Abbiamo chiesto alle firme del Fatto Quotidiano di consigliare ai lettori libri da leggere, rileggere o regalare in queste festività natalizie. Ne è uscito un mosaico di voci non proprio edificanti: infauste previsioni sulla dittatura dei Big Data; inchieste sulla mafia; saggi su nuovi fascisti e nuovi antifascisti; manifesti filosofici per risollevarci dal pantano del pensiero unico e abbruttente; fumetti per distrarci in “tempi quasi sempre di m.”; pamphlet indignati sui migranti; romanzi di moderne Odissee e vecchi nazisti; memoriali come maglioni caldi, buoni per proteggerci dall’inverno del nostro scontento…
Grande è la confusione sotto il cielo, ma – dissociandosi da Mao (uno dei personaggi in grande spolvero editoriale) – la situazione è tutto fuorché eccellente: questo almeno fotografano la nostra cernita e molti dei titoli in questi mesi in libreria, firmati da giornalisti e storici, filosofi e premi Goncourt, romanzieri e intellettuali, italiani e non. Prima di farsi prendere dallo sconforto, però, vale la pena leggere i quattordici titoli proposti: diversamente pensosi e, a loro modo, edificanti, se non addirittura speranzosi.
Queste sono le nostre Strenne, cioè, pur sempre, regali: doni benaugurali che gli antichi – i Sabini, pare – tributavano a Strenua, la dea della forza, protettrice dell’anno nuovo, della prosperità e della fortuna. Buone feste e buona lettura.
Marco Travaglio
Big Data, ma piccole élite: i nuovi pericoli di una dittatura digitale
Crollati il fascismo e il comunismo, qualche genio aveva profetizzato la fine delle ideologie e addirittura della storia: tutto il mondo avrebbe sposato la democrazia liberale. Ma anche questa ideologia è destinata a morire sotto i colpi delle rivoluzioni tecnologiche. Con una lucidità e una lungimiranza sconvolgenti, lo storico israeliano Noah Harari racconta pericoli e sfide di un futuro totalmente nuovo che pochi vogliono o riescono a immaginare: “La convergenza delle tecnologie informatiche e biologiche potrebbe presto espellere dal mercato del lavoro miliardi di soggetti e mettere a rischio sia la libertà sia l’uguaglianza. Gli algoritmi che elaborano i Big Data potrebbero instaurare dittature digitali di una minuscola élite, mentre la maggior parte delle persone soffre non solo per lo sfruttamento, ma per qualcosa di molto peggiore: l’irrilevanza”. Chi legge questo libro (che suggeriamo a tutti i politici e a tutti gli elettori) sa almeno come evitarlo.
Antonio Padellaro
Il nazismo luciferino e vile riletto da un premio Goncourt
È un libro sul nazismo, sui nazisti, sull’annessione dell’Austria al Reich. È un libro sulla viltà e sull’arroganza. Su come in Germania i padroni del vapore, guidati da Krupp, s’inginocchiarono davanti a Hitler. Su come in Inghilterra, principi e lord, speravano di fare altrettanto. È un libro sulla scaltrezza luciferina degli aguzzini e sulla dabbenaggine dei cultori delle buone maniere. Racconta di un pranzo d’addio memorabile a Downing Street: di come l’ambasciatore tedesco Ribbentrop mise nel sacco il primo ministro Chamberlain con l’arma della divagazione. E osservando l’immenso ingorgo di panzer impantanati sulla via dell’Anschluss si comprende che sarebbe bastato poco per scoprire il bluff del führer se le democrazie avessero smesso di tremare. È un libro scritto splendidamente. Premio Goncourt. Che va letto e riletto. E letto ancora.
