Quei cento urlavano: “È una guerra”. Le 19.20 del 26 dicembre. In via Novara a Milano si scatenano gli scontri. L’agguato degli ultras dell’Inter contro i van dei napoletani è al suo apice. Una ventina di metri oltre verso via San’Elena c’è il corpo di Dedè Belardinelli. Ha il bacino frantumato, ma non è ancora morto. In molti lo vedono. Nessuno si ferma. L’obiettivo sono i napoletani. Mazze, spranghe, roncole, aste di bandiera, coltelli. Si usa di tutto.
A una settimana da quei fatti, anche la Procura non ha dubbi: “Quella è stata un’azione militare”. E come tale pianificata nei minimi dettagli da un gruppo organizzato, i cui vertici vanno cercati nel direttivo della curva Nord interista. I capi, dunque. Di una curva da sempre guidata da logiche ultras. Violente certamente, ma sempre rubricate all’interno di dinamiche da stadio. A differenza della curva Sud del Milan caratterizzata, almeno a partire dal 2006, da un controllo più affaristico legato al mondo della criminalità organizzata.
Sul fronte delle indagini, la Procura ha pochi dubbi: il direttivo sapeva. Di più: almeno due capi, allo stato, erano presenti in via Novara. Sono Marco Piovella, 34 anni, detto il Rosso, leader del gruppo Boys e Nino Ceccarelli, 49 anni, fondatore del gruppo Viking. Il 31 dicembre Piovella è stato arrestato, mentre Ciccarelli, interrogato in Questura, risulta indagato come tutti per rissa aggravata dal fatto di aver provocato la morte dell’ultras del Varese Daniele Belardinelli. Ma se il Rosso appare sconosciuto alle cronache, se non per un Daspo dopo Inter-Juve dello scorso aprile, Ciccarelli è un volto noto della criminalità milanese. A suo carico 12 anni di galera, tatuati sul corpo con dodici foglie. Reati da stadio per lo più, detenzione di coltelli, pestaggi come quello che portò alla morte del tifoso ascolano Nazzareno Filippini. Era il 1988. Per quei fatti Ciccarelli se la cavò con un’accusa poi caduta per rissa. A metà anni Novanta fu coinvolto in un’associazione a delinquere per spaccio in curva. Con lui anche Vittorio Boiocchi, altro volto storico della curva, storicamente legato ad ambienti calabresi. Entrambi furono assolti. Boiocchi, che allo stato non risulta indagato, invece ha subito condanne in altro processo.
In Questura Ciccarelli, daspato due anni fa dopo Frosinone-Inter, ha solo confermato la sua presenza senza spiegare altro. Atteggiamento simile da parte di Piovella, il cui verbale è stato allegato all’ordinanza firmata dal giudice Guido Salvini. “In relazione a quanto accaduto il 26 dicembre – ha spiegato Piovella, una laurea al Politecnico e uno studio di design ben avviato – ammetto di essere stato presente all’interno del gruppo che nella zona di via Novara angolo via Fratelli Zoia ha aggredito i tifosi napoletani. Ma non intendo rispondere a qualsiasi domanda inerente l’organizzazione e l’attuazione dell’aggressione, nonché a domande sul coinvolgimento di altre persone”. Insomma un atteggiamento, spiega il giudice, caratterizzato da “una decisa reticenza”. Per questo Piovella resta in carcere, anche perché “quale membro del direttivo della Curva ha un potere di influenza rilevante sui tifosi dello stesso subordinati sulla base dell’ideologia del cameratismo sportivo ed è in grado di condizionarne le dichiarazioni”. La Procura lo accusa di aver “personalmente organizzato l’assalto”. Nonostante questo, è proprio l’organizzazione uno dei punti ancora oscuri.
Lacune rimaste anche dopo la collaborazione del Boys Luca Da Ros, arrestato insieme a Francesco Baj e Simone Tira degli Irriducibili che sono anche militanti del gruppo neofascista Lealtà e Azione. Nel verbale di Da Ros si legge: “Verso le 17.30 ci siamo messi in macchina e siamo arrivati al bar Cartoons di via Emanuele Filiberto, siamo andati su un doblò bianco, guidato da un amico chiamato Giotto. Sul furgone eravamo in 4. Giunti al bar c’erano altri gruppi di Nizza e di Varese. Il nostro capo, quello che ha in mano la curva si chiama il Rosso, è lui che sposta la gente, è lui che decide. Lui ha detto andiamo e io sono andato. Eravamo circa 120 persone. Il mio autista era Giotto uno dei Boys di Milano”.
Oltre alla pianificazione, almeno altri due sono i punti da chiarire. Chi ha travolto Dedè Belardinelli? L’ipotesi è che coinvolte siano due auto. L’indagato Flavio Biraghi, ultras dei Viking, ha dichiarato che Dedè “è stato investito da una autovettura di grossa cilindrata, che andava a velocità sostenuta”. Mentre Piovella ha spiegato: “Ho visto un’autovettura, a bassissima velocità o addirittura quasi ferma, passare sopra il corpo di Daniele, con le ruote anteriore e posteriore destra. Ho avuto anche la sensazione che le ruote slittassero nella circostanza”. Da capire, infine, dove il gruppo dei van napoletani è stato agganciato dalla volante. L’ultima versione colloca l’auto della polizia in fondo a via Novara. Una svolta nelle indagini si attende per oggi e non solo perché nel pomeriggio Marco Piovella sarà interrogato dal giudice Guido Salvini.