La Rai sceglie Matera e Amadeus per la diretta

Ranieri e il volo. L’anno scorso era Maratea, quest’anno sarà Matera, ancora in Basilicata, sfruttando l’inizio dell’anno in cui la città sarà capitale europea della cultura. L’evento Rai in piazza, trasmesso in diretta sulla rete ammiraglia del servizio pubblico, sarà condotto da Amadeus. Presenti Massimo Ranieri, Malika Ayane, i tre tenori de Il Volo, Ivana Spagna, Michele Zarrillo e moltissimi altri ospiti.

L’Occidentali’s Karma sotto il Duomo di Milano

Gabbani superstar. A Milano si prevedono temperature vicino allo zero per la sera del 31, ma chi volesse resistere e festeggiare all’aperto potrà assistere anche quest’anno al tradizionale concerto in Piazza del Duomo, dove si esibirà Francesco Gabbani. Alternativa indoor, ben più comoda, è lo spettacolo di Enrico Bertolino al Teatro Nuovo, mentre Ruggero dei Timidi sarà ospite all’Arci Bellezza.

A Roma 24 ore di eventi in tutti i quartieri

Musica e risate. Si parte alle 21 del 31 dicembre al Circo Massimo, dove si esibirà, tra gli altri, Vinicio Capossela. Fino alla sera successiva sono previsti un centinaio di eventi nei quartieri romani: il 31 sera ecco Enrico Brignaro al Palalottomatica e Gigi Proietti al Parco della Musica, poi all’alba, al Giardino degli Aranci, suona l’orchestra 100 Chitarre, antipasto dei gruppi folk delle high school americane in marcia alle 15:30 da Piazza del Popolo.

Pesci, sottraiti alle risse da cenone Scorpione: occhio alle avance

ARIETE – In difesa della carne (Lindau) Andrea Bertaglio fa una domanda capziosa: “Ma come? Ci si oppone al salame di soia e non a quello di cioccolato?”. Ti sei lasciato ingolosire da un salame, o salamella, di soia? Nooo, nessuno di più noioso con cui trascorrere le feste. Auguri.

 

TORO – Bronzi, santi e rifugiati (Castelvecchi): di chi fidarsi in ufficio? Pietro Domenico Zavaglia, per bocca di Mimmo Lucano, azzarda: “A Riace ha portato molto di più l’accoglienza che non i Bronzi”. Tradotto: evita chi millanta creatività e ingegno ma non offre il caffè.

 

GEMELLI – “Le feste di mare in molte popolazioni si stanno riducendo a un’arida dimensione turistica. Non hanno più l’anima”: per una volta credi alla Bibbia dei non credenti a cura di Francesco Antonioli (Piemme) e organizza con più amore e cura pranzi e cene natalizi.

 

CANCRO – Rivela il dj Lele Sacchi in Club Confidential (Utet): “Nella mia vita ho conosciuto due persone morte assassinate. Una era un buttafuori”. Allegria, ma tranquillo: sta solo a ricordarti che devi smetterla di frequentare certe debosciate compagnie notturne.

 

LEONE – Fai un salto, ti incalza Sabina Colloredo (DeA): è il momento di dichiararti. Ecco il canovaccio da recitare: “Non sottovalutarmi, piccola. Ricorda che ho doti inaspettate!”. Banale, ma sempre efficace.

 

VERGINE – Ti sei innamorato, come Stefano Jossa, della Più bella del mondo (Einaudi): la lingua italiana, che credevi? “La rima ‘cuore: amore’ Milton la riprendeva dalla tradizione italiana”. A te, invece, sono bastati quattro sms sgrammaticati per farti capitolare.

 

BILANCIA – A Bitna, sotto il cielo di Seul (La nave di Teseo), “lei voleva credere che questo non fosse vero e allo stesso tempo sperava di saperne di più, perché dentro una bugia c’è sempre una verità nascosta”. Lo dice il premio Nobel Le Clézio: le menzogne del partner non sono del tutto false – il che, forse, è peggio.

 

SCORPIONE – Riecco Le cronache di Narnia di C. S. Lewis (Mondadori): “Sciocco, pensi davvero che con i miei poteri e la mia bellezza non riuscirei a impossessarmi del tuo mondo?”. Occhio alle tentazioni post-natalizie: sarai molto sensibile alle avance clandestine.

