La messa è infinita, vietata la polizia

Dio nei Paesi Bassi ha una missione: salvare i Tamrazyan. La famiglia di rifugiati armeni, colpita dal provvedimento d’espulsione delle autorità di Amsterdam a settembre scorso, perso l’asilo governativo, ha deciso di fare appello a quello divino.

Quando i Tamrazyan hanno bussato alle porte della chiesa di Bethel, all’Aja, il prete Axel Wickle ha pensato di conoscere bene la Bibbia, ma anche il Codice Penale. Una legge olandese che trae origine dal Vecchio Testamento e dai codici medievali impedisce alla polizia di fare irruzione nelle parrocchie finché il servizio religioso è in corso. Così, per proteggere i rifugiati dall’arresto, il prete ha deciso di sfidare la sua resistenza fisica, il governo e il cavillo legislativo che pietrificava le divise fuori dalle mura sacre, finché la messa continuava. Quella di Axel è una chiesa piccola, ma l’ha resa grande questa storia. Wickle ha fatto copia-incolla di tutti i sermoni scritti negli ultimi dieci anni e all’una di pomeriggio del 26 ottobre scorso, nella sua parrocchia olandese all’Aja, ha dato inizio a una messa che non è mai finita. Una scelta civile prima che religiosa, poi diventata politica.

Una favola di Natale del Nord Europa. Croce contro manganello. La liturgia più inarrestabile del mondo. Una questione di resistenza più che di fede: tutte queste cose insieme sembra la storia dei Tamrazyan.

Già 500 predicatori sono già saliti sull’altare da fine ottobre per dare il cambio a Wickle, il cui scopo è attirare l’attenzione del governo della destra di Mark Rutte, eletto nel marzo 2017, quando sono entrati in Parlamento anche gli xenofobi anti-migrazione di Geert Wilders. Volontari sono arrivati da tutto il paese per la maratona solidale dell’Aja: un pastore non scende dall’altare se non arriva l’altro a cui lasciare il testimone del verbo, per evitare che il sermone finisca e la polizia entri. Stranieri, preti cattolici e predicatori laici arrivano a Bethel e, ognuno nella sua lingua, continuano in tedesco, francese e inglese, la messa infinita, “che continuerà finché le cose non cambieranno”, assicura Theo Hettema, a capo di tutte le chiese protestanti dell’Aja. Cento municipalità ora si sono unite a Wickle per fare pressione sul governo. Notte e giorno: quasi mille ore, più di otto settimane. La messa per i rifugiati armeni va avanti 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, senza interrompersi mai. Lo testimoniano i tweet di Hayarpi, la maggiore dei tre figli dei Tamrazyan.

Il padre, Sasun, dissidente politico, ha deciso di abbandonare l’Armenia in seguito alle minacce di morte ricevute e ha raggiunto, con moglie e figli, nel 2010 i Paesi Bassi, che adesso, dopo quasi 9 anni, ne chiedono l’espulsione. Da quando hanno messo piede in chiesa due mesi fa, i cinque armeni non sono mai più usciti fuori all’aria aperta. Vivono tra i banchi dei fedeli, il crocefisso e l’altare, dove troneggia al posto di un’immagine sacra, la foto di una madre che stringe suo figlio in una coperta dorata. È una rifugiata avvolta nel telo isotermico che si dà ai migranti appena salvati dalle onde del Mediterraneo.

Siria: a muovere Tayyip Erdogan è il pregiato petrolio curdo

Il ritiro dalla Siria degli Stati Uniti è cominciato nello stesso giorno in cui i rappresentanti della Turchia erano a Mosca per discutere su chi dovrà subentrare nell’amministrazione della zona curda siriana (Rojava), a est del fiume Eufrate, finora controllata dai guerriglieri delle Unità popolari di protezione del popolo curdo, Ypg, assieme ai militari americani.