Stefano Feltri
Il bibliotecario poeta che sa piegare il tempo e lo spazio
Jon Karl Stefànsson è stato un bibliotecario e un poeta prima di diventare uno dei più famosi scrittori d’Islanda. E si vede. I suoi romanzi hanno la forza che può infondere solo chi prima di scrivere è stato amante ricambiato dei libri. Ma hanno anche una struttura ritmica, musicale, che impedisce una lettura tradizionale. Nei romanzi di Stefànsson si può soltanto sprofondare, il tempo e lo spazio seguono regole diverse. E così succede tutto in contemporanea: Ásta è una ragazza inquieta che si vergogna della balia che l’ha allevata, Ásta è una neonata salvata da una donna che non pensava di poter avere le gioie della maternità, Ásta è la figlia di un muratore caduto dall’impalcatura che muore ripensando alla vita, Ásta è in un campo, ospite di contadini, a lavorare per espiare qualcosa che non sappiamo. È La storia di Ásta , un romanzo potente e ipnotico.
Marco Lillo
Il “lato b” della giustizia blandita e minacciata da Cosa Nostra
La giustizia è Cosa Nostra di Attilio Bolzoni e Giuseppe D’Avanzo è uscito nel 1995, ma sta per essere ripubblicato da Glifo Edizioni con illustrazioni di Alessandro Bazan e commenti di Pietro Grasso, Sebastiano Ardita, Antonio Balsamo, Piercamillo Davigo, Giuseppe Di Lello, Leonardo Guarnotta, Alfonso Sabella, Luca Tescaroli e Giuliano Turone. A distanza di un quarto di secolo l’inchiesta di due maestri come D’Avanzo (scomparso nel 2011) e Bolzoni non ha perso smalto. È utile rileggere oggi il racconto del “lato b” della giustizia italiana negli anni 90, quando le alte Corti – blandite e minacciate dai boss – demolivano con i cavilli il lavoro di trincea di Falcone e Borsellino. Questo libro ricorda come si scrive un’inchiesta e offre un grande esempio di “quarto potere”, cane da guardia non solo del governo e del Parlamento ma anche della magistratura.
Maddalena Oliva
“Da dove vengo”, Joan Didion e il suo lungo viaggio magico
Le piace stare davanti all’oceano, quando si sveglia tardi la mattina. E ama far colazione con i suoi grandi occhiali da sole neri, sorseggiando Coca-Cola, mentre, con rigore e metodo, si appresta a scrivere. Ancora oggi la immaginiamo così, Joan Didion, genio letterario, giornalista e saggista americana, capace – per comprendere il dolore che ha più di una volta attraversato la sua vita (la morte improvvisa del marito John Gregory Dunne, quella della figlia Quintana a soli 39 anni…) – di “venire a patti col disordine”, attraverso la scrittura. “C’è questa teoria che se riesci a tenere un serpente nel tuo campo visivo allora non potrà mai morderti. È il modo attraverso cui mi confronto con il dolore. Voglio sapere dov’è”. Tutti, prima o poi, vogliamo saperlo. Specie quando scatta L’anno del pensiero magico. E la vita cambia in un istante. Cambia in fretta.
Fabrizio d’Esposito
L’etica del lavoro può essere immorale: fidatevi di Yokoyama
Può sembrare un ossimoro, ma non lo è: anche l’etica del lavoro ha le sue regole immorali. Soprattutto se ci troviamo in Giappone, dove lo stress professionale arriva a uccidere o quasi. Un esempio autorevole è quello di Hideo Yokoyama, giornalista d’inchiesta indi scrittore che nel 2003 ebbe un attacco cardiaco per una sessione di lavoro di ben 72 ore. Anche per questo i thriller, meglio i romanzi di Yokoyama sono meravigliosamente ossessivi, maniacali e folgoranti. Lasciano a bocca aperta, almeno noi mediterranei. Così dopo Sei Quattro, adesso è uscito Uno Sette. Stavolta il lato oscuro dell’etica del lavoro esplode all’interno della redazione di un quotidiano della prefettura di Gunma, dove un timer indica l’orario di chiusura del giornale pena licenziamento. Il protagonista, Kuzumasa Yuki, 17 anni dopo ripercorre le vicende di un incidente aereo con 520 vittime.
