Ho letto l’articolo di Rotunno sul numero degli infortuni sul lavoro, dati drammatici, sicuramente per difetto dato che almeno al Sud si lavora nella maggior parte dei casi in nero, e quindi se non è grave l’infortunio non si denuncia. Se gli incidenti sono così aumentati malgrado il numero dei lavoratori sia diminuito, un motivo ci deve essere. I guai per gli operai sono incominciati con la legge Biagi, che introdusse i contratti a chiamata, a termine, i co.co.co. che avrebbero dovuto eliminare la disoccupazione, con la ciliegina dell’abolizione dell’articolo 18. Gli imprenditori ne hanno subito approfittato con contratti di una settimana o di un mese, per poi decidere se e chi tenere, costringendo quest’ultimo a lavorare più delle sue possibilità, per paura di perdere il posto di lavoro. La conseguenza è l’aumento degli infortuni e dei morti sul lavoro. Perché l’informazione, i sindacati, l’Inail non evidenziano le vere cause?
Gentile signor Perrone, anche nel 2018 conteremo più di mille morti sul lavoro denunciate all’Inail. Come sottolineato, è un dato sottostimato perché non considera chi è in nero o assicurato presso altri istituti. Il numero resta molto più basso rispetto a trenta, quaranta, cinquanta anni fa, ma comunque inaccettabile in una “Repubblica fondata sul lavoro”. Non è facile trovare il nesso tra il proliferare dei contratti precari e gli infortuni mortali. Alle riforme degli ultimi 20 anni contestiamo molti aspetti, ma le statistiche non mostrano un peggioramento della sicurezza legato alla nascita di forme di lavoro flessibile. I decessi non sono esplosi né dopo la riforma Biagi, né dopo la legge Fornero, né dopo il Jobs act. I casi più frequenti avvengono nell’industria, tra l’altro, mentre il precariato è più diffuso nel terziario. Attenzione: questo non significa che non ci siano responsabilità politiche. Basti pensare ai dati sulle ispezioni: nel 2010 l’Inail ne ha svolte 24.584; nel 2016 si è limitata a “visitare” solo 20.876 imprese. Le aziende, poi, sono le prime indiziate: è compito loro far rispettare le leggi e garantire sicurezza ai dipendenti. Nel settore delle costruzioni, tra i più colpiti, i sindacati denunciano una pratica: i datori non applicano il giusto contratto collettivo agli addetti, e così aggirano l’obbligo di fare formazione sulla sicurezza nei cantieri. Il problema, quindi, sono l’inosservanza delle norme e i controlli scarsi. Certo, un precario è ricattabile e si preoccupa meno della sua incolumità ma, in questo caso, la spiegazione più banale è anche la più corretta.