 

SAGITTARIO – Messaggio di Massimo Vacchetta (Sperling & Kupfer), o chi per lui: “Non lasciamoci mai male, salutiamoci sempre con affetto”. Fai qualcosa per curare il tuo Cuore di riccio: è da troppo tempo che tieni il muso al/la partner. Quel tempo è scaduto.

 

CAPRICORNO – “Non coinvolgevo mai L. nei rapporti con gli spacciatori. Non mi faceva piacere che la conoscessero”: complimenti per lo scrupolo, ma sappi che L. è tentata di scaricarti proprio perché non le hai presentato i tuoi amici pusher. Riconquistala, magari sussurrandole: Tu sei parte di me (Garzanti).

ACQUARIO – Amy Chozick racconta la sua esperienza In corsa con Hillary (HarperCollins): “37 anni mi sembravano un’età buona come un’altra per sviluppare una dipendenza da nicotina”. Il tuo capo è meno pedante della Clinton, ma trovati anche tu uno sfogo, se possibile salutare.

 

PESCI – Per Domenico De Masi Il mondo è giovane ancora (Rizzoli), e forse immaturo: “C’è la paura diffusa e paralizzante della violenza, benché il nostro sia un Paese abbastanza pacifico”. Qualcuno dei tuoi familiari è invece sul piede di guerra: sottraiti a qualche cenone.

La sconfitta dello Stato islamico, Trump che se ne va e i russi vincitori

Lo Stato islamico è stato sconfitto in Siria, Donald Trump – il presidente degli Stati Uniti – ritira le truppe all’insegna del lavoro fatto, effettivamente l’Isis a Damasco è stata sbaragliata ma da chi? Non certo dagli americani, piuttosto dai russi, dall’esercito regolare della pur regolare e legittima sovranità siriana, dagli iraniani perfino – per tramite dei volontari guidati dal generale Qassem Souleimani – e se il Pentagono, rispetto alle decisioni della Casa Bianca, chiede di voler attardarsi ancora in Siria un pensiero, anzi, un retropensiero se ne resta a galleggiare tra i chiaroscuri di un conflitto generatosi in conseguenza di un empio inganno: far credere che nascesse una rivolta contro la dittatura della famiglia di Bashar al Assad quando la stragrande maggioranza dei ribelli in Occidente osannati – e finanziati, coi foreign fighters – altro non erano che i tagliagole altrimenti noti come “mangiatori di fegato”, ovvero la peggiore risma tra i fondamentalisti islamisti, oltretutto profanatori e distruttori di molti tra i luoghi santi dell’Islam e di tanti altri cari alla memoria dei cristiani d’Oriente. Un inganno – empio e criminale – volto a un solo scopo: inghiottire la Siria nella sfera degli interessi più che prossimi di francesi e inglesi (e s’è visto cosa è accaduto in Libia) e, va da sé, di americani d’obbedienza liberal.

Diocenescampi l’eterna dottrina Bush in salsa clintoniana. Era il preciso scopo di ingoiarla, la Siria – in attesa di procedere con l’Iran, dopo aver disastrato Afghanistan e Iraq – al prezzo di una sporca mistificazione: l’esportazione della democrazia. Per tramite di bombe. E per la contentezza dei sauditi, i più specchiati alleati nostri, amici strettissimi – manco a dirlo – di Donald Trump, desideroso di superare Hillary Clinton in doppiezza. Sono state le milizie sciite di Souleimani, l’esercito regolare siriano e i russi a restituire la statua della Madonna al villaggio cristiano di Maolula e far risuonare le campane nelle chiese, e nei conventi, dopo averle svuotate della marmaglia fondamentalista che ne aveva fatto strame. Così Palmira, la perla del deserto, devastata dai terroristi dell’Isis, liberata da quelli che l’intero Occidente, Italia compresa, considera nemici: i russi, restituiti alla maschera bieca della cortina di ferro e, ovviamente, la Mezzaluna sciita. Non c’è un solo caso – uno – di terrorismo in casa nostra, in Europa, negli Stati Uniti e nell’intero contesto occidentale che abbia visto coinvolto un musulmano sciita, anzi, il prezzo più alto nella lotta al terrorismo islamista l’ha pagato in Siria la Mezzaluna sciita impegnandosi con i volontari arrivati dal Libano, dall’Iran e dall’Iraq.

