Tria il convesso non lo può spostare nessuno. Anche se in un lunghissimo mercoledì il ministro dell’Economia e i gialloverdi litigano, fortissimo, sui soldi per i truffati dalle banche, un totem su cui Lega e M5S non possono cedere. Ma la partita su Claudia Bugno, la sua consigliera di cui i Cinque Stelle pretendevano la testa e che invece è rimasta con lui al Tesoro “è ancora aperta”, sibilano dal M5S a tarda sera. E chissà dove arriva la rabbia e dove invece la strategia politica. Dubbio lecito dopo la rumorosa ritirata di martedì sera, quando Luigi Di Maio, il capo, aveva scandito a Di Martedì: “Io non giudico chi fa parte dello staff del ministro dell’Economia”. E sembrava l’accontentarsi di fronte al compromesso, ossia allo spostamento di Bugno dalla partecipata italo-francese StMicroelectronics, con il ministro che aveva già pronta la nomina, all’Agenzia Spaziale. Un sacrificio innanzitutto economico per la consigliera ma tutt’altro che una sconfitta.
Ma ieri Tria ha voluto “stravincere” sibilano dal M5S. Dicendo dritto al Corriere della Sera che lui non può lasciare il governo, cioè che nessuno glielo può chiedere, “altrimenti come reagirebbero i mercati?”. E poi in serata ha battuto un colpo proprio lei, Bugno, con una nota del Mef che vale come un contrattacco: “In merito ai ripetuti riferimenti sulla stampa circa presunte ‘sbianchettature’ del proprio curriculum da parte di Claudia Bugno, consigliera del ministro Giovanni Tria, si ribadisce e precisa che il fatto non sussiste”.
Tradotto, tra i suoi passati incarichi è citato anche “quello nel febbraio 2013-2015 in Banca Etruria, come membro del Consiglio di amministrazione e del Comitato per controllo e rischi”. E nel Movimento l’hanno preso come un brutto sberleffo, a tregua ancora calda. Proprio dopo che i 5Stelle avevano assicurato che l’interrogazione parlamentare sulla consigliera ventilata martedì “è congelata”. E così la voce che si agita nel corpaccione del M5S è che “il caso Bugno non è chiuso, ci faremo ancora sentire”. Ma non sarà facile ripresentare il conto a Tria. Comunque rafforzatosi nelle ultime ore, e le parole di Di Maio ieri sera a Stasera Italia lo confermano: “Il ministro non rischia, siamo una squadra, da noi e dalla Lega sono arrivate solo sollecitazioni”. E d’altronde Tria ne ha prese tante, ma è un eccellente incassatore. E debolezze e contraddizioni dei gialloverdi in campagna elettorale sono un tonico di quelli buoni. Lo sa bene il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che ieri da Doha ha subito precisato che le dimissioni del ministro dell’Economia “non sono all’ordine del giorno, invito tutti i ministri a non lasciarsi distrarre da timori e preoccupazioni”. Poi ha lanciato o ha finto di lanciare un diktat al ministro, invocando l’inserimento nei fondi per i truffati dalle banche nel dl crescita che oggi approderà nel Consiglio dei ministri.
Ma non può essere mai così semplice, nel governo gialloverde dove è scaramuccia incrociata, più o meno sempre. Quindi nel testo dei fondi non ci dovrebbe essere traccia secondo Tria, che vorrebbe provvedere con dei decreti attuativi, in seguito. Ma i 5Stelle e il Carroccio vogliono i soldi “subito, dentro il decreto” come ringhiano in serata. E allora si ricomincerà a discutere (litigare) stamattina, e dopo, in Cdm. Ma la palla potrà e dovrà gestirla innanzitutto lui, Tria. Ovvero “l’iniziativa spetta al ministro” come scandisce Conte, cauto e consapevole.
Perché in fondo lui e il professore militano nello stesso partito che ufficialmente non c’è ma vince spesso, quello del Quirinale. Però la situazione resta molto tesa. E Bugno resta una spina per il Movimento. Dove puntano a ottenere quanto meno che non si occupi delle partecipate, “e a oggi questa certezza non c’è, niente affatto”. Mentre la Lega chissà. E un big del M5S la racconta così, ovviamente con veleno: “È difficile capire cosa pensino, su questo come su altro, perché in fondo nel Carroccio ci sono almeno due partiti, quello di Matteo Salvini e l’altro, quello di Giancarlo Giorgetti”.
Cioè l’eterno avversario agli occhi del Movimento, che a Tria avrebbe garantito ampio sostegno pure in queste ore. Anche se lo stesso Salvini ufficialmente lo ha coperto: “Il ministro non è sotto assedio, se ciascuno fa il suo lavoro non deve avere nessun timore”. E questo forse è addirittura vero. Almeno per ora.