Una misteriosa visita dei carabinieri a casa Vassallo, di cui i pm erano all’oscuro, nei giorni immediatamente successivi all’omicidio. Una perquisizione compiuta senza consegnare un verbale. Lo studio privato del sindaco di Pollica (Salerno) messo sottosopra mentre nessuno dei familiari era presente. Il dubbio che sia scomparso qualcosa dai tiretti o dagli archivi.
Riparte da qui, dalle informazioni contenute in due nuove testimonianze del fratello e del figlio, l’indagine della Procura di Salerno sull’omicidio di Angelo Vassallo, avvenuto il 5 settembre 2010. Riparte dall’ennesimo enigma di una inchiesta che da otto anni si attorciglia su se stessa senza approdare a nulla. Al momento, l’unico indagato per concorso in omicidio con l’aggravante camorristica è un carabiniere del nucleo investigativo di Castello di Cisterna (Napoli), Lazzaro Cioffi, che ha lasciato l’Arma dopo essere finito in carcere, ma per altre accuse di traffico di droga e di collusioni con il clan camorristico di Caivano, mosse dalla Procura antimafia di Napoli. Nelle scorse settimane, riferisce il Mattino, la Procura di Salerno gli ha sequestrato la corrispondenza dal carcere per analizzarla. Cioffi però lavorava in un reparto anche geograficamente lontano dal Cilento, e non competente su quel territorio, anche se un testimone lo collocherebbe de relato a Pollica nei giorni del delitto (non ci sono però al momento riscontri). Mentre i familiari di Vassallo ritengono – ma vanno a memoria – che gli uomini in borghese qualificatisi come carabinieri a casa loro provenissero da Vallo della Lucania.
Secondo i ricordi di Antonio Vassallo, che dice di averlo appreso dalla sorella, pochissimi giorni dopo l’assassinio del padre alcuni carabinieri in abiti civili entrarono in casa del sindaco di Pollica e frugarono nei faldoni, nei cassetti, nell’armadietto dello studio. Cercavano documenti. Lo studio si trova al piano di sopra dell’abitazione e la figlia di Vassallo preferì non salire quei gradini, e lasciò i carabinieri soli e senza occhi addosso. Di quella visita, o perquisizione, o chissà, non c’è un verbale agli atti dei pm. Né risulta che i militari avessero esibito una delega della Procura di Vallo della Lucania, che nei primi giorni fu titolare del fascicolo prima che venisse trasferito alla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Salerno. Qualche tempo dopo, ai familiari vennero restituiti degli appunti a mano di Vassallo e altri effetti personali. Antonio Vassallo però non è in grado di stabilire se quegli appunti e quegli oggetti furono ritrovati nello studio o nell’automobile. E se tra i cimeli del papà custoditi a casa ci sia ancora l’agenda personale, di colore marrone, del 2010. L’ultima agenda, quella dell’anno del suo omicidio.
Il racconto è stato ricostruito unendo i pezzi di un interrogatorio di Dario Vassallo, il fratello del sindaco, coi verbali investigativi dell’avvocato Antonio Ingroia, che ora assiste i familiari Vassallo quale persona offesa. “Se fosse davvero così, come pare – commenta l’ex pm di Palermo della Trattativa Stato-mafia – non mi è mai capitato nella mia esperienza né di pm né di avvocato. È successo solo nei casi in cui strane ‘manine’ hanno fatto sparire documenti: rovistati i cassetti della redazione de L’Ora di Mauro De Mauro e spariti i suoi appunti, una strana perquisizione mai verbalizzata a casa di Peppino Impastato, spariti i diari di Dalla Chiesa dalla sua cassaforte in Prefettura, sparito un video “segreto” di Mauro Rostagno dalla redazione della sua tv, l’agenda rossa di Borsellino, per citarne solo alcuni”. Ma a Pollica siamo ancora nel campo delle ipotesi da riscontrare.
L’avvocato Ingroia, a metà dicembre, ha interrogato Antonio Vassallo e Gerardo Spira, l’82enne ex segretario comunale di Pollica, che conserva di Angelo Vassallo un ricordo denso di stima e di affetto e partecipa da anni alle iniziative della Fondazione intitolata al sindaco scomparso. Spira a novembre avrebbe raccolto da un consigliere comunale di un piccolo comune salernitano la memoria del suo ultimo colloquio con Vassallo. Avvenuto una decina di giorni prima della sua morte. Il consigliere comunale gli ha detto che quel colloquio lo lasciò molto impressionato, perché Vassallo, a suo dire, era molto preoccupato per una situazione di Acciaroli nella quale diceva che era coinvolto un personaggio locale.
L’indagine continua. Tra settembre e fine novembre il pm della Dda di Salerno, Leonardo Colamonici, ha sentito due volte Dario Vassallo. Tra le domande rivolte, ce ne sono state alcune su un’intervista dei primi di settembre a Repubblica-Napoli in cui ha dichiarato che ad ammazzare Angelo Vassallo “furono almeno in tre”.