Via dal Quirinale il generale dei carabinieri, Alessandro Casarsa. Il suo ultimo giorno da comandante dei Corazzieri è stato il 7 gennaio. Nel 2009 era il comandante del Gruppo Roma dal quale dipendeva il tenente colonnello Francesco Cavallo, ex capo dell’“ufficio comando”, indagato per falso ideologico nell’ambito dell’inchiesta sul depistaggio per l’omicidio di Stefano Cucchi, pestato a morte da alcuni carabinieri che lo avevano arrestato e che adesso sono sotto processo a Roma.
Casarsa, fino ai primi di giugno, non avrà alcun nuovo incarico perché, secondo quanto risulta al Fatto, da martedì ha cominciato un prestigioso corso professionale dello Iasd, l’Istituto Alti Studi della Difesa. L’avvicendamento al comando del Reggimento Corazzieri c’è stato ieri, in gran sordina, nella caserma Alessandro Negri di Sanfront, a Roma. Il generale Casarsa ha consegnato lo stendardo al suo successore, il colonnello Luciano Magrini, che è stato il comandante provinciale dei carabinieri di Brescia. Una sostituzione all’apparenza normale, dopo due anni e mezzo di incarico, ma che si porta in realtà dietro l’imbarazzo del Quirinale per la vicenda Cucchi.
Già nell’autunno scorso, quando sono emerse le novità sull’indagine del pm di Roma Giovanni Musarò, si è fatta strada l’ipotesi che non fosse opportuno che Casarsa, pur non essendo indagato, restasse al comando dei Corazzieri, i “protettori” del presidente della Repubblica. Ma né il presidente Sergio Mattarella né l’Arma volevano una sostituzione collegata a questa vicenda ed ecco che la dipartita c’è stata in questi giorni.
Dunque, al suo posto arriva Magrini. Pare che abbia saputo di questo nuovo incarico solo pochi giorni fa. Il generale Casarsa sarà chiamato a testimoniare al processo Cucchi nelle prossime settimane. Il 6 dicembre scorso, davanti ai giudici, il luogotenente dei carabinieri Massimo Colombo, comandante della stazione Tor Sapienza, dove fu portato Cucchi in camera di sicurezza, anche lui indagato per falso ideologico, ha confermato le sue accuse: il 26 ottobre 2009 “il maggiore Soligo (suo diretto superiore, ndr) mi disse che Cucchi era morto, che la Procura aveva aperto un’inchiesta e che i militari in servizio quella notte avrebbero dovuto fare un’annotazione di servizio”. Cioè Colicchio e Di Sano, anche lui indagato per falso. I due carabinieri scrissero le loro note ma a Soligo non piacquero: “Mi disse – racconta Colombo – che si esprimevano valutazioni medico-legali che non competevano a loro”. Soligo, secondo Colombo, parla al telefono con un superiore del “Gruppo Roma”, dice in continuazione: “Sì, signor Colonnello”, che poteva essere sia l’allora colonnello Casarsa sia il tenente colonnello Cavallo, indagato. Proprio Cavallo, secondo Colombo, dopo aver letto le note modificate rispose via mail al luogotenente: “Meglio così”.