Dopo il decreto Dignità molti lavoratori sono diventati ancora più precari? Così dice Assolavoro, l’associazione delle agenzie di somministrazione che forniscono manodopera alle imprese. Ma i dati Inps dicono proprio il contrario.
La tesi. Assolavoro ha mostrato come da luglio in poi siano diminuite le assunzioni di interinali e aumentati i contratti meno tutelanti, ovvero gli stagionali, quelli “a chiamata”, e i voucher. C’è però un particolare non trascurabile: queste forme di lavoro stavano crescendo molto più rapidamente nella prima parte dell’anno, quando le norme volute dal governo non erano ancora in vigore. E nello stesso tempo salivano pure i rapporti in somministrazione. Dopo l’arrivo del decreto, a luglio, gli interinali sono calati ma questo non ha accelerato la corsa delle altre tre tipologie citate. Le quali, semmai, hanno subito un rallentamento. Il 28 marzo, il presidente di Assolavoro Alessandro Ramazza ha detto: “Il saldo tra luglio e dicembre 2018 della somministrazione è negativo, -39mila, mentre aumentano i contratti meno tutelanti, ovvero le prestazioni occasionali, +51 mila a luglio-dicembre 2018 rispetto allo stesso periodo del 2017; i contratti intermittenti, +15 mila nel confronto tra i due periodi; e gli stagionali, quasi 11 mila in più”. Ieri ha rilanciato su Repubblica: “Più diminuisce la somministrazione – ha spiegato – più aumentano contratti occasionali, intermittenti, a chiamata e pirata”. Lo scopo sembra voler dimostrare che chi prima era interinale oggi avrebbe perso il posto e sarebbe scivolato in un precariato peggiore. Una ricostruzione smentita dai numeri: i rapporti super flessibili aumentavano molto più rapidamente nella prima parte dell’anno, periodo in cui cresceva anche la somministrazione. Non si vede alcun effetto, almeno per ora.
I vincoli di legge. Il decreto Dignità ha introdotto il massimo di 24 mesi e l’obbligo di causale anche per la somministrazione, che prevede il rapporto a tre tra lavoratore, impresa che lo utilizza e agenzia che lo mette a disposizione. Questa stretta ha causato, nel secondo semestre 2018, una flessione di 39 mila unità tra i contratti interinali. Non sembra plausibile che a inghiottire quegli impieghi siano stati voucher, stagionali e intermittenti. Premessa: il decreto, benché approvato in luglio, è entrato in vigore a regime dal primo novembre; nei tre mesi precedenti era valido parzialmente. Per semplificare, e per usare gli stessi presupposti di Assolavoro, consideriamo però il primo luglio come data di arrivo delle norme.
I contratti. Quelli intermittenti danno la possibilità al datore di chiamare e retribuire il dipendente solo quando ne ha bisogno. Non l’ideale per chi vorrebbe un full time e più certezze sui guadagni mensili. L’Inps dice che tra luglio e dicembre 2018 ne sono stati attivati 295 mila contro i 276 mila dell’anno precedente. Un aumento di 18 mila (6,8%). Nel primo semestre del 2018, invece, ne erano stati attivati 321 mila, mentre nello stesso periodo del 2017 si erano fermati a 292 mila. Quindi prima del decreto Dignità la crescita era stata molto più corposa: 29 mila contratti in più (10%), e tra l’altro nello stesso periodo la somministrazione era aumentata del 18%. Identico discorso sui contratti stagionali: nel secondo semestre del 2018, rispetto al secondo del 2017, sono cresciuti del 5,9% grazie ai 14 mila in più; tra gennaio e giugno, invece, l’incremento era stato di quasi 28 mila (7,4%). Insomma, il decreto – pur avendo affondato un colpo alla somministrazione – non ha dato alcuna spinta ai reclutamenti di stagionali e lavoratori a chiamata, perché in realtà pure questi hanno ridimensionato l’avanzata.
I voucher. Oggi si chiamano “PrestO” per le imprese e “Libretto Famiglia” per i privati. Sono molto giovani, essendo nati a luglio del 2017 con il governo Gentiloni che poco prima aveva abolito i vecchi buoni lavoro per evitare il referendum Cgil. Nel secondo semestre del 2017 erano in fase embrionale e, come ogni novità, sono partiti con numeri molto bassi. Ecco spiegato quell’aumento di 51 mila registrato nel secondo semestre 2018 rispetto a un anno prima: non è dovuto al decreto Dignità, ma al fatto che nel frattempo famiglie e aziende hanno preso confidenza e ne hanno intensificato l’uso. È ovvio che i “PrestO” non potranno mai raggiungere i livelli dei vecchi voucher totalmente liberalizzati. Quelli dei quali facevano un largo uso anche le stesse agenzie di somministrazione come Adecco, aderente all’Assolavoro.