Futuristi in amore: lettere di Marinetti a Severina

“Mia carissima Severina, la tua lettera mi ha causato molta, molta tristezza. Senza fallo sarò a Milano il 1° ottobre. Ho voglia di abbracciarti con folle tenerezza, poiché tu sai salire senza venir meno su un simile Calvario! Ti ammiro perché hai saputo spingere così in alto i tuoi ideali d’energia e di trionfo, mentre io marcisco qui, nella più spiacevole solitudine. D’altra parte, taccio sulla mia ridicola persona che non ha altro merito se non quello di piacerti un po’! A proposito: ti troverò ancora a letto? Potrò vederti, in questo caso? Lo desidero ardentemente. Ho letto la tua lettera col piacere acuto di una scoperta psicologica, perché in essa si è rivelata un po’ della tua anima. Arrivederci dunque, mia affascinante eroina! Mille e mille baci folli sulle tue preziose labbra. Ah! Se tu volessi amarmi come io t’amo, io sento che la fortuna sarà propizia a noi due”.

È il 28 settembre 1901 quando il giovane Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944), non ancora demiurgo del futurismo, invia questa lettera, probabilmente da Genova, alla misteriosa Severina. Alla medesima, in una data non precisata, poi scrisse: “Amami come altre volte, come ieri piuttosto (poiché soltanto ieri sei venuta tra le mie braccia, mia!). Quanto a me, non faccio altro che amarti. Ti bacio follemente, con lo slancio disperato di un palombaro suicida, in quell’abisso di gioia sinistra e di dolore che è divenuto il mio amore per te. Ti adoro – baci, mille baci sulle tue labbra. Scrivimi. Tuo FTM”.

Chi è la donna, ignorata dai biografi di FTM, alla quale il poeta mandò oltre sessanta lettere fra il 1901 e il 1902? Si tratta di Severina Javelli, una cantante lirica di grande bellezza e di una certa fama agli inizi del Novecento, nata a Cuneo nel 1866 e morta dimenticata nel 1958. A Cuneo non esiste più nemmeno la sua tomba. Eppure, agli albori del secolo XX, Severina fece bruciare di passione poeti, commediografi, compositori, giornalisti, senatori del Regno: da Marinetti a Edoardo Scarfoglio, Jules Massenet e Antonin Périvier, condirettore di Le Figaro e della rivista Gil Blas.

Proprio grazie all’amore, o meglio, ai suoi amori, ma pure ai semplici ammiratori, la Javelli esce dall’oblio in cui era caduta e con lei la corrispondenza marinettiana, rimasta per anni sepolta in un cassetto. Succede grazie a una straordinaria raccolta di manoscritti autografi, ovvero di lettere indirizzate alla cantante, fortunatamente conservate a Cuneo dal professor Cesare Franchino (morto nel 1987). La raccolta è appena stata pubblicata nel volume Severina Javelli – Lettere 1890-1914. Marinetti, Massenet, Scarfoglio, Perivier, Ojetti: gli uomini di una vita tra l’amore e il bel canto, curato da Armando Pautassi e stampato dalla casa editrice Araba Fenice. Un libro fantasma, però, fino a ora, perché quei pochi esemplari usciti sono stati bloccati dai lunghi lockdown del Covid. Adesso l’editore ci riprova.

È un giacimento realmente prezioso. Oltre a missive di Leonardo Bistolfi, Paolo Buzzi, Francesco Cilea, Ugo Ojetti, Marco Praga, Francesco Tamagno, fino a Matilde Serao, alla Contessa Lara, al secolo Evelina Kettermohl, e a cinquanta autografi di Scarfoglio, c’è soprattutto l’epistolario di Marinetti: sessantasei autografi, dal settembre 1901 a una data imprecisata della prima metà del 1902.

Annota Pierpaolo Bindolo nella prefazione che FTM “rimase stregato ‘dall’affascinante sorriso di lussuria benigna’ della cantante”, come le scriveva, “a tal punto da affermare in più riprese ‘al diavolo i versi e la letteratura. Io non amo più che te, che sei la padrona assoluta della mia carne e del mio pensiero! O mia affascinante voragine, mia celeste Severina, mio chiaro di luna!’”. Sono lettere, prosegue Bindolo, che, sia “per i contenuti sia per la calligrafia e la grafica”, sembrano essere “un multiforme laboratorio dei suoi futuri testi letterari”.

Ventisei anni lui, trentasei lei, FTM e Severina si incontrarono varie volte, in particolare a Genova, dove la Javelli tenne dei concerti. Dal carteggio, aggiunge Bindolo, “risulta che in quel periodo il futuro fondatore del futurismo passasse molto tempo ad accudire i propri genitori e la zia di Modena; questo però lo irritava e deprimeva”. Così, in una lettera del 24 settembre 1901, faceva sapere all’amata Severina: “Devo tenere compagnia a mia madre ancora per alcuni giorni. È come se calasse del piombo nelle ore interminabili delle mie tristi giornate. Bene o male, riesco ad ammazzarle scaricando il mio revolver su un vecchio quadro della mia camera”.

La sai l’ultima?