Certo, tutti terroristi secondo lo storytelling occidentalista ma un libro del reporter freelance Sebastiano Caputo – Mezzaluna sciita, dalla lotta al terrorismo alla difesa dei cristiani d’Oriente (Edizioni Gog) – ribalta la narrazione. Lui è stato lì, e di cose viste parla.

Caro avvocato Covelli per fortuna il Natale non ce lo siamo tolti…

Ore quindici, quindici e trenta e dintorni di domani (dipende dall’appetito di ognuno e dalle abitudini famigliari): decine o centinaia di persone posteranno su Facebook, Instagram o qualunque altro social la frase dell’avvocato Giovanni Covelli, alias Riccardo Garrone, in Vacanze di Natale (1983): “E anche questo Natale ce lo siamo levato dalle palle!”. E giù commenti con “bravo”, “è andata”, “non ne posso più”, “il prossimo anno scappo al mare”, “odio le festività”, e tutto il solito menù del caso, su chi è più bravo a storcere il naso e prendere le distanze, più sei cinico e più sei figo.

Ma siamo così sicuri? Oramai è conclamata la frammentazione delle vite, i punti di riferimento sono legati a ciò che guardiamo nello specchio, il resto è relativizzato a scocciatura; siamo tutti dei divi, divi di noi stessi, in posa perenne, affascinanti anche mentre dormiamo, il cervello collegato a un server, l’autoironia è la bestemmia della nuova generazione. Esiste solo il (presunto) bello, il like, il mi piace, quanto sei avanti, quanto sei figo, tu sì che sai vivere, che mi frega di questo, che mi frega di quell’altro, che palle i miei genitori, sono vecchi e solite manfrine.

E poi i regali, in giro sembra di vedere una serie infinita di (presunte e ridicole) snob alla Cinzia Leone nello strepitoso Parenti serpenti di Mario Monicelli, quando con il naso arricciato a mo’ di schifo sentenzia: “Ufffff, per questi negozi ti stanchi solo!!!”. Per carità, non sia mai. Il problema è che di gente in giro se ne vede sempre meno, e non è solo una questione legata alla crisi, quella c’è e non si discute, però in questo caso vince l’online, basta un click e si ottiene tutto, veloce e subito, senza bolgia, senza ressa, alcuna fila, comodo a casa, suona il citofono e il gioco è realizzato. La scelta, la ricerca, la condivisione, magari incontrare casualmente per strada un amico, un caffè, il classico “però organizziamo con calma e presto”, va in soffitta come le palle dell’albero di Natale dopo la Befana; alla fine rischiamo di diventare tutti dei Grinch, il personaggio burbero con un cuore “di due taglie più piccolo” che manifestamente detesta il Natale.

Ma la questione è solo una: si può detestare qualcosa che c’è, nella quale siamo a prescindere coinvolti; si può sbuffare se c’è qualcosa sui cui sbuffare, protestare se a qualcuno interessa la nostra partecipazione; il punto principale è poter scegliere, il “che palle” ci dà una sottile soddisfazione se l’altrui ci offre la sostanza necessaria, altrimenti siamo solo degliUncle Scrooge, abbrutiti dalla solitudine.

In una società disgregata e oltremodo poco propensa a concedere tempo e pazienza, silenzio e ascolto; in una società portata a rinnegare tutto ciò che è in grado di creare un network diverso dai processi imposti da Internet, la frase dell’avvocato Covelli diventa un lusso non più spendibile.

Buon Natale.

 

Spirito natalizio sostituito da culti di birra, Maradona e belle teiere

Non c’è vigilia di Natale che tenga. Avete voglia di sensibilizzarli con i canti sacri, i presepi, gli alberi e la magia del Natale. Il mondo è pieno di gente che non si arrende e che di feste cristiane proprio non ne vuole sapere, preferendo osservare culti talmente stravaganti da sembrare geniali. E allora vai col Dio Spaghetto, col movimento per l’estinzione volontaria dell’umanità, col più che mai sacrilego Maradonismo dedicato al Dio del calcio, molto in voga tra Napoli e Buenos Aires. Tutto pur di soddisfare la sindrome da Grinch.

