Arrivano alle tre del pomeriggio di una calda domenica, nel grande parcheggio di Soumagne, vicino Liegi, Raymond Lausberg e la sua squadra di cacciatori di frodi. Oggi è previsto un controllo a tappeto in tre punti strategici del Belgio: vicino alla frontiera tedesca, prima del porto di Anversa e all’ingresso di Bruxelles. “Vede questi duecento camion posteggiati qui? Sono quasi tutti in infrazione”, dice Lausberg, il poliziotto vallone che da 40 anni ferma camion sulla E40.
La prima “vittima” è un ungherese che vive nella cabina del suo camion da tre settimane: è vietato, le regole europee dicono che dopo massimo due settimane bisogna lasciare il camion per almeno 45 ore. Ma dove lasciarlo? La compagnia di trasporto non vuole pagare l’hotel né un parcheggio custodito. I camionisti improvvisano allora una vita nel parcheggio: tra due rimorchi si cucina, si beve, si gioca a carte, si urina, si lavano gli indumenti. E si dorme in quattro metri quadrati, senza aria condizionata d’estate. E poi, passate le 45 ore di sosta, si riprende la guida, 5- 10 mila chilometri a settimana.
La scena è quasi surreale: il poliziotto controlla il tachigrafo, la “scatola nera” del camion che registra tutte le ore di guida e di riposo e i Paesi dove si è guidato, contesta l’infrazione all’autista. L’ungherese, già un po’ ubriaco alle tre del pomeriggio, tira fuori la carta di credito della compagnia e in pochi minuti paga una multa di 2.000 euro. “Le compagnie di trasporto sanno che le possibilità di essere controllati sono bassissime, magari questo camion sarà fermato di nuovo tra tre anni, dunque meglio pagare per riprendere subito la guida”.
Asera Lausberg e le altre due squadre avranno raccolto un bel bottino: 50 mila euro di contravvenzioni e molte indagini da continuare con l’agenzia del lavoro per contratti fasulli o irregolari. “È una goccia nell’oceano di questo far west, io mi sento come un Asterix che resiste come può, ma qui passano 7 mila camion al giorno e noi riusciamo a controllarne 3.500 in un anno”. Situazione peggiore con i controlli tecnici sui camion. Ne vengono fermati undici, cinque hanno i freni dei dischi rotti; spesso le revisioni annuali vengono fatte sulla carta, non sul camion. “Ieri ho fermato un rumeno, i suoi documenti dicevano che il 25 agosto il camion aveva passato la revisione annuale in Romania, poi però il tachigrafo ci ha fatto vedere che quel giorno il tir circolava in Germania. Come poteva essere in due Paesi diversi lo stesso giorno?”. Secondo il poliziotto belga, due terzi dei camion controllati – già molto pochi – hanno un problema tecnico, “è un rischio per la sicurezza delle strade, per non parlare delle patenti rilasciate agli autisti non-europei, in Polonia o in Romania, senza esami psico-attitudinali”.
In Italia verifiche serie, ma poche
Ci spostiamo di mille chilometri, attraversiamo le Alpi, arriviamo a Udine in un’altra autostrada molto trafficata, la A4 che collega l’est dell’Europa con l’ovest, la Francia, la Spagna, passando dall’Italia.
Qui c’è il vicequestore Gianluca Romiti che ferma camion stranieri facendo controlli sul rispetto delle ore di guida e riposo. “Le frodi sono tante, si può manomettere il tachigrafo con un magnete o installare un doppio tachigrafo così mentre uno registra un riposo l’altro continua a girare”.
Con un sofisticato software la polizia stradale scova le infrazioni. “Da noi non è tanto la multa, quanto la sospensione e il ritiro della patente fino a tre mesi che funzionano”. L’autista allora va nel panico, rischia di perdere il lavoro, ma essendo straniero, dopo 5 giorni può presentarsi in Questura e riprendere la patente, a patto di lasciare l’Italia (per il tempo della sanzione). Si fanno anche i controlli tecnici con la motorizzazione civile, all’uscita da un casello: “Facciamo quello che possiamo, ma siamo due e dalla A4 di Udine passano 700 camion l’ora, nelle ore di punta”.
E i contratti di lavoro, il dumping sociale degli stranieri ? “Noi verifichiamo che l’autista abbia i documenti idonei per guidare, come l’attestato del conducente non-europeo. Non possiamo verificare se il suo contratto sia in regola con il Paese d’origine”. Questo potrebbe farlo l’Ispettorato del lavoro, se avesse l’organico necessario.