 

Pacifismi La poesia lisergica di Bono Vox: “Oggi San Patrizio si chiama Zelensky”

Non c’è niente di più triste di una rock star che invecchia male e non c’è nessuna rock star invecchiata peggio di Bono Vox, il frontman degli U2. Abbandonata ogni velleità artistica, trasformatosi negli anni in una specie di santone laico – che alterna le battaglie per la redistribuzione della ricchezza alle vacanze su uno yacht da 12 milioni di sterline e agli investimenti nei paradisi fiscali – negli ultimi giorni Bono è tornato a far parlare di sé per un’imprescindibile filastrocca pacifista che ha fatto leggere alla speaker democratica Nancy Pelosi in occasione della festa di San Patrizio. Un testo immaginifico, nel quale alla fine paragona il santo patrono d’Irlanda al presidente ucraino Volodymyr Zelenski. “Oh San Patrizio, ha scacciato i serpenti/ con le preghiere, ma non è tutto ciò che serve/Perché i serpenti simbolizzano un male che cresce e si nasconde nel vostro cuore”. Commovente. Il gran finale è politico: “Il dolore e la tristezza dell’Irlanda ora sono l’Ucraina/ e il nome di San Patrizio ora è Zelensky”.

 

Pacifismi/2 Tra i pochi superstiti russi alle sanzioni “culturali” ci sono Masha e Orso: l’Occidente non li blocca

Dovremo forse rinunciare a Dostoevskij, su cui si è allungata la demenziale censura di qualche scemo con l’elmetto, ma ci sono prodotti culturali russi che non temono alcuna ritorsione occidentale. Scrive Leggo: “Nel complesso e delicato sistema di sanzioni e blocchi contro la Russia, i genitori dei bambini occidentali possono tirare un piccolo sospiro di sollievo. Il cartone animato russo più in voga nell’Occidente, Masha e Orso, non subirà alcuna limitazione”. Non viene più prodotto in Russia ma a Cipro, perciò resta saldamente sulle piattaforme internazionali di streaming. E invece sembra che il terribile cartoon sia proprio un subdolissimo strumento di propaganda: “Anthony Glees, docente di Scienza politica all’Università di Buckingham, aveva analizzato con attenzione il cartone, spiegando che (…) Orso, il suo protagonista, con la sua saggezza e la sua pazienza, oltre ad essere un omaggio al simbolo della Russia, rappresenterebbe proprio la figura di Vladimir Putin”.

 

Livorno Rubano una jeep ma si rifiutano di fare il pieno e restano senza benzina. Costava più dell’automobile?

Progetti per il futuro: non sottovalutare le conseguenze del caro energia. A Riotorto, in provincia di Livorno, dei ladri hanno rubato una jeep Renegade da una concessionaria e sono scappati via in un tentativo di fuga tanto rocambolesco quanto maldestro. L’operazione criminale è durata giusto una quarantina di chilometri: l’automobile si è fermata col serbatoio a secco e i rapinatori sono stati bloccati dalle forze dell’ordine. In attesa che entri in vigore il taglio delle accise e che il prezzo del carburante scenda verso cifre appena più umane, rubare una macchina non conviene: il costo del pieno potrebbe risultare superiore al valore di mercato della vettura. Intanto a Eboli (Salerno) per un guasto a un distributore la benzina è stata erogata gratis per qualche ora: la pompa è stata presa d’assalto da un esercito di parsimoniosi, muniti di taniche per fare razzia del preziosissimo carburante. Solo che sono stati ripresi dalle telecamere e rischiano di essere denunciati per furto.

 

Palermo Johnny Stecchino è tra noi: minaccia i titolari del supermercato e scappa via con un casco di banane

Non doveva essere tanto ambizioso il ladro che ha rapinato un supermercato di Palermo minacciando i titolari e scappando via con un casco di banane. Una scena alla Johnny Stecchino raccontata dal Giornale di Sicilia: “Un rapinatore ieri ha rubato un casco di banane dal supermarket Gnanam store in via Maqueda a Palermo. Il bandito ha minacciato i titolari, ha preso la frutta ed è fuggito via (…). Mentre scappava, il bandito ha danneggiato anche le insegne della pizzeria Sicily chicken&pizza che si trova a fianco dello store di frutta e alimentari. Una volta fuggito, i titolari hanno chiamato la polizia per denunciare quanto successo. Gli agenti hanno raccolto il racconto delle vittime e stanno cercando immagini dei sistemi di video sorveglianza per risalire all’autore della rapina e del danneggiamento”. Un impiego di energie forse un po’ sproporzionato – da una parte e dall’altra – per il furto di un casco di banane.

 

Lecce Il rapinatore fallisce lo scippo e si perde per strada i documenti, proprio sul luogo del delitto

Si può toccare il fondo ed essere talmente meschini da campare di furti violenti. Ma una volta toccato il fondo, si può anche scavare ed essere così miserabili da fallire pure negli scippi. A Lecce un genio del microcrimine ha provato a rapinare una vittima: non si è accontentato di non riuscirci, ma per di più ha lasciato sul luogo del delitto, con ogni probabilità, i suoi documenti personali, che ora permetteranno alle forze dell’ordine di rintracciarlo. Lo racconta il sito Lecceprima: “Tenta lo scippo, ma non solo gli va male: perde pure altri documenti. Forse proprio i suoi, personali, ma questo si potrà dire con certezza solo se il soggetto sarà acciuffato e identificato, confrontandolo proprio con quei documenti ritrovati in una sacca nera (…). La vittima deve ringraziare un giovane passante, il quale è stato in grado di recuperare borsa a tracolla e telefonino, ha dovuto fare anche ricorso alle cure mediche. Per inseguire chi gli aveva sottratto la borsa è anche caduto malamente per terra, ferendosi al ginocchio destro”.