I soldati Usa hanno evacuato il loro primo deposito di armi nella provincia di Hasakah usato come base per distribuire armi e munizioni allo Ypg. Intanto la Russia, unica potenza mondiale sul campo, dopo aver criticato la minaccia del presidente Erdogan di far entrare le proprie truppe nel Rojava assieme all’Esercito Libero Siriano per annichilire i curdi, ora sembra orientata a mediare. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri, Sergey Lavrov: “Un’intesa è stata raggiunta sulle modalità con cui i delegati degli eserciti di Russia e Turchia dovranno coordinare le proprie azioni sul terreno nelle nuove condizioni, con l’obiettivo di sradicare le minacce terroristiche”. Il Cremlino nei giorni scorsi si era detto contrario a un’eventuale offensiva dei soldati turchi in quanto evidente violazione della sovranità territoriale siriana. Secondo il presidente Putin, l’alleato più forte di Assad, spetta all’esercito lealista siriano controllare l’area. E infatti l’esercito di Damasco è entrato due giorni fa nella regione di Manbij in risposta alla richiesta di aiuto da parte dei curdi. Alla Turchia interessa controllare il Rojava anche perché è l’unica zona siriana ricca di petrolio, peraltro di ottima qualità ed è appena al di là del lungo confine. La Turchia non possiede risorse energetiche e poter attingere a quelle siriane potrebbe aiutarla a riprendersi dalla crisi economica.

Non c’è “fiesta” per Jair, l’ultimo dei sovranisti

Alla fine, sarà una festa per pochi intimi, almeno nel settore degli ospiti stranieri. Di tutti i grandi del mondo – relativamente parlando – che s’erano rallegrati dell’elezione a presidente del Brasile di Jair Messias Bolsonaro, passato e presente, programma e linguaggio di estrema destra, non ce ne sarà nessuno, o quasi, alla cerimonia d’insediamento, il 1° gennaio.

Confermati, per ora, sono solo i premier ungherese Viktor Orbán, che teorizza la democrazia illiberale, e israeliano Benjamin Netanyahu, sempre che l’accelerazione elettorale nel suo Paese, dove si voterà ad aprile e non a novembre, non lo induca ad abbreviare il soggiorno, già iniziato.

Non è chiaro se a generare il fuggi fuggi di ospiti illustri siano state più le prese di posizione ripetute e imbarazzanti del neo-eletto presidente, che continua a esprimere propositi terrificanti – l’ultimo è l’annuncio del porto d’armi libero per tutti i cittadini senza precedenti penali –, oppure la data dell’insediamento, che si situa in giorni poco propizi alla politica. L’assenza che più balza agli occhi è quella del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che, però, non aveva mai detto che ci sarebbe stato e che sarà rappresentato dal segretario di Stato Mike Pompeo, che coglierà l’occasione per fare diplomazia e vedrà Netanyahu. Dall’Italia, non arriverà Matteo Salvini, che pure tifava Bolsonaro e che lo ha ostentatamente ringraziato per l’estradizione del terrorista omicida Cesare Battisti: Salvini voleva volare in Brasile per portarselo a casa, ma ci ha ripensato dopo avere saputo che il pluri-condannato s’è reso irreperibile. Al posto del vicepremier, un suo luogotenente, il ministro dell’Agricoltura e del Turismo Gian Marco Centinaio, leghista. Bolsonaro, maschilista, omofobo, razzista, critico della dittatura perché troppo umana, fautore della violenza legittima, promette, nel solco di tutti i populisti, “un governo con meno Stato” e vuole togliere tutele sull’ambiente, sull’Amazzonia, sugli Indios. Il primo gennaio, la Capitale, Brasilia, sarà blindata: la sicurezza, anche aerea, è stata rinforzata, pur in assenza di minacce. Un ruolo, nel tenere lontano gli ospiti stranieri, può averlo avuto anche il nuovo scandalo che ha coinvolto il figlio senatore del presidente e la moglie Michelle. La vicenda ha dimensioni modeste dal punto di vista finanziario – si parla di centinaia di migliaia di euro –, ma sembra confermare che non sarà Bolsonaro a rompere il connubio brasiliano tra politica e corruzione. In questo Paese, due dei tre ultimi presidenti, Luiz Inacio Lula da Silva e Dilma Rousseff, sono nei guai per corruzione: il primo sconta una pena in carcere, la seconda è stata destituita. E il presidente uscente, Michel Temer, teme di essere arrestato una volta lasciato l’incarico. Fonti del Palazzo di Planalto, sede del governo, esprimono “preoccupazione” per la sua situazione, su di lui si indaga per “corruzione attiva e passiva e riciclaggio” e per “presunte tangenti”. Alcuni casi sono bloccati, ma saranno riaperti quando non avrà più l’immunità presidenziale: c’è chi gli consiglia di accettare la docenza all’Università di Coimbra in Portogallo.