Ispettori del lavoro senza risorse
“In Trentino Alto-Adige – dove c’è il valico del Brennero – siamo quattro ispettori per controllare il settore dei trasporti, dell’industria e del turismo”, dice una delle ispettrici, che vuole restare anonima. “Interveniamo solo dopo una denuncia, questo esclude tanti illeciti su cui non riusciamo a indagare. In Italia ci sono tante situazioni irregolari. Se non riusciamo a controllare gli italiani, figuriamoci gli stranieri con una motrice immatricolata in Romania o in Polonia”.
“Le norme sulle leggi sociali sono ambigue – dice Silvia Borelli, docente di Diritto del Lavoro all’Università di Ferrara –. Se l’Inps chiede a un altro Paese un risarcimento per contributi non versati, ma questo Paese presenta un modulo A1, tutto si ferma, vuol dire che il lavoratore è registrato in quel Paese, anche se in realtà svolge il suo lavoro da noi.
Così tutti ci guadagnano: il lavoratore straniero, il Paese d’origine, ma anche l’Italia perché non deve pagare né pensione, né cure mediche, né un asilo nido per i figli. Sono lavoratori invisibili”.
A Venezia, nel 2016, è stato firmato un Protocollo d’intesa tra polizia stradale, motorizzazione e ispettorato del lavoro: “Finalmente potevamo andare nelle strade e fare indagini anche sui contratti degli stranieri – dice Franca Cossu, ispettrice del lavoro per la provincia di Venezia – perché finora la polizia stradale non ci ha mandato alcuna denuncia di illeciti nel lavoro”. Il progetto ha funzionato, con tutti i limiti della collaborazione con i Paesi dell’est. Ma il finanziamento non è stato rinnovato quest’anno. “Dovremmo fare il 5% dei controlli nelle aziende di trasporto, come chiede la Commissione Ue, ma non ci riusciamo e comunque quando si va nella sede di un’impresa l’autista non c’è, il camion spesso neanche perché è in giro, non è lo stesso che fermare un tir in autostrada”.
Regole europee: viva la liberalizzazione
La Ue ha da poco modificato le regole sui lavoratori distaccati, ribadendo il principio della “stessa paga in posti diversi”, il lavoratore deve essere remunerato al livello del Paese dove lavora la maggior parte del tempo. Ma il settore trasporti è stato escluso dalla direttiva. E allora la commissaria ai Trasporti Violeta Bulc ha proposto un Mobility Package dove si ribadisce che il tempo di riposo deve essere trascorso lontano dal camion, dopo tre giorni in un Paese valgono le regole e i salari di quel Paese e, per favorire la lobby del trasporto su gomme, le revisioni possono essere fatte anche nel paese in cui si trova il camion. “Tutto in nome della liberalizzazione, ormai il lavoro è una merce”, spiega Edwin Atema che da sette anni dà la caccia ai “pirati della strada” che hanno vinto, per ora. Il voto sul Mobility Package è stato prima bloccato in giugno all’Europarlamento. Torna al voto giovedì, con altre concessioni. Atema e la sua squadra di sindacalisti continua a portare in tribunale compagnie – l’anno scorso una corte in Olanda ha condannato la società olandese Brinkman a 100 mila euro di multa e a correggere i contratti di molti non-europei assunti in Polonia. Una goccia nell’oceano. “Gli autisti sono bombe sulle strade”, dice Atema, che ha guidato camion per 10 anni.
Due sindacati a confronto
Per Claudio Collotta, presidente di Anita, il sindacato delle imprese del trasporto su gomma, “il futuro è il trasporto intermodale”, treno più strada. Ma intanto meglio allungare il tempo di guida di un autotrasportatore a tre settimane e la quarta ci si riposa, contro le due più una di oggi. “Impossibile – dice Maurizio Diamante della Cisl, che si batte a Bruxelles per migliorare le norme attuali – l’autista ha bisogno di riposo e deve farlo lontano dal camion”. “Servono aree attrezzate – afferma Collotta – non si può prenotare un albergo, perché non si sa prima dove si fermerà l’autista. E poi, dove lasciare il camion pieno?”. Replica Diamante: “È un lavoro duro, ci vuole sicurezza, riposo e un giusto compenso. La gierra va fatta alle società fantasma nell’Europa dell’est”.
*Investigate Europe, www.investigate-europe.eu