 

Nuovi mercati Mike Tyson mette in commercio caramelle gommose al gusto di cannabis a forma di orecchio morsicato

Mike Tyson vende orecchie gommose al gusto di cannabis. A 25 anni di distanza dal famigerato match contro Evander Holyfield, che si concluse nell’ignominia quando Tyson morse, masticò e sputò un pezzo dell’orecchio del suo avversario, l’ex fenomeno della boxe mondiale ha deciso di trarre profitto dal gesto più iconico e sciagurato della sua carriera. “Le caramelle gommose alla cannabis – scrive la Cnn – sono chiamate Mike Bites (Morsi di Mike, ndr) in omaggio al momento più famoso di Tyson”. La nuova società dell’ex campione – ennesimo vip che decide di investire sui prodotti legati alla cannabis – si chiama Tyson 2.0. Mike non si è mai tirato indietro nel descrivere il suo rapporto con il fumo: “Nel 2019 ha dichiarato di spendere 40.000 dollari al mese in erba nel suo ranch di cannabis di 40 acri. Tyson ha aperto la fattoria nel 2018 dopo che la California ha legalizzato la marijuana ricreativa”. Ma anche negli anni d’oro “usava la cannabis per rilassare il corpo e concentrare la mente”. Non sempre con brillanti risultati.

 

Inghilterra Un uomo aggredisce uno sconosciuto per strada colpendolo con un gabbiano vivo (e si becca un anno di galera)

Nemmeno nei film di Bud Spencer e Terence Hill si è mai vista una roba del genere: in Inghilterra un uomo ha iniziato una rissa colpendo uno sconosciuto con un gabbiano. Un gabbiano vivo. Questo folle inventore di aggressioni violente è finito comprensibilmente in galera, l’episodio è raccontato da Metro Uk: “Paul Elcombe, 29 anni, ha raccolto un gabbiano vivo e l’ha lanciato a uno sconosciuto prima di sferrare un attacco feroce, prendendolo a calci e pugni. L’aggressione è stata così violenta che ha lasciato la sua vittima con una mascella rotta. Elcombe stava tornando a casa dopo aver bevuto e consumato droghe per due giorni quando si è imbattuto nel gabbiano, che giaceva ferito sulla strada. Ha quindi iniziato a mostrarlo alle persone in un negozio vicino prima di lanciarlo addosso alla sua vittima. Elcombe poi lo ha picchiato con i pugni, i piedi e una cintura. Come risultato dell’attacco è stato incarcerato per oltre un anno e gli sono state comminate altre due settimane per non essersi presentato al processo”.

Mail box

 

La guerra ci ha privato delle nostre certezze

Ora non so se la guerra arriverà a bussare alle nostre porte portandosi via tutto quello che abbiamo accumulato in tanti anni di prosperità e avidità. Di certo una cosa ce l’ha già portata via, come ce l’aveva portata via la pandemia. La certezza. La certezza di una vita serena, la certezza di un lavoro, la certezza della gioia e la certezza di un futuro come lo avevamo condiviso e progettato con i nostri cari. Ora è il momento di avere coraggio. Dobbiamo cambiare, puntare sulle rinnovabili subito e nel frattempo rinunciare a certe comodità. Invogliare con vere agevolazioni (abbassando veramente i prezzi) al fotovoltaico le famiglie occupando più tetti e meno terra da coltivare. Fare il blocco totale un weekend al mese di tutti i mezzi privati, magari facendo viaggiare gratis (qualcuno potrebbe riscoprire il mezzo pubblico). Sensibilizzare le fasce orarie per il consumo per luce e gas con un bonus in fattura a chi rispetto ai mesi precedenti abbia consumato una percentuale in meno. Cercare di abbassare veramente i prezzi, facendo leva sulle detassazione alle imprese e su tutte le varie possibilità di modificare in green le abitazioni e condomini privati e fabbriche. Senza però dimenticare che siamo in Italia e quindi, per il furbetto di turno che facesse l’italiano “magna magna”, bisognerebbe ricorrere a stangate con pene certe e incondizionate. Ma questa è un’altra storia. Magari ci saranno già dei figuri politici che stanno attendendo la guerra con la calcolatrice in mano per sparare profitti a raffica. Noi che non siamo un cazzo, dovremo rinunciare a molte cose, mentre loro che sono loro… no! Stiamo ancora troppo bene, e per niente incazzati.