Bolsonaro s’è messo in squadra il giudice Sergio Moro, inquisitore del presidente Lula e dei partiti dell’inchiesta LavaJato, facendone una sorta di super-ministro della Giustizia. Moro, che accettando ha intaccato il suo prestigio “super partes”, deve ora gestire la vicenda dell’ex poliziotto, poi tuttofare di Bolsonaro Jr e ora uomo d’affari Fabricio Queiroz, sospettato di malversazioni finanziarie. Queiroz s’è fatto intervistare da una tv amica, scusandosi con i Bolsonaro e promettendo che chiarirà tutto; ma non s’è presentato davanti ai giudici per motivi di salute.

Un demone adolescente ha posseduto mio figlio

C’è una scena nel film L’esorcista, il cui la mamma di Regan, la ragazzina posseduta, capisce che sua figlia non c’è più. Che è definitivamente posseduta da qualcosa che l’ha trasformata. È la scena in cui Regan inizia a parlare francese, una lingua che non ha mai studiato. Ecco. La possessione di mio figlio è iniziata più o meno così.

Con una lingua sconosciuta che diventa improvvisamente familiare e con quel francese che non ha studiato. Con un demone infame che se l’è preso e che si chiama adolescenza. Tutto ha inizio quel giorno, ad appena due mesi dall’inizio della terza media, in cui vengo convocata da un insegnante di Leon. Penso che sia un colloquio di routine di quelli in cui al massimo ti dicono che è un peccato che con le sue potenzialità tuo figlio non si sforzi maggiormente e tu torni a casa convinto che la distanza tra tuo figlio e Albert Einstein sia un pomeriggio di studio in più. Invece, l’insegnante ha altro da dirmi. “Suo figlio ha iniziato l’anno in maniera disastrosa. Ha 4 in francese e in varie materie, dimentica libri, non fa i compiti. L’altro giorno l’ho beccato che copiava una scheda, alla fine della lezione è anche venuto a scusarsi piangendo, però così non va”. “Mah… io… io non sapevo nulla…”. “Non ha controllato il registro elettronico?”. “No, mi fidavo di lui”. La frase che diciamo quando scopriamo un tradimento inatteso, insomma.

Ancora incredula sono uscita da scuola, ho inserito le password per accedere al registro e ho scoperto che mio figlio, quel tredicenne buffo, tenero, capellone, con le guance ancora troppo morbide per generare diffidenza e che ogni tanto mi chiede ancora “posso dormire con te?”, è un cazzaro professionista con master in ben tre materie: imbroglio, raggiro e sotterfugio.

L’ho aspettato a casa seduta sul bordo del divano con la schiena dritta, posa che da sempre infonde autorevolezza. Invece è rientrato, mi ha vista così e ha pensato che avessi i miei dolori cervicali. Ho sputato fuori tutto. Gli ho mostrato il registro, gli ho domandato perché mi avesse mentito e poi ho detto quelle cose tipo “sono delusa”, tipo “mi fidavo di te” come fossi stata un’amante tradita. Ed è lì che il demone se l’è preso. E’ lì che il Belzebù dell’adolescenza me l’ha strappato. Leon è sempre stato un ragazzino mite, uno che incassava i rari rimproveri con coscienza e serietà. Quel giorno ha ruotato la testa all’indietro come quella di Barbie e ha negato. Ha spergiurato. Ha messo in discussione l’insegnante, il registro elettronico, me, tutte le accuse, l’esistenza di Dio e il concetto di verità in Platone. Come tutti i posseduti, ha cambiato personalità tre volte. Prima ha assunto quella dell’imputato innocente, poi del boia spietato e infine del capriolo ferito i cui occhi dicono “Non abbattetemi”. Quando ha capito che non c’era via d’uscita, mi si è avvicinato livido di rabbia e con la sua faccia a due centimetri dalla mia, ha detto: “Io ti odio”. Infine si è voltato verso il mio fidanzato Lorenzo e nostro convivente da tre anni che a quel “ti odio” aveva pronunciato un timido “ohi!” e ha aggiunto: “E tu zitto che non sei mio padre!”. Credo che confrontando il fermo immagine dei volti mio e di Lorenzo nel suddetto istante con quelli dei newyorkesi che hanno assistito all’impatto del primo aereo con una delle due torri, noi due saremmo risultati leggermente più stupefatti. Poi, come tutti i posseduti, ha manifestato una forza brutale e inaspettata: andando in camera sua, ha sbattuto la porta causando un colpo d’aria che ha anticipato di 8 mesi le piogge monsoniche in India.

