“Dicevi che non volevi fare il vip ma il giornalista – ricorda un’amica, senza riuscire a trattenere le lacrime –. Vedi Antonio, ora hai proprio fatto un casino: tutto il mondo parla di te, ma dovevi essere tu a parlare del mondo”. Trento si è fermata ieri per il funerale di Antonio Megalizzi, il giovane reporter ucciso a Strasburgo dal terrorista Chérif Chekatt. La basilica del Duomo si è riempita e molti sono rimasti fuori, al gelo, per seguire la cerimonia su un megaschermo. Quando nella chiesa è risuonato l’Inno alla gioia dell’Unione europea, fra i banchi alcuni ragazzi hanno indossato la bandiera blu con le stelle gialle, come se fosse un mantello: la stessa bandiera che in questi giorni ha sempre avvolto il feretro.
I genitori di Antonio, Anna Maria e Domenico, la sorella Federica e la fidanzata Luana hanno raggiunto il Duomo tenendosi per mano, accolti da un lungo applauso. Poco dopo sono arrivati anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il primo ministro Giuseppe Conte, il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, mentre nella basilica risuonavano le note di Robbie Williams e dei Coldplay. “Antonio sarebbe il primo a stemperare la tensione, a dirci di buttare via il foglio e di improvvisare – dice uno speaker di Europhonica, la radio universitaria alla quale Antonio prestava la voce – Il nostro progetto è come un don Chisciotte che va contro i mulini a vento dell’indifferenza nei confronti delle istituzioni europee. E Antonio era il primo a guidare la carica contro i mulini, con una dote naturale che gli permetteva di rendere semplice ciò che non lo era”. In piazza Duomo a Trento mercoledì sera, a pochi giorni dal Natale, si sono spente tutte le luci delle feste: su palazzo Pretorio hanno proiettato l’immagine di Megalizzi e la scritta: “Antonio, l’europeo”. Ieri è stato proclamato il lutto cittadino, si sono abbassate le serrande dei negozi e hanno chiuso le casette dei mercatini di Natale. Passato il funerale, oggi Trento sarà di nuovo una città normale. Ancora piena, però, dei piccoli segni in ricordo di Antonio: come quello alla biblioteca universitaria, nel quartiere delle Albere disegnato da Renzo Piano. Vicino all’ingresso c’è una sua foto e sparpagliati su un tavolo decine di libri, tutti sull’Unione europea. Più della sfilata delle autorità e più delle tante parole scritte in questi giorni, a Trento vogliono ricordare Antonio così. Seguendo il suo esempio, cercando di studiare, approfondire e capire, dando nuova linfa ai suoi progetti.
“Non fermiamo questa voce”, secondo il titolo di una maratona radiofonica di 48 ore, iniziata ieri dalle radio universitarie di tutta Italia. La voce è quella di Antonio Megalizzi, di anni 29, ucciso dalla follia jihadista mentre seguiva i suoi sogni nel cuore dell’Europa. Nel suo necrologio le parole scelte dalla famiglia sono semplici, ma piene di significato: “È venuto a mancare un ragazzo intelligente e competente. Vicino alle persone. Vicino alle emozioni”.