Gianni Dal Corso

 

L’ipocrisia del Governo sulle tasse e sulle accise

Stiamo assistendo ad un film già visto troppe volte. L’aumento dei prezzi, per un motivo o per altro, scatena le proteste dei cittadini e di parte della politica e dei sindacati. Prendiamo ad esempio i carburanti per auto-moto veicoli. Le tasse dello Stato su di essi sono del 55% benzina verde e del 51% diesel. Poi c’è il gas. Adesso c’è un ministro che fa finta di svegliarsi dal sonno e denuncia la speculazione. Bravo! Ma il film già visto è un altro. Ovvero la richiesta di un tetto massimo al prezzo. Eh si, perché si metterà un tetto che corrisponderà al prezzo corrente ovvero non oltre i 2,2 al lt. Questo significa che se ci saranno degli abbassamenti questi saranno minimi. Non ci pensano nemmeno a tagliare accise e ad abbassare le tasse. Non vogliono rinunciare a quell’introito sicuro. Draghi ci regalerà un abbassamento di massimo 50 cent. e la gente lo ringrazierà pure! Verrà celebrato come colui che ha abbassato, attraverso i “grandi sforzi” dello Stato, il costo della benzina. Che naturalmente resterà comunque sempre molto alto. Una volta raggiunti certi livelli di asticella quelli restano anche se la crisi viene superata. Perché loro si fanno i conti su quelle entrate. E noi ci abitueremo, come abbiamo sempre fatto.

Bruno Maniga

 

Intitoliamo una via al grande Gino Strada

Leggo ogni giorno, per ore, Il Fatto Quotidiano, di cui ho appena rinnovato l’abbonamento. Credo sia l’unico giornale che potrebbe aiutarmi nella piccola battaglia di intestare una via a Gino Strada. Il sindaco di Milano lo aveva promesso alla morte di Strada ma ormai è troppo impegnato nella distruzione dello stadio di San Siro che tanto danno porterà non solo agli abitanti della zona ma a tutta la comunità (non solo milanese) con la produzione infinita di CO2 eche sarà seguita dalla costruzione di molti edifici e di ben due stadi (poiché sappiamo che è un diritto inalienabile per ogni squadra avere uno stadio, pazienza se poi sarà venduto, con la squadra, ad oligarchi cinesi…). Gino Strada aveva scelto di fare la sede nazionale di Emergency a Milano, in via Santa Croce 19, dove ora effettivamente si trova. Anche io abito nella stessa via, ma al n.4. la strada è divisa in due parti. Da anni, a causa della costruzione della metropolitana sotto la cattedrale di San Lorenzo, la prima parte è diventato assai trafficata e caotica. La seconda parte, dal n. 12 in avanti, è tranquillissima e a traffico limitato. Sono presenti soltanto due o tre edifici civici, una bella scuola materna con giardino, il parco delle basiliche e la basilica di sant’Eustorgio. Perché non intestare a Gino Strada questa seconda parte della via, che finisce proprio con la sede di Emergency al n. 19? Avrebbe oggi un valore assai notevole, poiché farebbe parlare di Pace: Gino Strada ha speso la sua vita contro la guerra, in qualunque posto si svolgesse, dove curava tutte e tutti, dagli anziani ai bambini. Non elenco gli ospedali che, con l’aiuto di Renzo Piano, ha costruito nei posti più poveri del mondo, poiché immagino li conosciate bene.

Marcella Denegri

Caro benzina. Interventi insufficienti per aiutare le famiglie e le imprese

Stiamo assistendo a un film già visto troppe volte. L’aumento dei prezzi, per un motivo o per altro, scatena le proteste dei cittadini e di parte della politica e dei sindacati. Prendiamo, ad esempio, i carburanti per auto e moto. Le tasse dello Stato su di essi sono del 55% per la benzina e del 51% per il diesel. Poi c’è il gas. Adesso c’è un ministro che fa finta di svegliarsi dal sonno e denuncia la speculazione. Bravo! Ma il film già visto è un altro. Ovvero la richiesta di un tetto massimo al prezzo. Eh sì, perché si metterà un tetto che corrisponderà al prezzo corrente ovvero non oltre i 2,2 euro al litro. Ciò significa che, se ci saranno degli abbassamenti, questi saranno minimi. Non ci pensano nemmeno a tagliare accise e ad abbassare le tasse. Non vogliono rinunciare a quell’introito sicuro. Draghi ci regalerà un abbassamento di massimo 50 centesimi e la gente lo ringrazierà pure! Verrà celebrato come colui che ha abbassato, con grandi sforzi dello Stato, il costo della benzina. Che naturalmente resterà comunque sempre molto alto. Una volta raggiunti certi livelli di asticella, quelli restano: anche se la crisi viene superata. Perché loro si fanno i conti su quelle entrate. E noi ci abitueremo, come abbiamo sempre fatto.

Bruno Maniga

 

Gentile Maniga, è una situazione insostenibile quella che stanno vivendo famiglie e imprese a causa dell’impennata dei prezzi dei carburanti, ma anche delle bollette. Forse domani la benzina scenderà “finalmente” sotto i due euro, ma solo se oggi arriverà in Gazzetta Ufficiale il nuovo decreto che farà scattare la riduzione di 25 centesimi delle imposte applicate sui carburanti. Che si tradurrà in un risparmio rispetto ai prezzi attuali di benzina e gasolio pari a circa 15,2 euro a pieno. Ma questa misura non è giudicata insufficiente solo da lei, ma anche dai partiti, dalle associazioni dei consumatori e dalla stessa Confindustria. Anche se dalla scorsa estate il governo ha stanziato 16 miliardi, cui si dovrebbero ora aggiungere altri 4,4 miliardi, la situazione è talmente fuori controllo che, a detta di molti, le misure previste dovrebbero essere più incisive. Lo abbiamo scritto più volte: fino ad aggi, il governo non ha deciso di ricorrere allo scostamento di bilancio che, però, resta una misura da prendere in considerazione se l’obiettivo è quello di dare un contributo forte a famiglie e imprese in difficoltà.