Mentre io e Lorenzo ci guardavamo come pugili suonati che hanno preso mazzate da due canguri a cui avevano offerto un filo d’erba, Leon ha riaperto la porta. Mi aspettavo una raffica di kalashnikov acquistato al mercato nero della scuola e invece, con la sua 45esima personalità- quella definitiva- ha balbettato: “Non so perché dico delle bugie, io vi voglio bene, non so perché sto diventando una brutta persona. Aiutatemi.”. Quella notte, in camera, l’ho sentito piangere e parlare da solo. Quella notte, in camera, io e Lorenzo ci siamo chiusi a chiave. Lo scontato, banale rito delle conseguenti punizioni è poco interessante. Gli ho vietato di giocare a Fortnite dal lunedì al venerdì, niente più pomeriggi a casa di amici, compiti supplementari e libri da leggere. Quello che è interessante è che da quel giorno lì, il vecchio Leon non è più tornato. E la possessione ha assunto nuove forme. Perché Satana si sa, ama i travestimenti.

L’altro giorno era casa con due amici, io ero al supermercato, l’ho chiamato al telefono e mi sento dire: “Hey Relli, dimmi”. Che voglio dire, va bene abolire il temine mamma in presenza di coetanei, ma il diminutivo del cognome per delegittimare l’avversario neanche Emilio Fede ai tempi d’oro. Poi mi ha chiesto di radergli i baffi e ho dovuto abbandonare la tenera, ostinata illusione che quell’ombra scura sul labbro fosse un baffo di latte e Nesquik. Poi mi ha chiesto di passargli l’accappatoio fuori dalla doccia e sono alla seconda seduta dall’analista. Poi mi ha spiegato che gli piace una tizia non particolarmente carina che ammicca su musical.ly e parla solo di Benji e Fede e allora gli ho chiesto come fa a piacergli una così, lui mi ha risposto “Boh, mi sa che è colpa degli ormoni!” e io ho aggiunto una terza seduta settimanale dall’analista. Poi mi ha chiesto se regalare una rosa a una ragazzina che gli ha spiegato che non lo vuole è stalking e io non ho saputo cosa rispondere al che lui ha replicato che sono sicura di quello che penso solo quando scrivo su fb causandomi una potente crisi di identità. Ne ricordo una peggiore solo a seguito di un “in foto sembri più magra” di un tizio conosciuto su Tinder nel 2014.

Poi ha cambiato il suo status su whatsapp. È passato da un rassicurante “I love Pokemon” ad un inquietante “Do you wanna have a bad time?”. Su Instagram la sua bio dice “Viva la pizza e i procioni, ma se mi fate arrabbiare vi farò desiderare la morte!”. Mi ha chiesto di non mettergli like alle foto “Sennò metti soggezione ai miei amici”. Se gli chiedo spiegazioni su cose che gli sento dire al telefono mi risponde “tanto non capiresti” condannandomi al girone degli adulti rincoglioniti. Ha cambiato la password del telefono senza dirmelo e l’ho costretto a comunicarmela col fare intimidatorio del rapinatore davanti all’impiegato di banca che non svela la combinazione della cassaforte. Gli vieto di giocare alla Switch e se la porta in bagno di nascosto, per cui ormai quando va a fare la pipì lo perquisisco come se andasse in udienza dal papa. E infine c’è questa cosa che è spesso assente, taciturno, assorto, con la testa in luoghi che non conosco e che non scopro neppure sul registro elettronico o in una chat di whatsapp. Che è la cosa che mi fa imbestialire di più, perché starsene nella sua bolla di vetro opaco lasciandomi fuori ad alitare sulla parete e a fare cerchi con il polsino della maglietta per cercare di vedere qualcosa, è un suo diritto. Come l’adolescenza. Il tutto mentre attendo che la possessione finisca, pur sapendo che l’unico esorcista efficace è il tempo. Nel frattempo, vade retro Leon.

