“È stato l’uomo che mi perseguita da anni”. Simona è uscita dalla sua auto in fiamme, ha cercato di strapparsi di dosso i vestiti roventi che le si attaccavano alla pelle. Ma nonostante il dolore terribile delle ustioni ha cercato di parlare, di urlare: “È stato Mario a darmi fuoco, Mario D’Uonno, quello che ho denunciato, che mi molesta da due anni. Cercate Mario”. Poi Simona Rocca, 41 anni, è stata sedata e intubata. Portata all’ospedale di Vercelli e poi al Centro Grandi Ustionati del Cto di Torino. “È in condizioni gravi, ma dovrebbe cavarsela. Ha ustioni sul 45 per cento del corpo (volto, collo, schiena e parte posteriore delle gambe). Il 10 per cento sono di terzo grado, le più serie”, dicono i sanitari.
Sono le otto e venti di ieri. Simona come ogni mattina arriva alla Oviesse della periferia di Vercelli dove lavora. Un piazzale enorme, deserto, a un passo dalla tangenziale: soltanto il Carrefour, qualche alberello, una manciata di auto in sosta. Forse non si accorge di niente, non vede arrivare nello specchietto retrovisore l’ombra scura dell’auto che piomba addosso alla sua Lancia Y e la tampona.
È un attimo, Mario scende di corsa, comincia a urlare, a inveire. Sempre le stesse accuse: “Io sono un uomo finito. Mi hai lasciato e mi hai anche denunciato”. Forse riesce a raggiungere Simona e a colpirla. Ma poi lei si rinchiude nell’auto. Mario, però, ha un piano preciso, non gli basta la solita scenata. Così all’improvviso tira fuori una tanica di liquido infiammabile e sotto lo sguardo terrorizzato di Simona la versa sulla macchina di lei. Poi accende un fiammifero e dà fuoco. In un attimo la Lancia si trasforma in una torcia, le lamiere diventano roventi, l’interno è avvolto dal fumo. Simona Rocca riesce lo stesso ad aprire la portiera e a gettarsi fuori mentre dal negozio i colleghi accorrono per salvarla. Poi arrivano i soccorsi. Ma prima di scivolare nel coma farmacologico la donna racconta chi è stato: Mario D’Uonno, un’ex guardia giurata di 50 anni. Con lui Simona due anni fa ha avuto una breve relazione. Subito troncata dalla donna che aveva capito di non voler perdere i due figli e quel marito cui è legatissima e che ha saputo chiudere la ferita. “Basta”, aveva detto Simona. “Era tornata la ragazza che conoscevamo: con i suoi capelli biondi, gli occhi grandi. Solare, allegra, felice della sua vita e del suo matrimonio”, racconta un’amica che lavora nel grande magazzino.
Già, lei aveva chiuso, ma D’Uonno no. Lui che sulla soglia della mezza età si era trovato con un matrimonio in pezzi alle spalle, senza più un lavoro e con quella donna che gli aveva fatto perdere la testa. Così aveva deciso di riprendersela, Simona, con la violenza, le minacce. O almeno di distruggerle la vita. “Un anno fa Simona Rocca aveva sporto denuncia per stalking e noi eravamo intervenuti immediatamente. Abbiamo convocato l’uomo, l’abbiamo interrogato per ore, gli abbiamo fatto capire che andava incontro a conseguenze serissime”, raccontano i carabinieri di Vercelli. Sembrava tutto risolto, D’Uonno per mesi era sparito (anche se a volte sul telefono di Simona ricomparivano i suoi terribili messaggi). Nessuno lo aveva più visto nella strada dove abita Simona, una via tranquilla, senza pretese: condomini color ocra, pochi passanti. Ma per D’Uonno il processo si avvicinava, l’udienza era fissata tra pochi giorni. E così il furore ha ripreso a montare.
Due settimane fa è ricomparso, con le sue urla, le minacce. Simona e la sua famiglia non ci hanno pensato un attimo: sono tornati dai carabinieri. Il magistrato ha emesso un decreto che imponeva a D’Uonno di non avvicinarsi alla donna. Era successo pochi giorni fa, ma i militari quando hanno provato a notificargli il provvedimento non lo hanno trovato. Perché l’ex guardia giurata a Vercelli ci abitava soltanto formalmente. “Lo stavamo cercando”, raccontano i carabinieri, “ma non era facile trovarlo perché si divideva tra lavori saltuari in giro per il Piemonte. Il Prefetto non gli aveva neanche più concesso il porto d’armi”.
Vagava e intanto forse rimuginava il suo piano: aspettarla davanti al negozio, tamponarla, picchiarla forse. E dare fuoco all’auto, perché la tanica di cui parlano investigatori e testimoni sarebbe la prova di un piano. Poi, appena ha visto l’auto in fiamme e Simona uscire di corsa con il corpo martoriato, Mario è scappato. Una fuga di poche ore, una manciata di chilometri. Fino alla porta della Questura di Novara: “Mi chiamo Mario D’Uonno – ha detto entrando – sono la persona che state cercando. Ho dato fuoco a una donna”.