Patrizia de Rubertis

Statuette d’oro in salotto. Gatti e Telegatti: la vanità dei vip supera quella dei felini

Acasa di mia nonna entravano e uscivano a piacimento come fossero i padroni: i gatti. Loro non erano i gatti dell’uomo, ma qualcuno era l’uomo del gatto.

Nel mio condominio ce ne sono tanti, si piazzano dappertutto, sui davanzali, sulle tegole, sulle panche e nei giardini. Pacifici e dormienti, fusanti e rampicanti, affettuosi o indifferenti, ci vivono accanto, intenti a cacciare topi e topastri e a contendere lo spazio del cane. Adesso mi trovo a una festa a casa di un noto personaggio televisivo, un Vip, uno di quelli con la Vip maiuscola, guardo al di là di una teca di cristallo e vedo una dozzina di Telegatti, dei feticci contemporanei, una specie di simbolo dei “noantri”. Pare che non sei nessuno nel mondo dello spettacolo se non hai almeno un Telegatto per casa. Uno di quelli che “vive sopra i tetti appoggiato all’antenna centrale, con la pancia a Tv, i baffi all’insù-ù-ù-ù e gli occhi blu blu blu blu di Paul Newman. Super tele gattoneee… Maoooo!”. La sigla cantata da Franco Rosi è spiritosa, una canzone quasi per bambini, la fischietto sempre, mio padre la canticchia all’orecchio di mia madre per farla ridere e lei miagola sorridendo. Sono fatti loro, ma quando mamma fa il gatto non la sopporto. Meglio quando fa la tortora! Sinceramente a me non colpisce particolarmente vedere sotto vetro queste statuette feline in simil oro. Macché, sono di oro puro! Non mi trattengo e gli canto in faccia “Io per Pippo, Mike e Corrado, sono meglio di un corredo… maoo!”. Il padrone di casa impassibile mi fa l’elenco delle trasmissioni che tanti premi gli valsero, come se fossero battaglie vinte, praticamente un Napoleone della televisione. Cita particolari e dettagli non richiesti, oddio mi gira la testa, non so più che facce fare, le espressioni di ammirazione le ho esaurite, ma lui continua imperterrito. Pensa se avesse vinto un Oscar! Maooo.

 

Fede e ragione. Ratzinger-Flores: il dibattito su Dio è senza tempo anche vent’anni dopo

Il Cardinale Ratzinger, al momento in cui il dibattito pubblico con il filosofo Paolo Flores d’Arcais al teatro Quirino di Roma sulla domanda cruciale “Dio esiste?” (folla straripante dal teatro fin sul marciapiede, il 21 settembre 2000), non era ancora Papa. Ma avrebbe voluto che Dio fosse l’arbitro. Lo si capisce da ogni sua risposta al filosofo laico Flores d’Arcais,i direttore di Micromega, perché comunque a Dio, secondo Ratzinger, spetta l’ultima parola. Invece l’arbitro o meglio il “moderatore” del dibattito, è stato Gad Lerner. E adesso mentre quel dibattito Mimesis lo presenta come un libro (Dio esiste? un confronto su verità, fede, ateismo, con il contributo di Gad Lerner) ci rendiamo conto che Lerner ha svolto il suo ruolocon apprezzabile bravura, nel senso di attribuirsi e rispettare i limiti di un funzionario della ragione, in un dibattito in cui persino la ragione è in dubbio. Infatti le due legioni di pensiero, conoscenza e vita che si fronteggiano, accanto e intorno ai due portavoce Ratzinger e Flores d’Arcais, sventolano entrambe la parola ragione come prova e sigillo.

Il punto di forza di Ratzinger è che la fede non nega la ragione, la nutre del suo argomento più forte: si crede e si ragiona di Dio a partire da Dio. Flores tocca il punto che non offende i veri credenti, se mai li definisce: la fede non si lega alla ragione perché non ne ha bisogno. Come dicono con chiarezza i testi continuamente ripetuti nei testi della Chiesa cattolica ,il credente crede nel credere. La fede non disprezza la ragione ma la giudica incapace di comprendere Dio.

Poiché i colpi battuti in nome dai laici non credenti da Flores sono netti e taglienti e non adatti a un armistizio (nel trascorrere dei secoli è stata la religione a recuperare a volte rapporti ragionevoli con la scienza, mai completamente e mai il contrario), Gad Lerner si assume compiti non di pace ma di accordo nel disaccordo quando si accorgere che Ratzinger tende a introdurre nella sua parte di interventi una certa comprensiva dolcezza, quando nota che è irraggiungibile una contaminazione della fede presso i non credenti, ma è anche impossibile metterli, perché non credenti, su un gradino più basso. Le nitide argomentazioni di Flores non permettono il gioco di una gerarchia fondata sulla distanza più o meno grande da Dio, e Lerner lo fa notare. E implicitamente ricorda agli astanti che la fede non è “l’altra ragione”. È il credo, che deve essere discusso solo quando esige di apparire ragione. Ma a questo punto Flores ha già detto che la fede elevata a ragione diventa governo e dunque potere.

