“I sindaci erano già consapevoli che applicare quelle norme avrebbe significato far diventare formalmente invisibili persone che sui territori vivono e che torneranno a rivolgersi ai Comuni”. Parola di Matteo Biffoni, sindaco Pd di Prato, delegato Anci per l’Immigrazione e l’integrazione. Insomma, la contrarietà dei sindaci al decreto voluto da Salvini sull’immigrazione era prevedibile e i primi cittadini hanno spesso difficoltà oggettive nell’applicarlo. Secondo i “ribelli”, la norma avrebbe profili di incostituzionalità in alcuni articoli e il giro di vite sull’accoglienza potrebbe rendere vulnerabili i territori: “L’Anci, su richiesta della propria Commissione Immigrazione, composta da sindaci di ogni colore politico – prosegue Biffoni – aveva già segnalato i punti critici del Decreto e aveva proposto soluzioni”.
Ecco i principali punti contestati:
La cancellazione della residenza anagrafica
La residenza dà diritto ad accedere a tutti i servizi del Comune. L’assenza di iscrizione all’anagrafe potrebbe quindi avere l’effetto di rendere più difficile l’accesso all’assistenza sanitaria pubblica. Come anche impedire la libera circolazione delle persone e la difficoltà a trovare un lavoro regolare.
Abolizione del permesso di soggiorno umanitario
Cancellando la protezione umanitaria potrebbero aumentare i clandestini che, in assenza di rimpatri, andrebbero con ogni probabilità a ingrossare le fila del lavoro nero e delle occupazioni abusive, con conseguente abbandono dei percorsi di integrazione. L’Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale) stima che entro il 2020 potrebbero esserci oltre 600 mila irregolari.
La protezione richiedenti asilo (Sprar) al tappeto
La legge ridimensiona ulteriormente gli Sprar, con il rischio di ridurre gli standard di accoglienza e i contributi ai progetti di integrazione, con conseguente omologazione ai servizi dei Cas (Centri di accoglienza straordinaria), una via di mezzo tra prima e seconda accoglienza e considerati fonte di insicurezza nelle città.
Dall’Associazione dei Comuni è giunta una richiesta di incontro con il ministro dell’Interno e vicepremier Matteo Salvini ed entro gennaio si riunirà la Commissione Immigrazione per chiedere di correggere alcune sue parti. “Ribadiamo la richiesta di un incontro urgente con il ministro dell’Interno per trovare correttivi coerenti – conclude Biffoni – con la difesa dei diritti di tutti, senza discriminazioni, nel rispetto della Carta Costituzionale