Furio Colombo
Un manifesto politico e filosofico contro la palude del sapere
Credo di poter offrire tre ragioni per raccomandare il libro di Donatella Di Cesare, Sulla vocazione politica della filosofia, che sembra piccolo ma ha una densità di pensiero che apre un orizzonte grandissimo. Da Telete ad Arendt, da Platone a Benjamin, dal mondo in cui crediamo di vivere al retromondo svelato da Zarathustra, Di Cesare ci dice, con un linguaggio a momenti di tersa argomentazione, a momenti di passione poetica, che la filosofia è l’unica strada lontana dal pensiero basso che ci tormenta. Questo è il manifesto di uno strumento di salvezza: la filosofia. Ti aggrappi per uscire dalla palude di un mondo costruito sul non sapere, nuova fabbrica della politica. Ritrovi la vita che stanno tentando di proibire (chiamando in causa la forza dell’ignoranza) come se la consapevolezza e il sapere fossero colpe da scontare attraverso lo spegnimento delle voci.
Massimo Fini
I reazionari d’avanguardia tra neofascisti e neoantifascisti
Neofascismo e neoantifascismo è un’autobiografia intellettuale che parte dalle esperienze giovanili di Cardini nell’Msi per arrivare alle sue posizioni attuali: destra e sinistra sono due categorie storiche superate (Drieu la Rochelle: “Dirsi di destra o di sinistra sono due modi opposti per manifestare la propria imbecillità”), la critica alla Modernità e un attacco tranchant all’Occidente. Cardini è un medievista e di rapporti fra Occidente e Medio Oriente ne sa parecchio. Le posizioni di Cardini, nella modernità trionfante, sono di nicchia e quasi solitarie. Ma è interessante una notazione che l’autore fa: “I solitari sono spesso quelli che imbroccano per caso sentieri destinati a venir di lì a poco praticati dalle folle; e che i reazionari sono spesso, senza saperlo e senza volerlo, quelli che poi finiscono col trovarsi all’avanguardia”.
Selvaggia Lucarelli
Il “pensiero infame” di Albinati e la guerra delle “pance”
Mentre la nave Aquarius interrompe la sua opera di controverso pattugliamento in mare, c’è un libro piccolino – 106 pagine – di uno scrittore che qualche mese fa si è sentito sporco. Perché in questa atmosfera fradicia di rancore malato, feroce, proiettato da se stessi agli altri, aveva partorito un pensiero infame. Si era augurato che su quella nave in balia del mare e della politica, morisse un bambino. Lo scrittore è Edoardo Albinati, il libro è Cronistoria di un pensiero infame. Il pensiero, quel pensiero, è il pretesto per una riflessione sofferta sull’abbrutimento di tutti, perfino di chi si oppone al cinismo, in un momento storico in cui si è smesso di parlare alle persone e ci si rivolge alle “pance”. E con le pance, alla fine, ci si fa la guerra. Tutti, pure quelli che non si schieravano mai, pure i miti, perfino gli intellettuali, qualche volta.
Andrea Scanzi
Zagor, Tex & C. per salvarci da questi tempi (spesso) di m.
Mi rendo conto che la mia non sia una proposta chic, men che meno da “intellettuale impegnato”, ma non ho romanzi o saggi recenti da consigliare. Per questo, con piacere e convinzione, dedico queste righe alla Sergio Bonelli Editore, che da trent’anni sa farmi buona compagnia. Zagor o Tex, Martyn Mystère o Julia, Dragonero o Nathan Never: a oggi è la mia sestina preferita, a cui si aggiungono le serie speciali o un Dylan Dog di ritorno, rimpiangendo i bei tempi di Nick Raider e Magico Vento. Chi crede che i fumetti siano una roba “bassa” e “da ragazzi” non ha capito nulla. Al contrario, una cavalcata con Kit Carson o un salto nella foresta di Darkwood, esclamando magari “Per la barba di Giosafatte!” o “Per mille scalpi!”, aiutano a vivere meglio. E a salvarci da questi tempi quasi sempre di merda.
