Restano ancora due settimane, tra commissioni parlamentari a Bruxelles e assemblea plenaria a Strasburgo. Poi il 18 aprile il Parlamento europeo verrà sciolto in attesa del voto di maggio. L’attuale legislatura, l’ottava da quando l’Eurocamera è diventata elettiva, nel 1979, si era formata nel luglio del 2014 e si riconvocherà di nuovo il 2 luglio. Arrivati alla fine dei 5 anni, possiamo tracciare un bilancio delle attività dei parlamentari europei: chi sono stati i più diligenti e i più negligenti tra i rappresentanti italiani, anche tenendo presente il comportamento dei deputati degli altri 27 Paesi dell’Unione.
Promossi e bocciati/1: il voto in plenaria
Seguendo le statistiche di VoteWatch, istituto di ricerca indipendente con sede a Bruxelles, possiamo tracciare la classifica dei più e meno presenti sulla base del voto in plenaria. L’Italia ha 73 eurodeputati su un totale di 751. La più assidua di tutti i gruppi è Barbara Spinelli (Lista Tsipras, Gue) è al 99,8%. Poi Nicola Caputo e Renata Briano (entrambi S&D) con il 99,65%, seguiti dal forzista Massimiliano Salini al 99,5%. Mara Bizzotto è prima tra i leghisti (con oltre il 99%); i più presenti tra i 5S sono Marco Valli, a ora autosospeso, e Piernicola Pedicini: oltre il 98%.
In fondo alla classifica tra gli italiani: Alessandra Mussolini ex Fi, nel gruppo Ppe al 68,38%, Aldo Patriciello con 63,38% (Fi, Ppe) e infine ultimo Renato Soru (Pd-S&D) con 35.87%.
Promossi e bocciati/2: a confronto con gli altri
Osservando la classifica generale – sempre sulla base dei voti –, Caputo e Briano sono all’ottavo posto assoluto. Stakanovista delle presenze, la popolare francese Annette Grossetête (99,94%), seguita a ruota da colleghi francesi e tedeschi. All’ultimo posto assoluto troviamo la liberale finlandese Mirja Vehkapera con solo il 28% delle presenze. Spiccano in negativo anche il britannico Nigel Farage che ha totalizzato il 40% – anche se il dato potrebbe essere mitigato dal fatto che il fondatore dell’Ukip è stato capogruppo di Efdd – e Jean-Marie Le Pen (fondatore del Front national) con il 43%. Il pd Renato Soru rimane al penultimo posto anche considerando la classifica generale.
La delegazione italiana però non brilla: pur avendo il secondo maggior numero di rappresentanti dopo la Germania, siamo 18esimi (su 28) con l’87,5% di presenze al voto. Siamo ultimi tra i grandi Paesi se si esclude il Regno Unito, e possiamo consolarci con Grecia e Cipro, fanalini di cosa con circa l’80%. Sul podio ci sono invece i deputati di Malta (94,7%), Austria (94,5%) e Belgio (93%)
Promossi e bocciati/3: il lavoro in commissione
Oltre alle presenze in aula, il lavoro degli eurodeputati può essere misurato – in termini quantitativi – sulla base del lavoro legislativo svolto, e poi valutato – in termini qualitativi – rispetto all’impatto di un provvedimento.
Scorrendo ancora le classifiche di VoteWatch, scopriamo che è il Pd Roberto Gualtieri ad avere seguito il maggior numero di provvedimenti in quanto relatore, anche se il dato (13 rapporti) va letto anche alla luce del fatto che l’eurodeputato romano segue molti dossier importanti in quanto è presidente della commissione economica. Come lui, anche il forzista Giovanni La Via – relatore di ben 9 provvedimenti – presidente della commissione Ambiente per una parte della legislatura e infine Antonio Panzeri (Art1), che guida la sotto-commissione Diritti umani. Molto attivi su dossier importanti sono stati Laura Ferrara, Tiziana Beghin, Ignazio Corrao per il M5S, i Pd Daniele Viotti, Simona Bonafé, Paolo del Castro e David Sassoli – che è anche uno dei due vicepresidenti italiani, insieme al pentastellato Fabio M. Castaldo.
Maglia nera, con nessun rapporto presentato (almeno da relatore), a quasi una ventina di italiani. Tra i più noti: il leghista Mario Borghezio, il leader Udc Lorenzo Cesa e l’ex ministro Raffaele Fitto (ora in Fratelli d’Italia).
Gli svogliati: toccata e fuga
Oltre 100, in totale, gli eurodeputati che hanno lasciato il seggio per i motivi più diversi, spesso per ricoprire incarichi nella politica nazionale . In Italia 2 Pd, 2 forzisti e 3 leghisti (escludendo ovviamente Gianluca Buonanno, tragicamente morto in un incidente nel 2016).
Tra i dem, l’ex vicepresidente del Parlamento Gianni Pittella è tornato a Roma nel 2018, per un seggio da senatore, mentre Alessandra Moretti ha scelto la regione Veneto all’inizio del 2015, dopo appena sei mesi a Strasburgo. Nell’estate dello stesso anno se ne è andati il forzisti Giovanni Toti – oggi governatore della Liguria – e tre anni dopo il collega Salvatore Pogliese.
Tra le file del Carroccio, il primo ad andarsene è stato Flavio Tosi, già nel 2015 per tornare alla politica nazionale. Lo hanno seguito nel 2018 sia il leader Matteo Salvini che l’attuale ministro della Famiglia, Lorenzo Fontana.
Un caso di scuola: la Lega oltreconfine
Ma cosa ha fatto il vicepremier Salvini finché è stato un semplice eurodeputato? Durante la sua terza legislatura europea, il leader della Lega registrava un 82% presenza ai voti. Se fosse ancora a Strasburgo oggi, si assesterebbe intorno al 40° posto (su 73): male ma non malissimo tra gli italiani, male invece nella classifica generale, dove sarebbe intorno al 615° posto (su 751).
Se guadiamo poi all’elenco delle sue attività parlamentari, ci accorgiamo che sono quasi interamente concentrate negli interventi in aula, mentre manca del tutto l’attività di relatore di progetti di legge, ovvero la più complessa e impegnativa per un europarlamentare. A suo nome risultano solo due rapporti come “relatore ombra” nella commissione parlamentare sul commercio internazionale, di cui faceva parte : una proposta di normativa anti-dumping presentata nel 2017 e un’altra dell’anno precedente in materia di tariffe doganali.
Decisamente meglio Lorenzo Fontana, già capodelegazione del Carroccio, forte del 96% di presenze al voto. Attivo anche nella commissione a cui era assegnato – quella sulle Libertà civili -, dove in 3 anni e mezzo è stato relatore di 2 provvedimenti.