Milano – Oltre 400 sono già formati – In attesa del Reddito – Continua il viaggio nelle strutture d’Italia che gestiscono la misura anti-povertà destinata a 5 milioni di persone
Il 24% ha trovato lavoro contro una media nazionale del 3% “Fidelizzate 2.500 imprese”
Entrano ed escono col passo veloce, tipico di chi non ha tempo da perdere. Nel Centro per l’impiego di via Strozzi, a Milano, c’è la sede centrale di Afol, l’Agenzia che dal 2015 gestisce tutti i servizi dell’area metropolitana: 7,5 milioni di abitanti distribuiti tra il capoluogo e altri 857 Comuni. In totale 7 centri per l’impiego, 42 sportelli lavoro e 17 siti per la formazione professionale. “È la seconda volta che vengo – racconta Marina, 33 anni, disoccupata da un mese – e la prossima, a quanto pare, sarà l’ultima. Mi hanno trovato un posto. È part time, ma per ora mi va bene”.
I numeri, qui, sono da record. Nel 2017, ultimi dati disponibili, hanno fatto domanda di occupazione 139.891 persone: il 24% ha trovato lavoro. “Se pensiamo che la media nazionale – spiega Giuseppe Zingale, direttore generale di Afol – si attesta attorno al 3%, possiamo essere soddisfatti, anche se potremmo fare di più. Il problema non è l’offerta, ma la domanda. Abbiamo fidelizzato 2.500 imprese, che oggi si rivolgono a noi per cercare personale. Più passi facciamo in questa direzione e più saremo efficienti”.
Anche con il reddito di cittadinanza? “Dal governo – continua Zingale – non abbiamo ricevuto né indicazioni né strumenti, ma ci basta il testo del decreto legge. Lo leggiamo, lo studiamo e attiviamo il servizio”.
Dati Istat alla mano, in Lombardia sono 178.000 i cittadini che avrebbero diritto al reddito di cittadinanza e due terzi di loro vivono nell’area metropolitana milanese. Afol, che dal 2000 a oggi si è autoriformata grazie agli investimenti degli enti locali, si dichiara pronta.
Un ottimismo che deriva dal numero dei dipendenti: sono 545, tutti già formati. Di loro, più della metà si occupa esclusivamente del reinserimento nel mondo del lavoro.
Ersilio Mattioni
Firenze Problemi organici e di spazi
I dipendenti in città sono 123, ma ne servirebbero almeno 300 “Andremo con le gambe all’aria”
La centralissima via Cavour a Firenze il lunedì è molto più affollata del solito. Non si creano file ma entrano tutti nel Centro per l’impiego più grosso della città che sta proprio davanti alla sede della Regione Toscana. Ogni giorno da qui passano tra le 100 e le 300 persone. C’è chi è venuto presto per cercare un lavoro, chi per chiedere il sussidio di disoccupazione e chi, invece, vuole semplicemente informarsi e compilare i moduli per ottenere il reddito di dignità. In pochi hanno voglia di parlare: “Speriamo che tutte le parole dei politici portino a risultati concreti”, dice un fiorentino sulla quarantina rimasto disoccupato a fine anno. Secondo le prime stime di Irpet (Istituto per la programmazione economica Toscana), a Firenze saranno 32mila le famiglie sotto i 9mila euro di Isee che potranno richiedere il reddito di cittadinanza, più di un terzo delle 83mila potenziali beneficiarie di tutta la Regione, equivalenti a circa 190mila persone. Ma per farlo gli undici centri della città metropolitana dovranno fare gli straordinari. “Già non reggiamo adesso – racconta un funzionario dello sportello di via Cavour – con tutte le domande sul reddito di cittadinanza, andremo a gambe all’aria”. I problemi sono soprattutto di organico: a Firenze i dipendenti sono 123 ma ne servirebbero più del doppio (circa 300) che dovrebbero arrivare presto dalla Regione. Ma non basta: “Con le richieste del reddito di cittadinanza, oltre agli operatori servirà un rafforzamento delle sedi perché quello di via Cavour è troppo piccolo per accogliere gli utenti – spiega Francesca Giovani, direttrice Lavoro della Regione Toscana – e poi va aggiornato il sistema delle banche dati che devono essere messe in Rete in tutta Italia. Siamo troppo indietro, per aprile non ce la faremo mai”.
Giacomo Salvini
Campobasso Precari anche gli addetti
Carenza di personale, nessun progetto e platea sterminata nella Regione dei disoccupati
L’elimina-code segna il numero 66. Sono quasi le 11 di un giovedì di gennaio e nel Centro per l’Impiego di Campobasso ci sono ancora una trentina di persone in fila. Il comune denominatore sono i visi, segnati un po’ dalla noia dell’attesa, un po’ dalla disperazione per l’ennesimo tentativo di verificare se ci sia disponibilità di lavoro o che il proprio libretto sia in regola. Ci sono persone di tutte le generazioni, dai più giovani agli esodati. Più di qualcuno è in fila per avere informazioni (che non riuscirà ad avere) sul reddito di cittadinanza. Il Molise è una Regione in cui il tasso dei disoccupati a lungo termine, secondo la ricerca annuale dell’ufficio statistico Ue, è al 71,8% sul totale complessivo dei senza lavoro.
Il direttore del Centro non fornisce informazioni per via di una direttiva del governatore di centrodestra Donato Toma che vieta ai dirigenti degli uffici regionali di rilasciare interviste senza il suo preventivo consenso. Soltanto un’impiegata sussurra, pur con un quadro non chiaro, come il personale sia carente e, dunque, che gli uffici con l’erogazione del reddito di cittadinanza potrebbero andare in tilt.
“Il sostegno per le famiglie molisane sarà ben accetto – sostiene l’assessore regionale al Lavoro, Luigi Mazzuto (Lega) –. Non abbiamo, però, ancora contezza di quello che accadrà. Il principale problema da affrontare sarà quello logistico. Attendiamo dal governo maggiore chiarezza, anche alla luce della precarietà di molti dipendenti di questi uffici. Difficile prevedere i numeri senza un quadro chiaro. In Molise sono migliaia i lavoratori che usufruiscono degli ammortizzatori sociali e vogliamo anche capire meglio come ci si regolerà con i diversamente abili che già percepiscono pensioni, conclude Mazzuto”.
Giuseppe Formato