Ecco dove punta, in questo libro, il dibattito su Dio. Non è un festival teologico. È una verifica filosofica, e dunque politica, sul rapporto fra fede e ragione. Dall’equilibrio o squilibrio di questo legame, dipendono libertà e democrazia. Di qui l’importanza del libro.

 

 

Campion e le due Williams: battute, accuse, scuse (e offese per conto terzi)

 

BOCCIATI

Pride? Apprendiamo da Rolling Stone che Bono si dà alla poesia. Durante la celebrazione della Festa di san Patrizio negli Stati Uniti, la speaker democratica della Camera Nancy Pelosi ha letto una poesia scritta dal frontman della band irlandese in cui il presidente dell’Ucraina è paragonato al santo irlandese. La poesia racconta il miracolo di san Patrizio e come ha “cacciato via i serpenti” dall’Irlanda. Ora, con l’invasione russa dell’Ucraina, rappresentano Vladimir Putin: “Il dolore e la sofferenza dell’Irlanda ora sono in Ucraina”, scrive Bono. “E il nome di San Patrizio è Zelensky”. What more in the name of love?

Leggi fondamentali della stupidità umana. Jane Campion (abbiamo presente?) nel discorso di accettazione ai Critics Choice Awards per la miglior regia con Il Potere del Cane avrebbe offeso Serena e Venus Williams, presenti in platea. Ecco il popo’ di frase incriminata, rivolta alle sorelle d’oro del tennis: “Venus e Serena, siete delle meraviglie. Tuttavia voi non giocate contro i maschi, come devo fare io”. Una battuta di spirito, che nulla ha a che vedere con la negazione delle discriminazioni razziali. La 67enne regista è stata talmente travolta dalle critiche sui social che si è dovuta scusare, anche se le sue intenzioni erano palesemente buone. E anche se – notare – le due atlete non si devono essere sentite violentemente attaccate visto che, come riferisce Variety, sono state viste parlare con la Campion all’afterparty di Netflix e alla fine le tre donne hanno pure posato insieme per una foto. Questa la pubblica ammenda: “Ho fatto un commento sconsiderato, paragonando ciò che io faccio nel mondo del cinema a tutto quello che Serena e Venus Williams hanno ottenuto. Non avevo intenzione di svalutare queste due leggendarie donne nere e atlete di livello mondiale. In realtà le sorelle Williams si sono schierate contro gli uomini in campo (e fuori) e hanno entrambe alzato il livello e aperto le porte a quello che è possibile fare alle donne in questo mondo. L’ultima cosa che vorrei è minimizzare queste donne straordinarie. Adoro Serena e Venus. I loro successi sono titanici e stimolanti. Serena e Venus, mi scuso con voi e vi celebro totalmente”. Morale: Jane Campion non si è scusata con le campionesse, si è scusata con tutti quelli che si sono sentiti umiliati (sui social) da un’innocente battuta. Ora, pur di esistere, ci si offende anche per conto terzi. Urge aggiornare il celebre breviario di Carlo M. Cipolla. E forse bisognerebbe smettere di scusarsi.

 

PROMOSSI

Il Paradiso a Cellino. Avevamo lasciato, la scorsa settimana, Al Bano Carrisi alle prese con una pubblica presa di distanza dal suo ex amico Vladimir Putin (è stato uno dei pochi). Ma non si è fermato lì. Ha accolto una famiglia di profughi in fuga dall’Ucraina, papà e mamma e due bambini. Essendo da quelle parti Al Bano una rock star (Mick Jagger levati) appena l’hanno visto, i profughi gli hanno chiesto: ‘Ma lei è il vero Al Bano?’. “Il viso della mamma si è illuminato, era incredula, un’emozione così grande non la provavo da tempo. Sono solo uno dei tanti, è impossibile girarsi da un’altra parte davanti a una tragedia come questa. Ieri eravamo in tanti a Cellino, ad aspettare i diciassette ucraini che vivranno nel nostro paese”, ha detto lui. Ha cantato qualcosa ai suoi ospiti? “No, non mi sembrava il caso, magari lo farò nei prossimi giorni. Dovrò trovare il brano giusto, che dia loro sollievo, speranza e coraggio”. Anche se, chiarisce, quando ha visto quelle donne e quei bambini scendere stremati dal pullman quella che gli è venuta subito in mente è la sua “Il paradiso dov’e”, composto ai tempi della guerra di Bosnia. Chissà che ci combina la settimana prossima!

 

Fischietti italiani. Più l’arbitro combina disastri e più ha possibilità di far carriera

Abbiamo una classe arbitrale così malmessa che a fine 2021, avendo l’Italia un solo arbitro nella categoria “Uefa Élite” (i fischietti abilitati a dirigere le finali europee e i match della fase finale di Champions: Germania e Spagna ne hanno 4, la Francia 3, noi eravamo in compagnia di Israele e Bielorussia a quota 1), su pressione di Roberto Rosetti, presidente della Commissione Arbitri Uefa, l’Aia promuoveva a secondo “Élite” Davide Massa; con faccia tosta visto che il nostro, coinvolto nell’avvilente scandalo dei rimborsi-spesa gonfiati, era reduce da una sospensione punitiva; e accendendo un cero alla Madonna visto che la precedente scelta in tema “Élite” era stata quella di Rocchi che in un tragico Chelsea-Ajax 4-4 (9 febbraio 2020) era riuscito nell’impresa di espellere due giocatori dell’Ajax punendo l’Ajax con un rigore nella stessa azione, mentre il gioco avrebbe dovuto essere interrotto per una precedente irregolarità. L’Uefa, riunitasi a Maiorca, si scusò per il disastro, l’Ajax chiese un risarcimento di 12 milioni per la mancata qualificazione (stava vincendo 4-2). Per la cronaca: a due anni di distanza Rocchi è oggi il nuovo designatore arbitrale italiano. Sic.

