Mancano meno di cinque mesi al voto per l’Europarlamento, che si terrà in 27 Paesi dell’Unione tra giovedì 23 (in Olanda) e domenica 26 maggio (nella maggior parte dei Paesi, tra cui l’Italia). Si eleggeranno 705 deputati europei in rappresentanza di oltre mezzo miliardo di cittadini e le novità sono molte. Socialisti e Popolari – le famiglie europee che da almeno tre legislature governano l’Unione in forma di Grande Coalizione formato Ue – dovrebbero uscire ridimensionati rendendo così meno probabile il mantenimento dell’assetto attuale. Inoltre causa Brexit, l’uscita dei deputati britannici avrà effetti immediati su almeno tre diversi gruppi parlamentari. Coinvolti inevitabilmente gli equilibri politici interni di ciascun Paese. Anche in l’Italia, unico delle grandi nazioni guidate da una coalizione di governo a trazione sovranista, dove la competizione elettorale si ripercuote sull’alleanza M5S-Lega. Con il rischio, in caso di forte squilibrio in favore di quest’ultima, di mandare in pezzi la coalizione. Le incognite maggiori arrivano dallo schieramento euroscettico, anti-establishment e nazionalista, oggi diviso tra i due gruppi più piccoli gruppi dell’Europarlamento e i Conservatori e Riformisti (Ecr). Quanti seggi in più conquisteranno col voto di maggio? Riusciranno a unirsi in un solo raggruppamento o a formare una coalizione? E nel caso avessero un forte balzo in avanti, potrebbero mai ambire alla maggioranza dei seggi o comunque a condizionarne fortemente la formazione di una nuova? “Stando ai sondaggi, le famiglie tradizionali dovrebbero scendere dall’attuale 62% di seggi a non meno del 55%. Non certo il terremoto che gli euroscettici si attendono”, osserva Antonio Villafranca, responsabile del programma Europa dell’Ispi di Milano. “È pur vero che con i mutati equilibri parlamentari potrebbero verificarsi attriti con i governi al momento della nomina della Commissione”. “Anche se è plausibile che il fronte populista abbia al massimo il 20%, ci saranno delle conseguenze da non trascurare. Così è accaduto in Italia quando nel 2013 M5S ha terremotato il sistema prendendo circa il 25%”, aggiunge Giovanni Orsina, direttore della Luiss School of Government di Roma. “I partiti tradizionali in calo, vorranno davvero ripetere l’esperienza della Grosse Koalition in salsa europea? La crescita del fronte euroscettico avrà come effetto quello di rendere più faticosa la composizione di una maggioranza”.
Partito Popolare (PPE): attualmente 218 seggi. Proiezione 7 gennaio (Politico.eu): 177
Il gruppo di maggioranza relativa a Strasburgo, raggruppa i democratici cristiani tedeschi (Cdu) di Angela Merkel e i cristiano sociali bavaresi (Csu) del suo ministro degli Interni Horst Seehofer, insieme agli spagnoli dell’ex premier Rajoy. Al momento esprime non solo l’attuale presidente della Commissione, il lussemburghese Jean-Claude Juncker, ma anche il presidente dell’assemblea, il forzista Antonio Tajani e il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. Angela Merkel ha candidato l’attuale capogruppo a Strasburgo, Manfred Weber (Csu) alla presidenza della Commissione, anche per ragioni di equilibrio interno tra Berlino e Monaco. Normalizzata l’anomalia Berlusconi, oggi il Ppe ha al suo interno non solo il cancelliere ultraconservatore austriaco Sebastian Kurz, ma soprattutto il premier Viktor Orbán, grande rivale proprio della Cancelliera. Per il 2019 si prevede una tenuta in Germania e Polonia, un cattivo risultato in Spagna e Italia. Orbán è ingombrante, ma sotto elezioni, uno come lui che a Budapest farà il pieno di voti, è difficile buttarlo fuori.
Socialisti e Democratici (S&D): 189 seggi. Proiezione: 133
Nel 2014, il gruppo cambiò nome, aggiungendo al termine socialista quello di democratico. Non solo una questione terminologica: i democratici italiani di Matteo Renzi avevano eletto 31 eurodeputati, rappresentando così la più nutrita delegazione nazionale di tutto il Parlamento. Dopo 5 anni, il quadro è tutt’altro che roseo. Partito democratico italiano a parte, i francesi, che nel 2014 esprimevano 10 eurodeputati, sono ai minimi termini, svuotati nel frattempo dal progetto centrista dell’attuale presidente francese Emmanuel Macron. L’Spd tedesca non sembra navigare in buone acque, anche se dovrebbe evitare il tracollo, mentre la Spagna dell’attuale premier Pedro Sanchez è ancora un’incognita. Poco aiuteranno i buoni risultati attesi in Portogallo e in alcuni Paesi dell’Est.
La beffa viene da Londra: i laburisti dell’era Corbyn hanno il vento in poppa. Peccato che nella nuova Unione a 27, non occuperanno più alcun seggio a Strasburgo. La sinistra democratica ha espresso nell’ultima legislatura non solo il presidente del Parlamento, il tedesco Martin Schulz (fino all’inizio del 2017), ma anche tra vicepresidenti: l’Alto Rappresentante per la Politica Estera Federica Mogherini, lo slovacco Maros Sefcovic e l’olandese Frans Timmemans, nominato un mese fa Spitzenkandidat della sinistra democratica.