“Un detenuto cronico muore in cella a Lucca, i boss li scarcerano”

“Seguiremo il caso del detenuto morto nel carcere di Lucca e aspetteremo che la magistratura chiarisca perché nel carcere di Lucca un detenuto malato cronico sia morto in cella, malgrado fossero stati richiesti i domiciliari per ben tre volte. Così scrivono i quotidiani”. È il comunicato di Giovanna Maggiani Chelli, presidente dei familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili a Firenze (5 morti il 27 maggio 1993), sul caso del detenuto italiano morto nel carcere di Lucca. Venerdì c’è stata un’intensa protesta dei ristretti, con battitura delle inferriate e poi violenze e tensioni tra italiani e tunisini. “Non riusciamo a comprendere – scrive ancora Maggiani Chelli – come mai delinquenti criminali legati a Cosa nostra stragista , a volte detenuti al 41 bis tanto sono pericolosi e soggetti condannati per associazione mafiosa, godano di scarcerazioni , domiciliari e ricoveri in ospedali d’eccellenza, tutto attraverso i Tribunali di Sorveglianza, e altri, rei di colpe meno gravi, muoiano in carcere. Ci sono detenuti mafiosi condannati all’ergastolo in detenzione di 41 bis, ai quali viene permesso di incontrare e ‘istruire’ nelle scuole e nelle carceri i ragazzi alla legalità , per altri è invece tutto diverso”.

La vignetta “sessista” per i musei. Il Comune la fa sparire subito

Dal meme al flop in meno di ventiquattr’ore. In comunicazione verrebbe definito “epic fail”, un fallimento epico, quello dell’agenzia Profili nota per le sue campagne mediatiche solitamente efficaci e che adesso rischia di vedere saltare il contratto con il Comune di Bologna. A scatenare le ira social degli utenti Instagram la pubblicazione, a nome della Card dei Musei bolognesi, di una vignetta sessista rimossa prontamente. La gag della striscia, pubblicata come “story” sul social di foto, si basava su un equivoco. Il ragazzo, a occhi chiusi, sta aspettando un regalo e sogna che sia la Card di promozione dei musei e delle mostre locali mentre la compagna gli si sta “offrendo” nuda e infiocchettata come un pacco. Un’immagine modificabile nell’ultima battuta a piacimento dagli utenti, anche abbastanza antica per i tempi di Internet ma che l’azienda fondata da Andrea Maulini ha ripescato e pubblicato su Instagram. In tanti hanno segnalato in tempo reale il meme all’assessore alla Cultura Matteo Lepore che l’ha fatto immediatamente rimuovere: “Certe immagini con questo Comune non c’entrano nulla, prenderemo provvedimenti. Il responsabile ha preso di sua iniziativa la scelta di pubblicarla. È sessista, da censurare assolutamente, perché questo Comune ha sempre fatto del rispetto delle donne una bandiera del proprio agire. Li incontrerò e valuteremo se e come continuare a lavorare insieme”. La definisce, non a torto, “una vignetta da terza media” Federica Mazzoni, coordinatrice donne del Partito Democratico già nota alle cronache per aver denunciato l’etichetta sessista di una felpa che recitava “falla lavare a tua madre, è il suo lavoro”: “Un episodio increscioso sulla rappresentazione svilente della donna, un uso trito e ritrito degli stereotipi che indigna ma soprattutto annoia”.