Ma torniamo a Massa. Che appena appuntatasi al petto la targhetta “Élite” balza subito agli onori della cronaca firmando, in coppia con Guida, l’ultimo obbrobrio arbitrale della Serie A: il rigore negato al Torino in Torino-Inter 1-1, “rigore che anche un bambino di 2 anni avrebbe visto” (cit. Paolo Casarin, ex arbitro, ex designatore). Per la cronaca, sia Guida sia Massa sono internazionali, parliamo cioè del fior fiore dei fischietti made in Italy, ma nè il primo nè il secondo, al Var con mille immagini a disposizione, vedono quel che tutto il mondo vede, il calcio che Ranocchia rifila a Belotti. Ancora, c’era Guida al Var un mese fa in Milan-Udinese, partita in cui Udoje (Udinese) segnò il gol dell’1-1 con la mano: inutile dire che non s’accorse di nulla.

Tocco di classe finale: mentre lo sconcerto è ai massimi e la stessa Aia predispone una sospensione per Massa e Guida di almeno un mese, ecco Massa che quattro giorni dopo il misfatto se ne va bel bello ad arbitrare Lille-Chelsea di Champions. Un classico per i “bravi” arbitri italiani: come Calvarese, quello che il 15 maggio scorso, con Irrati al Var, nel finale di Juventus-Inter 3-2 inventò un rigore per Madama che mandò la Juve in Champions a discapito del Napoli (in caso di pareggio, matematicamente qualificato) con un danno/vantaggio stimati di 50 milioni. Ebbene, subito ottenne la deroga per continuare ad arbitrare a dispetto della cantonata e dei sopraggiunti limiti d’età; poi spuntò un suo latente conflitto d’interessi (ha una ditta d’integratori che lavora con i club) e fu fermato; confessò che il ricordo del rigore concesso alla Juve non gli dava pace (“Purtroppo Cuadrado è un calciatore difficilissimo da arbitrare”, disse dandosi vieppiù la zappa sui piedi) e oggi sapete che fa? L’esperto Var in Champions per Amazon Prime. Lui: l’arbitro che abboccava ai tuffi più inverecondi.

P.S. Due note a margine: 1) mentre l’audio Guida-Massa è stato in pratica subito reso noto, l’audio Calvarese-Irrati sul rigore di Cuadrado fu fatto sparire come l’audio Orsato-Valeri (caso-Pjanic); 2) dall’1 gennaio Luca Pairetto è diventato arbitro internazionale. Avete letto bene: Pairetto. Internazionale.

 

Educazione alla legalità. Un’esperienza italiana che tanti nel mondo ci invidiano

Sergio Aguayo ha la faccia india. È uno di quei messicani che portano nei secoli l’impronta dei nativi. Da lontano non capisci se dietro gli occhiali sottili stia un capotribù in accigliata meditazione. Poi è una rivelazione vulcanica. L’intellettuale che ho davanti è socievolissimo, ha una grande voglia di parlare e di ascoltare. Chiede racconti e analisi sulla situazione italiana, anche perché ha alle spalle anni di studi a Bologna, certificati dalla scelta di un piatto di tagliatelle. Un tema gli sta soprattutto a cuore, il nostro movimento antimafia. Il Messico conosce in proporzioni gigantesche qualcosa vissuto anche dall’Italia: i contropoteri criminali, la disputa allo Stato dei territori di alcune regioni. Docente al Colegio del México e ad Harvard, Aguayo è in Italia per la giornata di apertura della settimana della legalità dell’Università statale di Milano. È uno degli studiosi più autorevoli dei mercati della droga e in particolare dei movimenti di resistenza ai narcos, ai quali – a Coahuila – ha dedicato cinque anni di lavoro sul campo. E vuole capire come ha fatto l’Italia ad arginare la mafia siciliana, a indebolirla anzi. Capire da dove sono spuntate le leggi che hanno trasformato l’Italia in un esempio per il mondo, dal reato di associazione mafiosa all’uso sociale dei beni confiscati.

Così mentre parlo mi rendo conto che quello che per noi è scontato per lui non lo è affatto, anzi è una sorpresa straordinaria, quasi un’illuminazione. Lui e la sua collega Monica Serrano, altra studiosa informatissima del narcotraffico, sgranano gli occhi quando spiego delle grandi manifestazioni tenute negli anni a sostegno della magistratura o per ricordare certi magistrati o anche certi uomini in divisa. Racconto loro di una manifestazione di piazza in ricordo di un giovane carabiniere ucciso dalla camorra vicino a Napoli e commentano che in Messico sarebbe impossibile che dei giovani o dei normali cittadini si mobilitino per un poliziotto. Perché i poliziotti sono considerati un pericolo potenziale, spesso complici dei narcos, e non ci sono legami possibili con i movimenti. Due mondi diversi.

