La mattina s’era presentato a Palazzo Chigi e al Quirinale col migliore dei sorrisi filo-italiani. A un’ora pericolosamente tarda del pomeriggio, invece, s’è ritrovato negli studi del network radiofonico EuranetPlus e Jean Claude Juncker è finalmente tornato se stesso: un politico lussemburghese dalla reputazione non impeccabile con una certa passionaccia per la maleducazione e la distorsione interessata della realtà (d’altronde “quando la situazione si fa seria, bisogna mentire”, è una sua celebre uscita sulla crisi greca).
Ieri mattina il presidente della Commissione Ue era in visita in Italia. Dopo l’incontro con Giuseppe Conte era super conciliante: “Tra Italia e Commissione è grande amore, bisogna dirlo assolutamente a tutti i ministri italiani”; sull’immigrazione serve “una solidarietà più articolata tra l’Europa e l’Italia, che porta un grande fardello”, ma “non bisogna dire che l’Ue è stata assente: l’Italia ha avuto un miliardo”; “sono leggermente preoccupato per il fatto che l’economia italiana continua a regredire e auspico che le autorità italiane facciano sforzi supplementari per mantenere in vita la crescita”; sul Tav “continueremo il dibattito a livello tecnico, lascio alla cura di francesi e italiani trovare un accordo”. Non bastandogli Conte, in mattinata aveva anche visto Sergio Mattarella: amore, solo amore con l’Italia.
Poi, tornato a Bruxelles, gli deve essere venuto in mente quel che non aveva detto de visu agli amici italiani e così ha affidato il messaggio all’etere: “Il piano Juncker ha creato investimenti nell’ordine di 63,3 miliardi. I fondi strutturali, il sostegno europeo per rinvigorire l’economia, sono più di 44 miliardi. Complessivamente il sostegno europeo all’Italia ammonta a 130 miliardi. C’è un italiano, uno solo, che lo sa? No, perché un certo numero di ministri italiani dicono il contrario. Sono dei bugiardi, dei bugiardi”.
Non proprio elegantissimo a poche ore dalla sua visita in Italia, ma lo stile della casa è questo. Anche i contenuti delle dichiarazioni di Juncker non sono proprio impeccabili come uno si aspetterebbe dai toni: il miliardo per la questione immigrazione è cifra difficilmente comprensibile; a puro titolo di esempio quando la Corte dei Conti analizzò le spese italiane per il 2016 scoprì che i contributi Ue ammontavano a 46,8 milioni in tutto, il 2,7% del miliardo e 700 milioni speso dall’Italia per le migrazioni quell’anno.
Anche sui “130 miliardi” bisogna fare un po’ di chiarezza. Il dato noto quanto ineliminabile è che l’Italia è da vent’anni contributore netto dell’Unione europea (nei decenni precedenti fu invece beneficiario netto) come Germania, Francia e altri Paesi. Tradotto: Roma versa ogni anno al bilancio comunitario più soldi di quanti ne riceva. La faccenda resta questa anche se “i bugiardi”, che poi sono Luigi Di Maio e Matteo Salvini – che hanno spesso sottolineato la posizione italiana di “contributore netto” – hanno a volte esagerato con le cifre.
Secondo le tabelle della stessa commissione Ue dal 2000 al 2017 l’Italia ha versato a Bruxelles circa 234 miliardi di euro ricevendone indietro 189 con uno sbilancio di 45 miliardi, peraltro in peggioramento negli anni (oltre 34 miliardi sono stati accumulati dal 2008). Anche il mitologico piano Juncker è un po’ meno rilevante di come sembra: i soldi veri sono 9,68 miliardi spalmati su diversi anni che dovrebbero (ma è una stima) innescare investimenti per 63 miliardi. Si potrebbe dire che è campagna elettorale, ma la novità vera è che a sera ancora non risultavano risposte ufficiali del governo italiano o di singoli ministri: Juncker è un quasi ex tutto, a questo silenzio dovrà abituarsi a breve.