Non avendo letto Nietzsche, se non molto superficialmente, fatico a capire il nichilismo dei tempi moderni. Per me certi traguardi nella vita sono tuttora importanti. Ancora adesso penso che il premio Nobel abbia un valore e anche la laurea. Non è perché non ho raggiunto certi traguardi che penso che non valgano nulla. Insomma, secondo me, abbiamo il dovere di impedire che tutto diventi uguale, o forse ci vogliono dire che la cultura non conta e al governo ci possono andare tutti. Ma allora dobbiamo abbandonare la democrazia e il suffragio universale? Non so, nel frattempo vado a leggermi Nietzsche.
Altroché, gentile lettore, abbiamo il dovere di scongiurare che ci si livelli tutti nel tutto uguale. Socrate non sarebbe stato favorevole al suffragio universale. Ed è stato condannato a morte da uno Stato democratico (fermo restando che sulla democrazia le parole definitive le ha scolpite Aristofane). Il nichilismo di Nietzsche può essere grossolanamente sintetizzato nell’esatto contrario, ovvero “Diventa ciò che sei”, un imperativo non proprio passivo. Perdoni queste mie note da trombone, rispondo subito alla sua lettera: alcuni Nobel sono più discutibili di altri, molti geni dell’umanità non hanno ricevuto premi e gratificazioni, lo stesso Nietzsche ha trascorso nella follia gli ultimi anni e le sue opere sono state apprezzate dopo la sua morte. Ci sono un infinito numero di laureati ignoranti ma anche molte eccellenze che, con la laurea meritata dopo studi severi e rigorosi, trovano collocazioni coerenti alla loro preparazione. E ci sono, ahimè, giovani laureati che devono tristemente accontentarsi – nella migliore delle ipotesi – di lavori non qualificanti, nella peggiore, della disoccupazione.
Lettera Firmata
Di certo il governo gialloverde ha al suo interno una varia umanità non sempre all’altezza delle mansioni che svolge. S’inciampa nell’inesperienza e talvolta nella colpevole impreparazione, ma i competenti, quelli di prima onusti di Erasmus e di riconoscimenti accademici, non hanno pensato di mettere mano a un grandissimo danno rimasto addosso a tutti noi: ed è l’assoluto disinteresse epocale verso la scuola della classe politica nella sua interezza. L’ultima riforma dell’Esame di Stato varato in corso d’opera, infatti, non fa ben sperare. La situazione in cui versa la scuola italiana non riguarda l’agenda della politica dai tempi di un collega di Socrate, accuratamente ammazzato anche lui, e questo la dice lunga sulla assenza di consapevolezza e lungimiranza che da tempo caratterizza i vari governi di qualunque colore che si sono succeduti. Una scuola da svecchiare nel metodo, da difendere nei contenuti, da snellire nella burocrazia preparerebbe i meritevoli a fare della politica un servizio e una vocazione e non un treno da prendere al volo per come, ahinoi, è diventata. Ma sono, questi, mali per i quali non si vede all’orizzonte alcun medico competente né una seria terapia.
Ps: Se nel frattempo avrà già letto qualche libro di Nietzsche la pregherei di prendere nota di un collega di Zarathustra altrettanto meritevole: “Così parlò Bellavista” di De Crescenzo, anche questo “per tutti e per nessuno”.
Piet. Butt.