Penso allora che abbiamo vissuto un’esperienza davvero originale, grazie a quelle persone in divisa che hanno fatto capire con nettezza e con i fatti da che parte stavano. E magari ne hanno parlato nelle scuole. Ed è proprio qui che avanza nella discussione una seconda ragione di meraviglia: il ruolo della scuola, dalle elementari ai licei, nel resistere alle ondate mafiose, nel contrastare il sangue con l’educazione alla legalità. Studenti e insegnanti. Spiego ad Aguayo delle nostre ricerche proprio sulla storia dell’educazione alle legalità nella scuola italiana. E intuisco di avere rivelato una strategia di contrasto in teoria impensabile. Che cosa possono mai fare i ragazzini contro i trafficanti di droga? Sergio corre con il pensiero.

In effetti bisogna educare i bambini, occorre un’altra cultura sin da piccoli. Conseguenza: bisognerebbe fare degli esperimenti pilota anche da noi, dice a Monica. Torno così con la memoria a quegli insegnanti palermitani e napoletani (alcuni non ci sono più) che compresero in un lampo che, davanti alle lapidi che si moltiplicavano nelle vie, toccava anche a loro prendersi sulle spalle la responsabilità della lotta alla mafia, coinvolgere nella rivolta civile alunni e famiglie anche se – o proprio perché – abitanti in quartieri ad alta densità mafiosa. Che storia grandiosa, anche se quasi mai riconosciuta… È come se avessi spianato a Sergio un orizzonte denso di promesse solo ad accennarlo. Visto come cambiano i tempi? Niente illusioni, la lotta sarà ancora dura, più lunga di quanto avessimo sognato. Però non esportiamo più solo mafia. Esportiamo anche antimafia. E questo mi suscita, davanti agli ospiti illustri, un certo indefinibile orgoglio.

 

Balle spaziali da Mosca alla Liguria. E c’è pure chi invoca la par condicio

 

BOCCIATI

ACCOGLIENZA SOSTENIBILE. Giovanni Toti, che si sta occupando dell’accoglienza dei profughi in arrivo dall’Ucraina, ha fatto presente come molti non siano vaccinati e quanto sia urgente fare un lavoro di sensibilizzazione per vincere le refrattarietà di coloro che sono più restii. L’occasione era troppo ghiotta perché qualche collega da sempre riluttante alla persuasione vaccinista, sentendosi forte del momento in cui si sta per mettere fine allo stato d’emergenza, non si tuffasse immediatamente nella polemica. Alex Bazzaro, deputato leghista, ha subito commentato così: “Toti vuole vaccinare i profughi dall’ #Ucraina Scappi dalla guerra, perdi tutto, la tua casa, la tua vita. Marito e fratelli al fronte. Arrivi in un Paese lontano con i bimbi. E ti ritrovi Toti che vuole vaccinarti. Mentre il circo Covid ha chiuso in tutto il mondo. Curatevi!”. Ecco, forse qualcuno dovrebbe far presente all’onorevole Bazzaro che l’ultima cosa di cui ha bisogno un esule in fuga, straziato dalle perdite personali, obbligato a cercare riparo in un altro Paese, è di contrarre il Covid rischiando di sommare problemi ai problemi, o peggio ancora di essere guardato con sospetto dalla popolazione locale per essersi sottratto alle regole che gli altri sono tenuti a rispettare (come immediatamente qualche esponente politico non mancherebbe di sottolineare). Quello che un politico serio è tenuto a fare non è solo accogliere, ma farlo in modo che quell’accoglienza possa essere serena e sostenibile. E chi gli suggerisce di curarsi perché lo sta facendo, probabilmente, non ha capito cosa significa governare.

Voto 4

 

BUFALE SPAZIALI. Dmitry Rogozin, direttore della Roscosmos, l’Agenzia spaziale Russa, al momento non si sta occupando soltanto del lancio di satelliti in aria ma anche di quello di bufale in terra. Il politico russo, come da costume ormai in molti sistemi di propaganda web, ha rilanciato un video del 2018 in cui due uomini dell’est aggrediscono un indiano e una donna, spacciandolo per un fatto commesso oggi da profughi ucraini: “Ucraina ed Europa? ‘Rifugiato’ dall’Ucraina spiega agli italiani chi è il capo della casa. Probabilmente i fascisti ucraini vieteranno presto agli italiani in Italia di parlare italiano. L’Europa ora l’Ucraina!”. Chiaramente non c’è voluto molto per individuare la vera data in cui si è verificato l’episodio: insomma è servita tutta la competenza di colui che tiene le redini di un’agenzia spaziale per dare una dimostrazione plastica della brutale primitività della propaganda russa.

Voto 2

 

MA QUALE PAR CONDICIO… Nicola Grimaldi, deputato del Movimento Cinque Stelle, ha richiesto una par condicio che ha fatto cadere molti dalla sedia. “No, non sono contrario. Bene Zelensky, ma bisogna sentire anche l’altra parte, per capire la situazione. Mi piacerebbe che parlasse alla Camera Putin”, ha detto il parlamentare a proposito dell’intervento che il premier ucraino terrà di fronte al Parlamento Italiano. Ecco, questa equidistanza speciosa, è il miglior modo per ridicolizzare completamente le ragioni di coloro che sono ritrosi al sostegno militare all’Ucraina.

Voto 4