No Tap, proteste al cantiere per impedire i lavori: un attivista finisce in Questura

In Salento le proteste contro il Tap, il gasdotto che parte dall’Azerbaigian, non si placano. Ieri una trentina di attivisti ha sostato fuori dal cantiere Masseria del Capitano a Melendugno (Lecce), presidiato dalle forze dell’ordine. La passeggiata lungo la strada interpoderale ha ritardato l’uscita dei mezzi sulla provinciale Vernole-Calimera. La tensione è salita quando una donna è stata allontanata dalla polizia per fare spazio ai camion. Un agente in borghese ha intimato a un attivista, intervenuto in difesa della donna, di fornire i documenti. Poi è scoppiato il parapiglia, con l’attivista che ha rifiutato di consegnare la carta d’identità e ha richiesto a sua volta all’agente le generalità. Risultato: le forze dell’ordine lo hanno portato in Questura dove è stato identificato e ovviamente rilasciato. Tap rassicura che presto sarà pronto un accesso al cantiere direttamente dalla provinciale.

I lavori proseguono in mare e a terra. E proseguono pure le vicende giudiziarie collegate. Il 21 gennaio è prevista l’udienza sulla perizia che al momento ha escluso l’obbligo di rispettare la direttiva Seveso sulla sicurezza degli impianti, invocato dai sindaci della zona. Stanno per scadere i venti giorni a disposizione per depositare le memorie difensive per i sedici indagati, tra cui i vertici di Tap e gli imprenditori delle società appaltatrici, nell’indagine sulla contaminazione delle falde acquifere, la violazione di alcune prescrizioni e vari illeciti amministrativi. È in piedi anche l’indagine sulla violazione dei vincoli paesaggistici e l’espianto degli ulivi fuori dal periodo autorizzato. Snam, azionista di Tap, ha annunciato che il 12 gennaio inizierà a costruire la condotta di 55 chilometri che porterà il gas da Melendugno a Brindisi per immetterlo nella Rete Adriatica e venderlo in Europa. In totale saranno movimentati 10 mila ulivi.

La movida in Costa Smeralda: 19 rumene al nero nei locali. Multe salate, una licenza sospesa

Tempi bui per la movida della Costa Smeralda in Sardegna, sospesa l’attività di un locale notturno di Olbia dopo i controlli della Guardia di Finanza e dell’Ispettorato del Lavoro di Sassari e una multa da 25mila per un gestore. Intanto sale il numero dei lavoratori irregolari scoperti dalle Fiamme gialle, che ieri hanno effettuato controlli in due night a Olbia e un locale ad Arzachena: se ne aggiungono altri 25, di cui 19 sono donne di nazionalità rumena. Fanno le intrattenitrici e, come un barista gallurese, sono risultati essere completamente in nero, cioè senza copertura assicurativa e senza contratto. Il primo step sarà quello di far mettere in regola i lavoratori, poi le Fiamme gialle procederanno a ricostruire il loro rapporto di lavoro precedente e a recupero quanto è i gestori dei night club hanno evaso non pagando i contributi con contestuale recupero della contribuzione previdenziale ed e l’assicurazione. Intanto la polizia giudiziaria sta indagando per accertare altre ipotesi di reato legate alla presenza di ragazze dell’Est Europa. Dall’inizio del mese di dicembre sono partiti una serie di controlli nei locali notturni in tutta la Costa Smeralda che hanno già portato, lo scorso 13 dicembre, dopo i controlli effettuati in quattro noti locali di Olbia, alla scoperta di 31 donne che lavoravano in nero e alla chiusura di due locali. I controlli sono sopraggiunti in seguito ad alcune segnalazioni al 117. Sempre il 13 dicembre il titolare di un club è stato denunciato per violazione delle norme sull’immigrazione: nel suo locale lavoravano due donne ucraine senza regolare permesso di soggiorno. Il lavoro sommerso è un problema anche per la provincia di Cagliari, dove a luglio scorso erano già stati individuati 193 lavoratori in nero. Secondo lo studio di settore della Cga di Mestre, che utilizza dati riferiti al 2015, sull’isola ci sono 91 mila lavoratori in nero che comportano un’evasione fiscale superiore al miliardo di euro l’anno.