A raccogliere i casi più spiazzanti ci ha pensato Graziano Graziani nel suo Catalogo delle religioni nuovissime (Quodlibet Compagnia Extra). Si inizia con la Chiesa del Giovedì Scorso, unica traduzione possibile di Last Thursdayism. Qui il piatto forte del culto è una rivoluzionaria teoria evolutiva: l’universo è stato creato giovedì scorso a mezzogiorno e finirà giovedì prossimo alla stessa ora, per poi rigenerarsi. I fossili, i monumenti e tutte le testimonianze dal passato sono lì a simulare un’esistenza millenaria del tutto fantasiosa. Ogni settimana – da giovedì a giovedì – è un test psicologico per ogni essere vivente, su cui verrà giudicato.

Le religioni a volte nascono in modo strano, un po’ per caso. Nel secolo scorso per esempio in alcune isole della Micronesia diverse comunità tribali iniziarono a venerare le grandi navi americane e gli aerei cargo che solcavano acque e cieli del Pacifico, considerandoli apparizioni divine perché estranei alle loro conoscenze. Gli antropologi lo chiamarono “Culto del Cargo”.

Non ha un nome accademico, ma anche il Maradonismo ha i suoi seguaci. Non basta idolatrare il fenomeno con la 10 che fece grande il Napoli e l’Argentina, bisogna rispettare il Natale (inteso come 30 ottobre, compleanno del Pibe), la Pasqua (22 giugno, anniversario della storica Mano de Dios contro l’Inghilterra) e i testi sacri (compreso il “Diego nostro, che sei nei campi”).

Per le prossime vacanze può essere invece utile tenere a mente che, per alcuni, il Regno dei Cieli si trova in Malesia, a Kampung Batu. È lì che si può ammirare la Teiera gigante, oggetto sacro circondato da una serie di altre costruzioni iconiche e fatto erigere da Ayah Pin, profeta dell’omonimo culto (della Teiera Gigante, appunto) che la vide apparire in sogno e la immaginò come recipiente da cui il creatore ha distribuito la sua benevolenza agli uomini.

A proposito di recipienti, menzione d’obbligo è per i Pastafariani, i devoti al Dio Spaghetto che utilizzano come sacro copricapo uno scolapasta: predicano la libertà di scelta, la laicità dei luoghi pubblici, concludono le preghiere con un “Ramen” e vedono il paradiso come un vulcano che erutta birra di continuo. Un buon motivo, questo, per non temere la propria dipartita.

Il concetto viene comodo anche per i seguaci del Vhemt, sigla del Voluntary Human Extinction Movement, il culto che catechizza l’umanità a scegliere una sana estinzione, piuttosto che continuare a far danni al pianeta. Siamo troppi e troppo esigenti con la natura e le sue leggi, dunque meglio non andare oltre, pensare al benessere dell’universo anche a scapito del nostro. Sia chiaro: nessun suicidio di massa è auspicato e l’omicidio non è certo considerato un voto alla causa, semplicemente la soluzione è non fare figli. Nel giro di qualche generazione tutto sarà finito. E il mondo sarà finalmente dei gatti e dei piccioni.

“Venne a trovarci Oliver Stone e Fellini disse: ma chi è questo?”

“C’è una sola persona al mondo che io ho conosciuto e che è riconoscibile solo per il nome. Dovunque nel mondo, basta dire Federico”. Così parlò Paolo Villaggio davanti alla telecamera del documentario su Fellini. Tra meno di un mese, il 20 gennaio, saranno 99 anni dalla nascita di Fellini, morto nel 1993, mentre Villaggio ci ha lasciati ormai da un anno e mezzo. Per lui il grande e visionario regista era “unico, irripetibile, Federico non può che essere Federico Fellini”.

L’importanza di chiamarsi Federico.

