La marcia trionfale degli anti-gay, anti-abortisti, anti-divorzio, ovvero il Congresso mondiale delle famiglie, che oggi si riunisce a Verona, comincia a connotarsi persino agli occhi di chi crede nelle crociate, come un pericoloso pasticcio.
La Lega è un partito un po’ “stalinista” nello stile. E così, nessuno osa criticare apertamente la linea di Matteo Salvini, che domani sarà alla Gran Guardia, sede del Wcf (World Congress of Families), insieme a Lorenzo Fontana, ministro della Famiglia, dominus indiscusso a Verona, nonché ponte di collegamento con la destra più estrema in Italia e in Europa. Ma i malumori si intuiscono.
Attilio Fontana, governatore della Lombardia, ci ha tenuto a comunicare la sua assenza. Per i saluti ci sarà il Governatore del Veneto, Luca Zaia. Che, tagliando corto sul patrocinio della Regione (“che resta”) ha giustificato così la sua presenza: “Io parlerò contro l’omofobia”. In fondo, si è sempre detto a favore delle coppie gay. A livello comunale, Mauro Bonato si è dimesso da capogruppo del Carroccio, dopo essere stato espulso dal partito a luglio per dissidi con il segretario. “La Lega è nata per ottenere l’autonomia delle Regioni, non per sindacare su temi etici o familiari. Torneremo a tempi antichi dove le donne fanno solo le schiave degli uomini”, ha dichiarato. Mettendo in luce la mutazione della Lega di governo: meno enfasi sulle istanze proprie della sua base elettorale e nuove crociate sui diritti come arma di distrazione di massa. Marilena Marin, fondatrice della Liga veneta ieri ha firmato il Manifesto verso gli Stati generali della donna del Pd: “Questo Congresso è foriero di scontri e non di soluzioni ai gravissimi problemi della famiglia”. Le perplessità serpeggiano tra i parlamentari veneti del Carroccio. Magari sfuggite davanti a qualche collega, per esempio a Roberto Turri, firmatario dell’emendamento per la castrazione chimica.
Resta, intanto, su alcuni manifesti in città, il patrocinio di Palazzo Chigi. “È una vergogna che sulla pubblicità di Fronte alla Gran Guardia – denunciano Bonato e Alessandro Gennari (5Stelle) – ci sia ancora il patrocinio del presidente del Consiglio. Ma non doveva essere tolto?”. Evidentemente, ristampare tutti i materiali era troppo dispendioso. E mentre si lavora a soluzioni fantasiose (tipo la copertura del logo), il dipartimento dell’Editoria fa sapere di “aver provveduto alla diffida formale” e in caso di segnalazioni di essere pronto alla richiesta di istruttoria.
E poi, si cominciano a fare i conti delle assenze. Manca il Segretario di Stato, Parolin. L’anno scorso in Moldavia aveva presenziato. La Cei non condivide lo stile dell’iniziativa. Tanto più che le istanze anti-Bergoglio sono troppo esplicite. Tra gli organizzatori dell’evento spicca Christine Vollmer, presidente di ProVita Venezuela, tra i firmatari del manifesto 2017 contro “i pastori che sbagliano”. Papa compreso.
Dopo la rinuncia del presidente dell’Istat, Blangiardo, è scomparsa dal programma pure Silvana De Mari, medico e scrittrice di libri fantasy condannata per diffamazione perché offendeva “l’onore e la reputazione” degli omosessuali. Non figura tra i relatori neanche l’attesissimo Alexey Komov, ambasciatore del Congresso all’Onu e nel direttivo della Saint Basil Foundation, che in Russia ha ispirato, con attività di lobby e supporto ai parlamentari integralisti del partito di Putin, le più discusse leggi anti-gay e pro-religione. Komov, punto di raccordo tra gli oligarchi russi putiniani e l’ultradestra europea, è una vecchia conoscenza di Salvini: era presente alla sua incoronazione come leader della Lega.