Tic tac, tic tac. “Punto per me”. Cosa significa essere un capo burattinaio comico e diventare la prima scelta alle urne di un paese in guerra. Zelinsky gioca a ping pong fino a pochi secondi prima dell’urlo della folla per le percentuali che lo dichiarano vincente.
Sorride, salta come un pupo pallido e bruno nel suo quartier generale elettorale: alcolico, hipster e tappezzato di schermi verdi technicolor. Non più gialla e blu: l’Ucraina è diventata zeleny, verde. Questo significa il cognome di Zelinsky. Mentre filano stelle dello spettacolo al selfie box, lui fa shutki, battute proprio come al suo show di satira in tv, Kvartal. “Dijakuju, grazie Ucraina” biascica quando sullo schermo appare il suo volto che sovrasta con il 30% i due dinosauri della politica slava: Poroshenko, secondo con il 18% e Timoshenko, terza con il 14%. Il centro di Zelinsky scintilla come i bicchieri pieni di vino rosso al free bar. Vuote di gioventù le sale di Timoshenko e Poroshenko. Senza partecipare a dibattiti e interviste in tv, con una komanda, squadra agguerrita sui social, il comico ha conquistato la sua terra. Dalle tende del sipario a quelle delle urne. Perennemente circondato dalla nube dei flash dei giornalisti, Zelinsky ha votato in via Eroi di Stalingrado sotto un insolitamente caldo sole di Kiev, con guardie del corpo marmoree e bionde e la smorfia di sua moglie nella Range Rover nera.
“Eto bred, è il delirio. Non ricordi Regan in America? Abbiamo provato tutto, ora tocca a un attore. Il comico è un businessman, come gli altri due candidati, è di Dnipro come la Timoshenko, ma ecco la verità: noi ucraini siamo disperati, lui è l’unica cosa nuova che abbiamo” dice Aleksandr, 53 anni. Sputa parole rabbiose: “Zelinsky vince se i giovani vanno a votare”. E i giovani, nonostante i prognostici contrari, ci sono andati. “Non Poroshenko”. La risposta di Maidan è sempre uguale se chiedi del voto. Il presidente “ha promesso tanto ma non ha fatto niente. Ora sulla mappa siamo solo un paese-poligono dove c’è una guerra inutile. Voglio solo che si eviti la Maidan 3. Queste elezioni non sono cistie, pulite” dice Denis, 26 anni, una fede alla mano destra che stringe il volante del taxi. Dice che gli uomini del presidente lo hanno avvicinato: “ti comprano il voto per 500 grivne, i pensionati che non sanno come pagare l’affitto accettano”. “Mosca non crede alle lacrime” ha arringato Poroshenko dall’altro lato della città, citando un film sovietico e abbracciando soldati in mimetica, ma Kiev stanotte non crede al sonno. Una per una le schede lunghe mezzo metro, con i nomi di 39 candidati, verranno contate fino a un’alba che promette di arrivare sempre più verde.