Scola ci ha fatto un film, Che strano chiamarsi Federico. Quando ho conosciuto Federico, non ho conosciuto una persona, ma ho riconosciuto quello che potevo immaginare e sapere di Federico Fellini. Cioè grande affabulatore, molto simpatico, vanitoso, bugiardo, e ne è nata subito un’amicizia. Cioè, sia chiaro, c’è stato uno scontro tra due logorroici incredibili, alla fine però ho capito per la prima volta nella vita (io sono presuntuoso, ho sempre avuto quasi la certezza di essere superiore per quello che riguarda la brillantezza del discorso, anche l’ironia cattiva di tipo anglosassone), beh, ho capito che lui dopo un po’ mi distanziava e rimanevo a bocca aperta ad ascoltare quella frenesia che lo prendeva quando cominciava ad affabulare; affabulare vuol dire raccontare (…): i suoi racconti prendevano un piccolo episodio e poi cominciava a volare. È stata la prima e l’unica volta in vita mia che ho capito d’avere di fronte un avversario, un interlocutore ma anche un avversario irraggiungibile, lui volava a dei livelli… Che non ho mai avvertito al mondo in nessun altra persona. Una volta mi parlò di Mastroianni e poi, incontrando Marcello, ho cercato di farmi raccontare le cose che Federico mi diceva di lui. Mastroianni era affascinato: no, non so… magari… No, non è vero, sì, forse… In effetti quel Mastroianni che mi raccontava Federico era da Federico immaginato anche in piccoli particolari, piccole abitudini, tic… Devo dire che non ho mai conosciuto un’intelligenza creativa come quella di Fellini. Lui ha avuto un merito speciale in tutti i suoi film, soprattutto in Amarcord: ha evocato anche per me, evocato vuol dire che erano episodi vecchi, modi di fare, di parlare che avevo vissuto nell’infanzia.

A ognuno il suo “Rex”.

In 8½ c’è ad un certo punto una frase magica: “Asa Nisi Masa”, era una cosa che diceva la nonna di Federico e allora mi ha evocato, ricordato con violenza che c’erano delle cose che anche mia nonna diceva, una frase veneziana, mia nonna era veneziana: “Alla… del piombo”. Adesso questa frase ha un valore preciso: fare al meglio le cose che devi fare. “Alla… del piombo” voleva dire: nel modo migliore. Ma tutto in Fellini è evocazione dell’infanzia. Nella notte in cui in Amarcord aspettano di fronte a Rimini il passaggio del Rex che da Trieste andava fino a Genova e poi in America, il Rex è visto in una maniera che avevo dimenticato completamente. (…) Nel film si sente urlare: il Rex, il Rex!; si svegliano tutti perché era l’alba, il sole non era ancora sorto. Invece nel mio passaggio del Rex il sole stava calando, c’era la stessa luce, magica, da sogno, che non è la realtà, e mentre annusavo quell’odore ho sentito gridare: il Rex, oh belin, c’è il Rex! (…)

Tre inquadrature, ed è subito Fellini.

Ho cominciato col dirti che basta dire Federico ed è subito Fellini. Per come raccontava i film, con un segno completamente diverso da tutti gli altri, era unico, irripetibile. Dunque, tu vai a vedere in un cinematografo di Los Angeles con effetti speciali, magari con gli odori, forse esagero, lo sbarco in Normandia; ti siedi e cominciano, già pronto a stupirti, magari è Spielberg e vedi inquadrature che sono fatte da dieci elicotteri e poi ripetute con effetti speciali e poi intrappolate da montagne; vedi che ci sono almeno dieci macchine da presa, non riconosci Spielberg se tu non sai che è Spielberg; lo vedi e dici: però, insomma sono americani. Entri e vedi Satyricon, non sai che è un film di Fellini, ma bastano tre inquadrature, ecco, è lui; cioè lui è riconoscibile sempre e comunque, ma fin dalle prime inquadrature, dai primi tre minuti capisci che il suo è un modo di raccontare completamente diverso, viene da un’altra dimensione, non è quella abituale, non è il mestiere, perché lui il mestiere lo viveva in uno stato di semi-trance, mentre girava.

A filo di camera, senza copione.

Quando giravamo La voce della luna, alla sera diceva a me e Benigni: domani, domani, poi vi dico le battute. Soffriva d’insonnia, da vecchio, il maestro. Al mattino si svegliava alle cinque e non sapeva che fare, a chi telefonare. (…)

Oliver chi?

