è quello di illuminare il genio toscano in tutta la sua interezza, al netto della pittura e l’arte propriamente dette – dunque della Gioconda o della Dama con ermellino –, ed esplorare le manifestazioni meno note del suo ingegno. In questo senso, per prima si è mossa la Veneranda Biblioteca Ambrosiana che per tutto il 2019 esporrà il Codice Atlantico, la superba raccolta di 1119 fogli con oltre 2000 disegni universalmente riconosciuta come “La verità di Leonardo”, in quattro eclettiche sezioni (la prima, “I segreti del Codice Atlantico”, ha registrato un ottimo successo).
Dal prestito di ben dieci fogli, tra i più rappresentativi, del Codice e grazie alla collaborazione del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano, nasce la mostra romana “Leonardo da Vinci – La scienza prima della scienza” (a cura di Claudio Giorgione, alle Scuderie del Quirinale, fino al 30 giugno) che racconta l’interesse scientifico e bellico di Leonardo (colto già nell’Ottocento ma esaltato per la prima volta durante il fascismo, che utilizza Leonardo come icona del superiore genio italico). E il fatto che non fosse un affare marginale, lo intuisce Leonardo stesso quando, per abbandonare Firenze e i Medici per Milano, scrive una lettera di presentazione assai seduttiva a Ludovico Sforza detto il Moro, signore della città: “Ho modi de ponti leggerissimi et forti, et atti a portare facilissimamente, et cum quelli seguire, & alcuna volta fuggire li inimici” e ancora: “Modi de bombarde commodissime”. Leonardo è il talento “ingegneristico” che manca a Milano per combattere la rivale Venezia.
Ed ecco, allora, in mostra: bozzetti di fortificazioni, stampe, modellini, e ancora studi sul miglioramento delle vie dell’acqua nelle città e macchine per la guerra in mare. E poi carrucole per trasportare le armi, macchine per i grandi cantieri di costruzione, poiché Leonardo per primo intuisce l’apporto delle meccanicizzazione dei processi nell’ambito della produzione lavorativa. E infine, l’ossessione per il volo: studi sul volo degli uccelli che anticipano la moderna aerodinamica, la costruzione di modelli di ali, schizzi per fantastiche macchine volanti.
Se è vero, come sostiene il Vasari, che fu un genio capriccioso che non portava a compimento un’idea per iniziare a svilupparne un’altra, ha ragione anche quando scrive che “il nome e la fama sua non si spengeranno già mai”.