Missione a Parigi alla ricerca del “giallo”. È quanto hanno fatto ieri i “dioscuri” del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, in Francia per incontrare i famosi Gilet gialli.
Incontro non facile perché il movimento francese è fluido e sfuggente. L’incontro è avvenuto con alcuni rappresentanti della costituenda lista Ralliement d’initiative citoyenne (Ric), decisa a presentarsi alle prossime elezioni europee. Di Maio e Di Battista hanno visto Christophe Chalençon, uno dei leader del progetto di lista capitanato da Ingrid Levavasseur, celebre per le sue presenze a Bfm Tv.
Insieme a Chalençon erano presenti all’incontro molti altri candidati nella lista Ric (che è anche l’acronimo di una delle proposte più forti del movimento francese, il Referendum di iniziativa civica) e la comunicazione pentastellata mette l’accento su “posizioni e valori comuni che mettono al centro delle tante battaglie i cittadini, i diritti sociali, la democrazia diretta e l’ambiente”.
In un clima definito “di grande entusiasmo” accanto ai due leader c’era anche una autorevole delegazione del M5S al Parlamento europeo, con il vicepresidente Fabio Massimo Castaldo e gli eurodeputati Tiziana Beghin e Ignazio Corrao. Segno di un interesse a discutere della formazione di un comune gruppo parlamentare europeo. Chalençon, intervistato da Le Parisien, ha messo la sordina su questo aspetto, rinviandolo in avanti, ma si è detto “molto soddisfatto” del vertice sottolineando che “Di Maio ha fatto lo sforzo che non ha fatto Macron”. Sintonia sui temi dell’immigrazione – “bisogna aiutarli a casa loro” – ma anche sul Venezuela. A proposito delle europee, in serata fonti del M5S hanno riferito di un chiarimento tra Chalençon e Di Maio: “Non un matrimonio, ma un comcubinato”. Il punto resta intatto. A norma del regolamento dell’Eurogruppo, infatti, un gruppo politico “è composto da un numero minimo di 25 deputati e rappresenta almeno un quarto degli Stati membri”, quindi sette Paesi.
L’asse con i Gilet gialli consente al M5S di consolidare il proprio profilo politico e di rilanciare anche la piattaforma Rousseau. Chalençon infatti è uno degli sponsor di NOos-Citoyens “strumento digitale d’intelligenza collettiva proposto ai cittadini per organizzarsi”. Presentandola sul web, Chalençon la definisce il “Tgv del Terzo millennio” destinata a rivoluzionare il modo di organizzarsi e di raccogliere e poi votare le “rivendicazioni dei cittadini”. Un approccio in sintonia con la “piattaforma Rousseau” della Casaleggio Associati.
Nel mondo dei Gilet gialli, Chalençon è visto con sospetto per via della sua esposizione mediatica, per posizioni razziste o comunque di estrema destra anche se lui dichiara di aver votato En Marche!, quindi per Emmanuel Macron, alle ultime elezioni.
Quello che,in ogni caso, lo rende centrale è il progetto di “lista gialla” alle Europee con Ingrid Levavasseur. Molti ritengono possa rappresentare una trappola per il movimento, o un aiuto indiretto allo stesso Macron perché drenerebbe voti ai due principali partiti di opposizione: La France Insoumise di Jean Luc Mélenchòn e Rassemblement National di Marine Le Pen. “Ma noi puntiamo al 50% di elettori che dichiarano di non voler votare”, afferma l’artigiano del sud della Francia che però non smentisce di avere “l’appoggio morale” di Bernard Tapie, l’imprenditore finito nei guai con la giustizia.
L’operazione “Europee” non sarà semplice. In Francia vige uno sbarramento del 5% e la lista divide non poco i Gilet gialli. Uno dei leader più “duri”, Eric Drouet, si è infatti detto fortemente “contrario a ogni iniziativa politica fatta in nome” del movimento. E Drouet è uno dei leader maggiormente corteggiati dalla sinistra di Mélenchon, che proprio ieri è scesa in piazza in una inedita giornata “rosso-gialla”: le bandiere del sindacato Cgt, dei comunisti e dei rivoluzionari vari accanto a una forte presenza di Gilet gialli, 20 mila a Parigi, 300 mila in tutta la Francia.