Non solo è composta da due fronti con funzioni diverse, ma ha anche altri due usi che la maggior parte degli italiani ignora. Stiamo parlano della tessera sanitaria (Ts), il documento che ha sostituito il tesserino plastificato del codice fiscale e che viene rilasciato a tutti i cittadini italiani che hanno diritto alle prestazioni fornite dal Servizio sanitario nazionale, facendo inoltre scattare all’estero una sorta di assicurazione malattia (Team). Ma dal 2011 la card ha subito un’ulteriore trasformazione, diventando una Carta nazionale dei servizi (Ts-Cns). Il microchip presente sulla tessera permette, infatti, l’accesso ad alcuni servizi della Pubblica amministrazione. Almeno in teoria. Vale la pena fare il punto della situazione.
Da gennaio 2004, la tessera sanitaria nella sua funzione di codice fiscale consente, ad esempio, di comprare le sigarette in un distributore automatico, di giocare alle slot machine, di richiedere un prestito come quello per l’acquisto dell’auto. Negli ultimi 14 anni, le Entrate hanno emesso quasi 188 milioni di tessere; 15 milioni solo nell’ultimo anno e mezzo, oltre 10 milioni nel 2017 e poco più di 4,5 milioni nei primi 6 mesi del 2018. Ogni anno circa 640mila cittadini chiedono un duplicato (per farlo bisogna comunicare il reddito dell’anno precedente) a seguito di furto o smarrimento (quasi 1,3 milioni dal 2015 ad oggi), il mancato recapito (con 680.000 casi) o la rottura (circa 167mila casi). La tessera, che viene inviata automaticamente a tutti i nuovi nati incrocia i dati delle Entrate, del Comune di residenza e dell’Asl. Del resto il secondo scopo del card è questo: l’accesso alle prestazioni del Servizio sanitario nazionale ogni volta che ci si reca dal medico, si acquista un medicinale in farmacia, si beneficia di una visita specialistica registrando anche i dati relativi alle ricevute di pagamento. Funzione ormai collaudata con la dichiarazione dei redditi precompilata. Tanto che lo scorso anno sono stati 720 i milioni di dati delle spese sanitarie sostenute dai cittadini e comunicati all’Agenzia da farmacie, studi medici, cliniche o ospedali. Un bonus che costa allo Stato 3,1 miliardi consentendo a 17,5 milioni di persone di risparmiare dalle tasse in media 178 euro.
È, invece, nel retro della card che si trova il suo terzo uso: la Tessera europea assistenza malattia che dà diritto all’assistenza sanitaria pubblica nell’Unione Europea. Ma attenzione ai costi. Anche se l’assistenza è in forma diretta e pertanto nulla è dovuto, eccetto il pagamento di un eventuale ticket, determinati servizi che in Italia sono gratuiti potrebbero non esserlo in un altro Stato. È il caso della Francia o della Svizzera dove è richiesto il pagamento immediato delle prestazioni. Il rimborso potrà poi essere richiesto alla propria Asl solo al rientro in Italia, presentando le ricevute e la documentazione sanitaria. Come regola quando si viaggia, meglio portare sempre la tessera. La sua mancanza renderebbe più complicata la procedura di rimborso dovendo pagare le cure anticipatamente.
Quarta e ultima funzione: la Carta nazionale dei servizi che consente ai possessori di verificare sul sito dell’Inps il proprio modello Isee, i certificati medici, l’estratto conto contributivo; su quello di Equitalia di vedere l’estratto conto, i debiti rateizzati e i pagamenti; sul sito dell’Agenzia delle Entrate di scaricare il 730 o l’Unico precompilato. Ma per farlo è necessaria un lettore di smart card (costa circa 5 euro) che permette un’autenticazione personale garantita per accedere ai servizi online della Pa. L’aspetto più problematico è che mentre la tessera sanitaria può essere utilizzata così come viene consegnata, la Cns richiede anche una specifica attivazione. Il cittadino deve recarsi di persona presso uno degli sportelli abilitati, ma solo dopo aver ricevuto i codici Pin, Puk e Cip. Poi, una volta in possesso di tutti i dati, si inserisce la tessera nel lettore e ci si collega al sito della Pa. In altre parole, la tessera si trasforma in documento digitale al pari della nuova carta d’identità elettronica (Cie). Quella che posseggono solo 6 milioni di italiani, uno su dieci, arrivata dopo mille peripezie fra il caos delle anagrafi e il blocco dei sistemi. Del resto è partita 10 anni fa l’idea di unificare in un’unica tessera le due card, che di fatto sono parzialmente sovrapponibili. Ma non solo la proposta è naufragata e la funzione Csn non è mai decollata (seppur non esistano dati precisi, le attivazioni sono bassissime), nel frattempo si è anche aggiunto un terzo sistema di accesso ai servizi online della pubblica amministrazione: lo Spid. Il cui scopo, mal riuscito, è distribuire identità digitali: fino ad oggi però ne son state assegnate 3 milioni per utilizzare 4.200 servizi in 4mila pubbliche amministrazioni. Praticamente un’inezia, dal momento che a richiederla sono stati gli insegnanti per il bonus di formazione, i neo 18enni per quello cultura e le mamme per i servizi di welfare.