Il 2019 a Roma si apre nel segno dell’incertezza per gli amanti dell’ippica. Dal 1° gennaio i gestori dell’ippodromo di Capannelle potrebbero restituire al Campidoglio, proprietario dell’impianto, le chiavi della struttura. La Capitale rimarrebbe così momentaneamente priva di un’arena per le corse di galoppo e trotto. La disputa nasce dalla lunga e complessa operazione di valorizzazione del patrimonio comunale, che da anni – già a partire dalle giunte di Gianni Alemanno e Ignazio Marino passando per il commissario Francesco Paolo Tronca – vede il Campidoglio alla ricerca di un reddito a tariffe di mercato dalle sue proprietà: dagli immobili utilizzati da enti e associazioni alle case di edilizia popolare fino appunto agli impianti sportivi. Il nodo è la differenza tra il canone attualmente pagato dalla società concessionaria, la HippoGroup, che gestisce corse e scommesse, e la richiesta dal Comune.
A Capannelle si corre a cavallo sin dalla prima metà dell’Ottocento, quando l’area era campagna solcata dalla via Appia e dall’acquedotto Claudio e sir Lord George Stanhope organizzava nella zona battute di caccia alla volpe. Nel 1881 venne aperto il primo ippodromo, poi ricostruito nel 1926 nella sua fisionomia attuale, con le tribune in stile liberty. Con gli anni il nome del quartiere è diventato sinonimo di corse dei cavalli, scommesse e aspetti retrò del mondo dell’ippica. Anche il cinema se ne è servito, tanto che uno degli sgangherati ladri de I soliti ignoti capolavoro di Mario Monicelli, era soprannominato Capannellein ricordo del suo vecchio mestiere di fantino. Dal 2013 la concessionaria versa al Campidoglio 66 mila euro l’anno per la struttura, dove si svolgono mediamente 90 giornate di gare di galoppo e 80 di trotto. Perché la crisi dell’ippica nel 2013 ha già portato alla chiusura dell’ippodromo di Tor di Valle, destinato ad essere demolito per fare posto allo stadio dell’As Roma se il progetto resisterà anche alle indagini sul costruttore Luca Parnasi. La concessione è scaduta e la società opera in proroga, ma con il nuovo piano regolatore degli impianti sportivi il Comune chiede 2,4 milioni l’anno. “Per i nostri bilanci è impossibile pagare una cifra del genere, se il Comune ci chiede 2,4 milioni di euro noi ci vedremo costretti a portare i libri in tribunale. Tra dipendenti, part time e personale delle scuderie a Capannelle lavorano circa 450/500 persone”, racconta Elio Pautasso, direttore generale di HippoGroup. “Se il Comune confermerà la sua richiesta – prosegue – non potremo che chiudere e riconsegnare le chiavi”. Il Campidoglio predica calma. L’assessore allo Sport Daniele Frongia ribadisce: “Nessuna intenzione di chiudere l’impianto, nessuna richiesta di riconsegna della struttura, le gare ippiche possono regolarmente svolgersi per gennaio e febbraio 2019, l’amministrazione sta lavorando perché le attività sportive non vengano sospese. Siamo dalla parte dell’ippica e dei lavoratori dell’ippodromo”. Circola l’ipotesi di una gestione ponte affidata al Campidoglio in attesa di una gara.Il rischio di uno stallo resta. Servirebbe “una mandrakata”, di quelle architettate da Gigi Proietti in Febbre da cavallo, film cult di Steno sugli scommettitori dell’ippica.