No alla “Certosa di Bannon”: 300 in marcia. “Via la nuova destra dall’abbazia di Trisulti”

Un antico monastero benedettino incastonato fra i monti Ernici, una concessione controversa e l’ombra del sovranismo che si allunga su un luogo religioso caro a tutta la comunità: a Collepardo, in provincia di Frosinone, gli abitanti scendono in strada perché temono di perdere la loro preziosa abbazia. Quella che era la certosa di Trisulti rischia di diventare famosa come la “certosa di Bannon”: è stata infatti assegnata alla fondazione di Benjamin Harnwell, amico del guru del sovranismo e ideologo di Donald Trump, per cui “Salvini è il salvatore della patria” e il “populismo” il futuro della nostra società.

Circa 300 persone ieri hanno percorso in marcia i 5 chilometri che separano il paesino dal luogo dove sorge il monastero. “No all’invasione nera: Trisulti terra d’Europa, bene della comunità”, recitava lo striscione a capo del corteo. La gestione della vecchia abbazia (in cui ormai è rimasto un solo anziano monaco) era stata messa a bando dal Ministero dei Beni culturali nel corso della precedente gestione di Dario Franceschini. Ad aggiudicarsela per i prossimi 19 anni, per un canone di 100 mila euro l’anno, è stata però la Fondazione Dhi (Dignitatis Humanae Institute), il cui motto è “difendere le fondamenta giudaico-cristiane della civiltà occidentale riconoscendo che l’uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio”. A guidarla è il britannico Benjamin Harnwell, che anche con le donazioni di Bannon punta a ospitarvi una “scuola di formazione internazionale della nuova destra”.

Dallo scorso febbraio sono partite le polemiche. “Hanno enormi disponibilità economiche di provenienza spesso oscura”, spiega Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana, che presenterà un’interrogazione per sapere se le finalità sono coerenti col bando del Mibac. Intanto, però, Harnwell vi si è già insediato e l’abbazia non è più la stessa: “Non è fruibile come prima”, afferma l’ex consigliera regionale della sinistra Daniela Bianchi, tra gli organizzatori del corteo. Gli attivisti avevano chiesto di tenere aperta almeno la chiesa, eliminando il biglietto che era stato introdotto per gli invitati ai matrimoni: l’unica concessione è stata l’ingresso gratuito per i collepardesi.

Di qui l’idea della marcia, che però ha ulteriormente diviso la comunità: il sindaco Mauro Bussiglieri (lista civica), pur ribadendo che “l’abbazia deve restare un punto di riferimento religioso”, non ha aderito ufficialmente alla manifestazione: “Noi siamo per il dialogo”. Qualcuno se la prende con lui, altri col ministero che non ha trovato i soldi necessari e ha ceduto alle lusinghe degli amici di Bannon. Il progetto prosegue e anche il dibattito che ha avuto luogo ieri al termine della manifestazione non ha registrato grossi passi avanti: “C’è stato uno scambio di idee, il dialogo continua”, ha spiegato Harnwell, che a margine si è anche soffermato sulla situazione politica italiana: “Salvini può essere il salvatore dell’Italia, non l’ho mai incontrato, ma ho una stima enorme per quello che sta facendo, soprattutto per quanto riguarda la crisi migratoria” . La scuola così dovrebbe aprire ufficialmente i battenti in primavera per promuovere le nuove idee del sovranismo mondiale. Del resto, conclude Harnwell, “la pensa così anche la maggioranza degli italiani”.

 

Mail Box

 

F-35, non basta smentire, bisogna tagliare gli acquisti

Rispetto al fondo del direttore pubblicato lo scorso 23 dicembre, nella trasmissione Agorà del 21/12 Luigi Di Maio ha smentito con chiarezza il sottosegretario Tofalo rispetto al progetto degli F-35. È una soddisfazione affettuosa aver preso in castagna per un volta il nostro direttore.

Enrico Bandiera

 

Caro Enrico, smentire Tofalo non basta: ora bisogna tagliare i nuovi acquisti di F-35.

