“Qui è un disastro. A cominciare dai bagni e dalle docce perché le persone li tengono male. Vivo qui con moglie e figli minorenni che non stanno bene, vorrebbero anche loro un po’ più di privacy” ci dice un ragazzo di origine albanese, da molti anni a Tolentino, in provincia di Macerata.
Qui, è il villaggio-container della Protezione Civile in via Cristoforo Colombo, dove, dopo due anni, vivono ancora oltre 240 persone, compresi molti bambini. Bagni e docce in comune dove non si possono lasciare oggetti personali, per raggiungerli occorre attraversare il corridoio dove non c’è riscaldamento. Niente cucina, si mangia in mensa. “Ci avevano detto per pochi mesi, se avessi saputo che sarebbe durato così tanto non ci sarei venuta” aggiunge Marta, madre di tre bimbi. Mentre il sindaco, Giuseppe Pezzanesi rivendica la scelta di rinunciare alle casette: “Accettare le Sae avrebbe significato utilizzare la sola area disponibile, la vallata del Chienti al confine con la frazione di Pollenza nei pressi del Castello dell’Arancia. Avrei dovuto far tagliare gli alberi e gettare una colata di cemento vicino al letto del fiume, non me la sono sentita. Non ho scelto, abbiamo scelto di costruire case di edilizia economica e popolare che costano meno, non devastano il territorio e restano. Voglio proprio vedere come faranno gli altri Comuni quando, grazie al nuovo decreto, diventeranno proprietari delle Sae e dovranno provvedere alla loro manutenzione”.
Delle case promesse, però, non c’è traccia: “Di questo mi sono già scusato, purtroppo i tempi si sono allungati, a fine settembre, parola mia, saranno pronte”. Fra gli sfollati molti non hanno la patente, e non avrebbero saputo come raggiungere il posto di lavoro se fossero stati trasferiti in altri paesi o soltanto in periferia come Kalidou, 46 anni, originario del Senegal che vive qui con il fratello: “La mia famiglia è tornata in Senegal, avevano paura delle scosse. La casa dove stavo in affitto è crollata, mi trovo bene, non abbiamo altra soluzione, si dorme, si mangia e sto a cinque minuti dal lavoro”. Ma tutti contano i giorni che li separano dal poter finalmente riconquistare l’intimità. Intanto alcuni giorni fa è nata Mia, sulla porta spicca un fiocco rosa, segno della vita che non si arrende.
Costo dei container: un milione di euro l’anno. La Protezione Civile, tutti volontari, a fine anno non garantirà più il servizio di manutenzione e pulizia e la Regione minaccia di non versare più il contributo: “I volontari vanno abbracciati e ringraziati tutta la vita, stipuleremo un accordo con una società di servizi”, assicura il sindaco che si dice certo che lo Stato continuerà a pagare il contributo. Container che oltre a bambini, anziani, famiglie sfollate ospitano anche persone con disagi mentali lievi, indigenti, disoccupati che prima del sisma venivano accolti dal centro sociale ma per loro esiste una rendicontazione a parte. Non sono mancate anche le aggressioni come quella dell’estate scorsa nei confronti di due volontarie della Protezione Civile, effetto della convivenza forzata.
A Tolentino, cittadina di 20 mila abitanti con un forte tessuto industriale ed artigianale soprattutto nel settore della pelletteria (che vanta marchi famosi nel mondo come la poltrona Frau, da poco venduta agli americani ma la sede è rimasta qui), ci sono aziende che danno lavoro a moltissime famiglie: appare ancora più insensata l’idea di favorire l’esodo verso la costa. “Bisogna dare incentivi per farli restare, non per farli andare via”, afferma il sindaco, intermediario finanziario, ex Dc di Ciaffi, per un breve periodo iscritto a Forza Italia, eletto con una lista civica. “Io sono di centro, la destra la lascio fare ad altri”.
Stipendio tagliato, tutta la Giunta devolve il 30% alle mense scolastiche. Amministrazione fortemente osteggiata dal M5S che non gli perdona la scelta dei container. “Ci siamo sempre opposti”, spiega Flavia Giombetti del Movimento, a capo del comitato “30 Ottobre” perché quell’area andava bene per il momento dell’emergenza ma a due anni dal sisma non ha più ragione di esistere. Non si può vivere con bagni, docce e mensa in comune. Io penso che la dignità di ogni individuo, anche nella fase emergenziale, ormai passata, dovrebbe essere tenuta in considerazione più di qualsiasi altra cosa”. La risposta del sindaco: “Con la politica della protesta come rendita non si risolvono i problemi che sono numerosi e complessi”.