Stavamo girando La voce della luna quando arriva una signorina bellissima e dice: c’è il regista Oliver Stone che vorrebbe chiedere il permesso di vedere il maestro all’opera. E lui fa: ma chi è Oliver Stone? E lo dice forte. La signorina: scusi se disturbo. Rimanga, rimanga però mi raccomando, a un centinaio di metri. Insomma, finge di non sapere chi era Oliver Stone, ma lo sapeva benissimo, e finge soprattutto che non gli fa piacere che arrivi Oliver Stone, che chiede umilmente di vedere il maestro. La troupe rimaneva esterrefatta: ma come, non conosce Oliver Stone? Dopo due ore di silenzio di Oliver Stone, costretto a stare a cento metri di distanza, aveva anche un quadernino e prendeva appunti, arriva la signorina e annuncia: Oliver Stone. E Federico: ma me lo voglio abbracciare! Oliver che piacere, che meraviglia, questo è il più grande genio di tutti i tempi, dice rivolto alla troupe. E Oliver Stone un po’ imbarazzato: no, tu sei il più grande…

 

Bail-in, falsi allarmismi allo sportello per piazzare fondi, polizze e certificati

Ammettiamo che uno dica: “Guardi che io potrei fallire. Segua quindi i miei consigli in materia economica”. Ci sarebbe da restare attoniti per una tale faccia tosta, che meriterebbe risposte del tipo: “Mica matto! Me ne guardo bene”. Eppure le banche italiane si comportano proprio così.

Qual è, infatti, una delle tecniche di vendita per rifilare ai clienti fondi, polizze e altre trappole del risparmio gestito? Convocarli, se il loro conto supera i 100 mila euro e fargli presente il rischio di bail-in. Cioè la normativa che, in caso di gravissime difficoltà della banca stessa, prevede che vengano colpite prima le sue obbligazioni, ma poi anche i soldi nei conti correnti e libretti per la parte oltre i 100 mila euro a testa. Premurosamente si spiega anche al cliente che il fondo interbancario di autotutela dei depositi protegge solo fino alla stessa cifra.

Ma questa è solo la prima parte del discorso, cui segue immancabilmente la seconda. Il premuroso bancario è infatti pronto a indicare al cliente fondi, polizze e roba simili, dove converrebbe trasferire la liquidità per evitare il rischio del bail-in.

Tutto ciò, significa più o meno questo: “I nostri dirigenti sono così inaffidabili, inetti o disonesti che potremmo finire peggio della Banca Popolare dell’Etruria o di Vicenza, dove i conti correnti non furono minimamente toccati. Noi non sappiamo gestire la nostra banca, ma sappiamo consigliarle dove mettere i suoi risparmi”. E dove li indirizzano? Per esempio in fondi che gestiscono loro stessi oppure altre società con cui sono in combutta per spartirsi grasse commissioni. Da ridergli in faccia o peggio.

Come stanno in realtà le cose? Per i soldi sui conti presso le banche italiane il rischio è praticamente nullo e così è sempre stato. Quando infatti la Banca Popolare di Vicenza minacciava di saltare, come poi avvenne, io non mi preoccupavo per nulla quando il saldo del mio conto superava il tetto massimo in questione.

La garanzia che conta non è di natura giuridica, bensì politica, cioè del sistema. Che vuole comunque protetti i soldi sui conti correnti e libretti. Per cui non si corrono pericoli anche sopra i centomila euro, in particolare con banche, grandi o medie, vigilate dalla Banca Centrale Europea. Sottoscrivendo fondi, polizze, certificati, ecc. non si parla invece di rischio bensì di certezza di farsene portare via da gestori, emittenti, collocatori, venditori e cosiddetti consulenti.

 

Nasce Italia in Salute a difesa del Ssn

Mentre l’Istituto superiore di sanità perde i pezzi, con le dimissioni a cascata del presidente Walter Ricciardi e di altri tre componenti (Giuseppe Remuzzi, Armando Santoro, Francesco Vitale), a causa della mancata sintonia con le politiche del governo, in primis sul fronte dei vaccini (un forte segnale per il ministro Grillo), torna in pista l’ex deputato del Pd Federico Gelli, che giovedì a Roma ha presentato la sua nuova fondazione in difesa della sanità pubblica (che qualcuno vuole minare) e della sua sostenibilità in questo periodo storico delicato. Che sia la benvenuta allora. Si chiama Italia in salute e del comitato scientifico fa parte lo stesso Ricciardi, che tra poco tornerà a fare il professore di Igiene all’università Cattolica. La fondazione si offre come un think tank, senza fini di lucro, per promuovere attività di studio e di ricerca in ambito giuridico e medico-scientifico, eventi culturali legati al diritti alla salute, proposte normative e azioni di orientamento delle policy pubbliche. Tra gli esperti coinvolti anche Maria Pia Garavaglia, ex ministro della Salute, e Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di medicina generale.