Il 17 aprile 2018, durante un’udienza per il processo a 5 carabinieri, tre dei quali accusati di omicidio preterintenzionale, il caso Cucchi giunge a un punto di svolta: si scopre che le note sul suo stato di salute sono state “modificate”. A dichiararlo sono due militari che, in quei giorni d’ottobre del 2009, prestavano servizio nella caserma di Tor Sapienza e si occuparono di lui la notte dell’arresto. “Mi chiesero di cambiarla”, dice in aula Francesco Di Sano, “non ricordo per certo chi è stato ma si è trattato di un ordine gerarchico”. Versione simile a quella del collega Gianluca Colicchio.
Fu modificata – spiega Di Sano – perché gli fu chiesto di farlo: la prima era “troppo dettagliata”. Da un interrogatorio effettuato l’8 novembre 2018 si scopre che, di questi “falsi”, si sarebbe potuto scoprire già nel 2015. Se soltanto il capitano dei Carabinieri Tiziano Testarmata – oggi indagato per il favoreggiamento legato a delle presunte omissioni che risalgono al novembre 2015 – avesse avvertito l’autorità giudiziaria. Nel 2015, infatti, il pm Giovanni Musarò chiede al comando Provinciale dei Carabinieri di acquisire, dalle varie stazioni e caserme che s’erano occupate dell’arresto di Cucchi, tutti i documenti relativi alla vicenda. Ecco come Testarmata ricostruisce ai pm l’acquisizione nella stazione di Tor Sapienza: “Il comandante della compagnia… richiese al suo comandante di stazione di recuperare tutti gli atti oggetto di richiesta… per quanto riguarda gli ordini di servizio e il memoriale di servizio… la ricerca fu spedita e li trovò… ma… mi riferisce di non trovare la pratica cartacea relativa alla vicenda Cucchi…”. Testarmata aggiunge: “…si mette al computer e comincia a mandare in stampa delle carte… mostra una serie… di annotazioni sfuse, diciamo senza lettera di trasmissione… a un primo sguardo verifico che alcune annotazioni sembrano simili, cioè sono gli stessi verbalizzanti, la stessa data… sembrano fotocopie che naturalmente…”.
Il Musarò lo interrompe: “… Parliamo di quelle di Di Sano e Colicchio?”. “Sì”, conferma Testarmata. Che aggiunge: “Per scrupolo mi metto a controllare… io personalmente con il dito… e mi rendo conto… che non erano identiche, che c’erano delle discrepanze…”. Testarmata in quel momento ha in mano la prova dei falsi. E lo conferma. “Lei aveva capito – lo interrompe il pm – che uno dei due era falso?”. “Certamente sì”. “E ha fatto una comunicazione notizia di reato?”, chiede ancora il pm. “No… cioè… ho rappresentato… la mia era un’attività diciamo di acquisizione”. “Perché non fa una comunicazione notizia di reato?” lo incalza Musarò, “è stato segnalato questo all’Autorità Giudiziaria?” “Non lo so… ho rappresentato nel dettaglio quello che avevo trovato e… con il Colonnello Sabatino (che smentisce di aver avuto notizia di falsi, ndr) fu commentato… carte alla mano, anche con il Colonnello D’Aloia (anch’egli smentisce, ndr) fu commentato l’esistenza poi … non mi sono preoccupato del… ritenevo che fosse… fosse comunicato… all’Autorità Giudiziaria”.
Eppure non si trattava di documenti irrilevanti: “Qual è il punto che non quadrava?”, continua il pm. “Le condizioni di salute di Cucchi”, risponde Testarmata. L’interrogatorio prende una piega ancor più surreale: “Il 17 aprile 2018, sei mesi fa, c’è stata un’udienza … sono state esibite queste due annotazioni… Di Sano ha accusato la scala gerarchica… è una storia che sanno tutti, non a Roma… la sa quantomeno tutta l’Italia, lei non ha avuto notizia di questa cosa?”. “Di aprile – risponde Testarmata – non… non ricordo…”. “Lei dava per scontato che noi lo sapessimo, vorrei capire come avremmo dovuto saperlo: ancora non ho capito… cioè come ha fatto lei con il dito… infatti così me ne sono accorto, ma dopo tre anni”.