LiberalDemocratici (Alde) 68 seggi. Proiezione: 70
Guidati dal belga Guy Verhofstadt, i liberali hanno a lungo rappresentato il terzo gruppo dopo i più grandi. Il fattore decisivo per il loro successo potrebbe essere la scelta di Emmanuel Macron (oggi i sondaggi attribuiscono a En Marche! 19 europarlamentari), ancora indeciso se fondare un nuovo gruppo oppure portare i suoi nell’Alde. In favore di questa ipotesi c’è non solo l’accordo siglato tra il presidente francese e il premier liberale olandese Mark Rutte, ma soprattutto la scelta dell’Alde di non nominare alcun Spitzenkandidat. Una concessione proprio a Macron che conterebbe sui suoi alleati in Consiglio per nominare un presidente della Commissione di fiducia, scavalcando così il Parlamento (e il popolare Weber, prescelto da Merkel).
Conservatori e Riformisti (Ecr): 73 seggi. Proiezione: 51
Nato da una scissione dal Ppe dei Tories di David Cameron nel 2009 e arrivato a essere terzo gruppo in questa legislatura, con la Brexit Ecr perderà i britannici, rimanendo così feudo degli ultraconservatori polacchi del Pis (Diritto e Giustizia) di Jaroslaw Kakzynski. Matteo Salvini, che incontrerà proprio il leader polacco domani a Varsavia nell’atteso vertice fondativo dell’alleanza euroscettica, è interessato a scalare questo gruppo, portandosi magari dietro anche una parte dei sovranisti attualmente nella compagine voluta da Marine Le Pen? (vedi sotto: Europa delle Nazioni e delle Libertà, Enl).
Verdi e Sinistra europea (Gue/Ngl): 52 e 51 seggi. Proiezione: 46 e 55
Si tratta di due gruppi molto compositi al loro interno, che sono stati all’opposizione della Grossa Coalizione formato Ue. Dopo la forte affermazione in Germania, Belgio e Lussemburgo, gli ecologisti sono rinfrancati, ma difficilmente i numeri a Strasburgo cambieranno molto rispetto a oggi. L’incognita riguarda piuttosto la sinistra, al cui interno furono eletti nel 2014 i tre eurodeputati italiani della Lista Tsipras (Curzio Maltese, Barbara Spinelli ed Eleonora Forenza). In questo gruppo siedono infatti sia i 6 esponenti del partito greco Syriza che i 10 di Podemos: il successo del gruppo dipenderà anche e soprattutto dal risultato di questi partiti. In Italia, ad esempio, se Potere al Popolo confermasse le cifre dei sondaggi (2,5%), non potrebbe eleggere nessun eurodeputato. L’affiliazione al gruppo europeo sarebbe poi tutta da vedere – esattamente come accadrà per il progetto di sinistra promosso dall’ex ministro greco dell’Economia Yanis Varoufakis, leader del movimento paneuropeo Diem25.
Europa della Libertà e della Democrazia Diretta (Efdd): 43 seggi. Proiezione: 45
Con il voto del 2014, l’Ukip di Nigel Farage ebbe uno straordinario risultato, portando a Strasburgo 24 eurodeputati: 11 in più che nella legislatura precedente, dove però non era riuscito a formare un gruppo parlamentare. Anche il Movimento 5 Stelle aveva eletto, per la prima volta nella sua storia, 17 “portavoce” in Europa, ai quali si presentava il problema: allearsi per incidere nei processi decisionali, oppure mantenere l’isolamento finendo però nei non iscritti? Tra consultazioni online e qualche mal di pancia, la delegazione grillina scelse allora di formare un nuovo gruppo insieme al leader nazionalista britannico. Oggi, quando sarà passato un anno di governo, i pentastellati potrebbero ottenere un risultato anche migliore del 2014. Ma dato che Ukip non ci sarà più, che succederà all’alleanza forgiata dalla strana coppia Grillo-Farage? Si andrà verso una riedizione del raggruppamento attuale, un’affiliazione (poco probabile) magari all’Alde o ai Verdi?
Europa delle Nazioni e della Libertà (Enl): 35 seggi. Proiezione: 60
Per anni Marine Le Pen – non amata da Farage, che non l’ha voluta nel suo gruppo – è stata tra i non iscritti: una paria di lusso a Strasburgo, rispettata per la sua aura di estremista di classe, ma comunque isolata. La svolta arriva nel 2015, quando dopo numerosi tentativi, la leader francese riesce a coagulare attorno a sé le delegazioni dei partiti più euroscettici e nazionalisti. Si va dall’olandese Pvv di Geert Wilders al belga Vlaams Belang, dall’austriaco Fpo ai Democratici svedesi. Nella foto ricordo del battesimo a Bruxelles anche la Lega Nord dell’attuale vicepremier e già eurodeputato Matteo Salvini. Per tutti questi partiti, si aspetta l’esplosione alle Europee, addirittura il raddoppio dei numeri a Strasburgo. Nel più ottimistico degli scenari, il piccolo Enl potrebbe diventare il perno di una nuova alleanza anti-establishment. Oppure, al contrario, convergere o essere assorbito nell’Ecr dominato dai polacchi sovranisti di Kakzynski? (vedi sopra: Conservatori e Riformisti, Ecr). Le Pen forse non gradirebbe, ma magari all’ombra del federatore Steve Bannon, Salvini deciderà che Varsavia vale per lui una messa, ben più di Parigi.