Silvia Truzzi
Dèi in fregola, mogli svendute e poeti gelosi: altro che Antichi
Nei libri della signora dell’Antichità, Eva Cantarella (coltissima professoressa di Diritto greco e romano con il vizio di parlare a tutti), il passato e il presente si prendono per mano, tenendo sempre lontana la tentazione di improbabili paragoni “epocali”: questo (delizioso!) Gli amori degli altri. Tra cielo e terra, da Zeus a Cesare non è da meno. Vi terranno compagnia trenta mitiche storie d’amore, narrate con grazia e divertita ironia: tra le pagine s’incontrano dèi capricciosi e perennemente in fregola (Zeus, Don Giovanni molestatore seriale) e poeti che impazziscono di gelosia (Catullo); mariti fedeli col pensiero (Ulisse) e altri più che disposti, come abitudine comune in epoca di allarmante denatalità, a cedere agli amici mogli ancora in grado di generare figli (Catone). Imperdibile.
Pietrangelo Buttafuoco
Il memoriale di Severgnini è un maglione fatto a mano
Ecco la strenna tra le strenne: Italiani si rimane. È il libro di Beppe Severgnini, il direttore di 7, ed è già best seller – diffuso come neanche i Pensieri di Mao in Cina – per il catalogo di Solferino.
Correte in libreria prima che si esaurisca. Il manufatto in sé – voluttuoso, trendy e cool – vola via Amazon. A Napoli, poi, trionfa nelle bancarelle degli abili falsari unitamente ai fascicoli de The Economist dove Severgnini fibrillò quale ammirato corrispondente. A San Gregorio Armeno il buon Beppe campeggia tra le statuine del presepe riprodotto con regolamentare impermeabile bianco alla John le Carré. È, Joe, il giornalista che il mondo c’invidia.
E questo suo libro, il suo memoriale, cade perfetto nel Natale che ci fa tutti più buoni: si legge come un maglione fatto a mano. Con tanto di renne e il din, don, dan di felicità!
Daniela Ranieri
L’Odissea contemporanea alla ricerca del padre perduto
Regalatevi del tempo per leggere Un’Odissea. Un padre, un figlio e un’epopea di Daniel Mendelsohn. È incredibile come un contemporaneo sia riuscito a scrivere un libro tanto epico, profondo e “lento” nel tempo dopaminico che viviamo. Senza essere retorico, emana poesia ad ogni pagina; lontano dall’essere divulgativo, ci insegna chi siamo.
Mendelsohn intreccia l’Odissea, con la sua pletora magnifica di amori, menzogne, tempeste, metamorfosi, banchetti, avvelenamenti, sortilegi, naufragi, al racconto dei mesi passati insieme a suo padre, “allievo” del suo seminario sull’Odissea e compagno in una crociera nei luoghi del mito. Per chi il padre l’ha perduto nei mille modi che la vita escogita per separarci dai padri, e per chi vuole ritrovare l’antico legame coi padri della nostra civiltà.
Camilla Tagliabue
“Camminare” con Bernhard da una disperazione all’altra
Di Thomas Bernhard ne hai letto uno, li hai letti tutti, ma ogni volta è una tentazione, un’ossessione, cui è impossibile sottrarsi: Camminare, ultimo gioiellino edito in Italia, è del 1971, quattro anni dopo Perturbamento e quattro anni prima di Correzione, tra la “tenebra come scienza” del principe Saurau e la scienza come tenebra del filosofo Roithamer. Cose da pazzi, e infatti soccombono tutti, chi nella tomba e chi a Steinhof (il manicomio viennese, ndr), come Karrer, internato dopo un surreale litigio per un paio di pantaloni e protagonista di Camminare: sottinteso, “da una disperazione a un’altra”. Nell’Austria infelix del muriatico scrittore sopravvivere – o restare savi – è impossibile: “L’arte è senza dubbio quella di sopportare l’insopportabile e di non sentire ciò che è orribile come tale, cioè orribile”. Auguri.