M. Trav.

 

Gli intellettuali dovrebbero impegnarsi di più in politica

È morto l’altro ieri Amos Oz, scrittore e saggista ebreo, sostenitore inascoltato della tesi dei due stati indipendenti per mettere fine a mezzo secolo di scontri territoriali tra palestinesi e israeliani. Era anche convinto che solo la politica, laicamente intesa, è in grado di sconfiggere gli estremisti (di ogni credo politico e religioso). Purtroppo anche una persona del suo livello culturale ha dimostrato di non aver capito che non basta scrivere libri per veder accolte le proprie tesi, ma è necessario essere presenti nella vita politica per elevare il livello insieme a tutto quel mondo intellettuale che, in genere, si autoesclude dalla partecipazione, come se pensiero e decisione concreta fossero cose separate. La politica nel mondo è tanto screditata e fossilizzata su vecchi schemi proprio perché risponde solo a interessi economici e potenza militare, mentre avrebbe bisogno non di tecnici o di “esperti”, ma di persone in grado di progettare un futuro che elimini la guerra come mezzo per risolvere i problemi e che si occupi della malferma salute dell’ambiente. La politica non deve più essere una professione, ma semplicemente deve avvicinare a sé gli individui migliori intellettualmente ed eticamente e invitare i cittadini alla partecipazione politica rivolgendosi con un linguaggio chiaro. Tutti coloro che aspirano a vedere un destino diverso per i loro figli devono cominciare a occuparsi di politica partendo dai propri bisogni.

Paolo De Gregorio

 

Né con la destra estrema né con la sinistra suicida

Non è facile impedire privilegi e abusi fiscali commessi da chi raccoglie una enorme quantità di soldi anche di cittadini generosi per la “solidarietà”, comunque intesa, laica o religiosa, spendendo somme incredibili anche in pubblicità, destinando la maggior parte al mantenimento delle loro organizzazioni e solo la parte residuale allo scopo dichiarato a favore dei più deboli. Servono competenza sulle materie in oggetto e una capacità politica che va molto al di là di un contratto di governo. Cari Cinquestelle, da uomo di una sinistra confusa, sono dalla vostra parte: in fondo state rappresentando alcuni nostri obiettivi, fuori dall’asfissiante propaganda in atto dalla destra estrema al governo e dal suicidio della sinistra abusata in questi ultimi anni da Matteo Renzi.

Giampiero Buccianti

 

Il sacrificio dei fratelli Cervi fucilati dai nazifascisti

Pochi giorni fa, esattamente il 28 dicembre, cadevano i 75 anni da quando venivano fucilati dai nazifascisti i sette fratelli Cervi. Al di là di ogni retorica viene da chiedersi come si sentirebbero se potessero vedere l’Italia di oggi. Sarebbe giusto far conoscere alle nuove generazioni la loro storia, quella di sette ragazzi “normali”, contadini che non avevano nessuna intenzione di fare gli eroi, ma che la situazione li spinse a battersi per degli ideali che oggi sembrano dimenticati. Nell’Italia dove essere definiti “buonisti” è un modo per sentirsi insultare, il sacrificio di Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio, Ettore dovrebbe farci capire, a tutti, che dall’odio, dal disprezzo, dal rifiuto non può nascere, mai, nulla di buono.

Mauro Chiostri

 

La rassegna “partigiana” di Radio Radicale

Non passa giorno senza che la rassegna di Radio Radicale “Stampa e regime” non vi attacchi. È un flusso continuo di insulti e dileggi al vostro giornale e a suoi giornalisti, non si salva nessuno. Da qualche tempo il buon Massimo Bordin insiste sul “metodo Travaglio”, a cui contrappone gli articoli del Foglio, la fonte di ogni sapere. Ma almeno vi trovate in buona compagnia: condividete gli insulti con il Movimento 5 stelle.

Antonio Tosato

 

Auguri alla redazione da un appassionato lettore

Auguri a tutti voi del “mio” Fatto Quotidiano che da 9 anni mi accompagna. Ringrazio tutti per il lavoro che svolgete sempre in modo egregio. Dichiaro la mia fedeltà di lettore che contribuisce a finanziare un giornale che mi aiuta a capire il mio Paese in cui vivo.

Leonardo Gentile